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ONESTA’ INNANZITUTTO

Qualche giorno fa è venuto a mancare lo storico meccanico di autofficina: Antonio Caletti, per me questa bella persona, non rappresentava solo il meccanico di Fiesse (mio paesello natìo), ma un uomo i cui valori professionali e innanzitutto morali mi hanno fatto da esempio.
Ho conosciuto Antonio quando avevo quindici anni (ormai cinquant’anni fa), grazie a mio padre. Mentre era in banca gli venne all’orecchio la notizia che proprio dietro la filiale era stata aperta un’officina, e così una volta uscito andò a nasoppiare in questo nuovo esercizio, la nostra vecchissima Fiat 500 (prima serie) non frenava più un ca… , al punto che certe volte bisognava aiutarsi col freno a mano per arrestare il veicolo.

Antonio, dopo aver scambiato poche parole con mio padre, subito di primo acchito, lo portò a casa e ritornò indietro con la nostra auto e il mattino successivo il nostro vecchio mezzo era già stato riconsegnato perfettamente frenante. Oltre ad aver controllato i singoli tamburi sulle ruote, aveva anche sostituito la pompa idraulica, ma per farci risparmiare era andato a recuperarne una usata da uno sfascia carrozze.

E’ questa sua onesta trasparenza che ci piacque da subito; non cambiò un pezzo dell’auto spacciandolo per nuovo; entrò così, subito nelle grazie di mio padre che ne cantò le lodi a chiunque chiedesse un parere sulla nuova officina aperta in paese. Nel corso degli anni si spostò in un capannone più grande e cominciò oltre che aggiustare anche a vendere auto e bici. Quando è nata la nostra figlioletta Valentina, avendo, la mia cara moglie, contribuito in modo indubbiamente significativo all’evento, ho sentito il desiderio di omaggiarla con qualcosa di utile: anziché regalargli gioielli del tutto inutili, ho preferito donarle una splendida bici Bianchi (Antonio vendeva questa prestigiosa marca).

Quando il ciclo arrivò in officina, conoscendo le delicate natiche di mia moglie, gli chiesi se potesse sostituire la sella originale con una più larga e morbida, cosa che fece senza alcun problema. Mentre stavo compilando l’assegno a saldo della bici, visto che la sella montata costava il doppio rispetto all’originale, scrissi una cifra più alta di quanto richiesta (mi sembrava logico). Quando lo consegnai ad Antonio mi rispose così: “Senti Giordano, perché hai scritto più di quanto richiesto? La sella a tua moglie volevo offrirla io, è una stupidaggine, una piccola cosa, però per me era un piccolo pensiero verso la tua famiglia”. – Può sembrare insignificante quanto ho appena descritto, ma sono questi piccoli gesti che definiscono la bontà morale di una persona.

Vi è un aneddoto che mi ha mostrato in modo netto e lampante la specchiata onestà del caro Antonio: ero presente in officina quando arrivò un signore sulla cinquantina a bordo di una Fiat 131 Mirafiori, l’uomo disse che l’auto era un ricordo del suo amatissimo padre e per lui quel veicolo aveva un enorme valore affettivo; spiegò il difetto della vettura: sentiva delle strane vibrazioni sotto l’abitacolo e poi se ne andò assieme ad una Signora (suppongo fosse la moglie).
Non ci volle molto ad Antonio per capire che le vibrazioni ed i rumorini erano dati dall’albero della trasmissione (la Fiat 131 ha il motore davanti ma “tira” con le ruote posteriori tramite un lungo giunto cardanico posto sotto la vettura), i vari snodi e cuscinetti ormai logori dall’usura (l’auto aveva 25 anni), vibravano in modo anomalo. Lasciai la mia macchina per il tagliando di manutenzione e me ne tornai al mio cascinale a piedi (dista solo 2 chilometri).

Un paio di giorni dopo andai a riprendermi Zanna Bianca (chiamavo così la mia vettura perché era color avorio), mentre Antonio mi stava spiegando che aveva cambiato il filtro olio, filtro aria ecc. ecc. – arriva il proprietario della Fiat 131, domanda se l’auto è pronta e poi fa un cenno alla moglie che può tornare a casa, lui sarebbe ritornato con il caro ricordo lasciatogli dal defunto padre. Domandò subito quanto era costata la riparazione e quando Antonio gli disse: “Tutto compreso; 350.000 lire (175 euro attuali)”, “Cosaaaa, ma sei impazzitooo??? Per questo carrozzone di merda vecchio intanato dovrei sborsare una cifra simile?? Ma tu sei fuori completamente !!”.

Il meccanico ed io rimanemmo allibiti, sconquassati da quella spropositata reazione, maggiormente aggravata dal fatto che 2 giorni prima questo individuo si era presentato come orgoglioso erede di quell’auto a cui suo padre era tanto legato. Fu allora che Antonio andò nel suo ufficio a prendere la fattura rilasciata dalla ditta di Brescia che aveva eseguito la completa revisione dell’albero di trasmissione.
Tenendola in alto con la mano, la mostrò all’adirato signore ed anche a me che ero involontario testimone della scena: “300.000 lire”, sotto vi era apportato il timbro “Pagato”, questa era la cifra versata dal nostro meccanico.

Poi Antonio elencò il lavoro fatto: “ho smontato il cardano, l’ho portato a Brescia col furgone (oltre 40 chilometri solo all’andata), sono andato a riprenderlo e l’ho rimontato; tu che urli tanto, sai quante ore ho dedicato effettivamente alla tua auto ? Caro il mio signore, avresti mai fatto tutto questo per 50.000 lire? (25 euro attuali)”. L’uomo fissava la fattura ed alternativamente guardava il meccanico negli occhi, provò a dire qualcosa del tipo: “Ma io però, non pensavo, non credevo… “, poi estrasse il portafoglio, tirò fuori il libretto degli assegni e scrisse: “350.000 lire”, si girò senza salutare, salì sulla sua “amata” Fiat 131 e partì. “Senti Antonio, ma quanto hai guadagnato da questo lavoro ? Ti rendi conto che avrai forse pagato solo i viaggi per andare su e giù da Brescia ?”, “Meglio non pensarci Giordano, l’ho fatto perché mi aveva parlato dell’auto come fosse una cara persona di famiglia, ma davanti ai soldi gli uomini rinnegano perfino i propri cari“.

Nella lunga attività dell’officina sono tanti gli episodi di limpida onestà e correttezza morale a cui il Signor Antonio Caletti mi rese partecipe, ma non voglio aggiungerne altri, penso si sia ben capito quale bella persona fosse; mi limito solo a dire che nei molti dialoghi che ho intrecciato con lui, quando mi parlava di sua moglie lo faceva sempre con enfasi straordinaria: “Lei è la mia grande fortuna, non avrei potuto sposare una donna migliore”. Un giorno mi disse queste testuali parole e ne ho avuto la piena conferma qualche giorno fa quando ho salutato per l’ultima volta Antonio; la moglie, nonostante fosse affranta dal dolore non ha mancato di rivolgere un cordiale pensiero a mia mamma (anche lei non più abitante di questa terra).

Caro Antonio, spesso affermavi con fierezza di essere appartenuto al Corpo degli Alpini, ed io sono certo che col tuo modo d’esser stato, hai reso orgogliose tutte le Penne Nere.

Giordano

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