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PARADISO AMARO

Vuoi essere avvisato in anticipo dell’organizzazione di eventi, manifestazioni, rassegne, anteprime cinematografiche e film in programma nella tua zona? Manda un email a: piergiorgio.ravasio@email.it “I miei amici sono tutti convinti che – dato che abito alle Hawaii – vivo in un paradiso. Come se fossimo sempre tutti in vacanza, a bere Mai Tais, ancheggiando sulla spiaggia e a tuffarci fra le onde. Ma sono matti?” Questo, all’inizio del film, il biglietto da visita di Matt King (il personaggio interpretato da George Clooney che, per la prima volta, fa la parte di padre e marito rinnovando la sua carrellata di premi tra cui il recentissimo Golden Globe): un uomo, con i suoi pregi e i suoi difetti, che cerca di andare avanti in un mondo di follie, di emozioni e di sorprese. E’ proprio il caso di parlare di sorprese perché le vicende personali condurranno Matt ad un brusco risveglio; scomodo, comico e persino assurdo e che cambierà per sempre la sua idea di amore, di paternità e di cosa significhi essere un uomo. La vita di una media famiglia americana (padre, madre e due figlie) viene improvvisamente sconvolta da un terribile incidente capitato alla madre: un infortunio in barca la riduce in fin di vita all’ospedale. E’ in coma e i medici non danno speranze. Staccare la spina e donare gli organi erano le volontà espresse dalla donna, in vita, per situazioni del genere. Il momento meno adatto a Matt per scoprire (la figlia più grande ne è stata testimone) che la moglie aveva un amante. Matt sa che a breve rimarrà da solo e, come se non bastasse, dovrà anche ricucire il difficile rapporto con le volitive e insolenti figlie che nutrono un risentimento nei confronti di un padre che è sempre stato assente. Alexandra, esuberante spirito libero che si preoccupa di non assomigliare a sua madre, con cui è arrabbiata e Scottie, la piccolina, che sembra essere un mistero totale, un po’ selvaggia e dai sentimenti altalenanti tipici dell’eccentrica pre-adolescente, con la quale sembra impossibile stabilire una comunicazione di qualsiasi tipo. Nemmeno Matt, padre inesperto, è l’uomo che vorrebbe essere: due figlie ribelli, una moglie che lo tradiva e una schiera di parenti squattrinati che non aspettano altro che mettere le mani sul suo patrimonio (deve firmare la vendita di un immenso capitale terriero ereditato dagli avi). Assieme ad Alexandra e a Scottie, Matt inizia un viaggio che lo porterà a guardare in faccia all’amante di sua moglie ma, soprattutto, a rimettere assieme i cocci di quella che sembra una famiglia in procinto di sfaldarsi. Ispirato all’apprezzato romanzo di esordio di Kaui Hart Hemmings (“The Descendants”, che è anche il titolo originale della pellicola), libro spiritoso e triste al tempo stesso, l’opera del regista Alexander Payne (quello di “Election”, “A proposito di Schmidt” e “Sideways – In viaggio con Jack”) si risolve in un bel film forte e sincero. Oliando per bene i meccanismi narrativi nella suggestiva cornice hawaiana dal panorama spettacolare e con una certa abilità nel fondere pathos e umorismo (Sid: l’adolescente amico di famiglia, con il suo inconfondibile stile anticonformista e completamente noncurante delle convenzioni sociali, che diverrà per tutti quanti un’inaspettata forza di coesione), la sapienza registica del cineasta va a comporre un film di acuta riflessione sul tema dell’amore in una vicenda dove i protagonisti imparano ad amare, maturano, scoprono se stessi e riscoprono l’importante ruolo della famiglia.

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