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OMAGGIO ALLA FAMIGLIA ZANFRETTA

“Famiglia Zanfretta” è ricordo, sinonimo si euforia, di festa; di risa chiassose, d’imberbi dalle bocche inzaccherate. Nei tempi dell’infanzia al loro arrivo fremito investiva il paesello, massaie ordivano fra i fornelli leccornie da offrire ad amici e parenti. Nella piccola scuola elementare nuovi arrivati, i giostrai, ravvivavano le ore di racconti lontani fatti di fantasie.


Per le vie incedeva, instancabile, “il Muto” così denominato dai remedellesi. Gesticolava frettosolamente, sbraiatava seminando fra noi piccini paura cieca. Soleva vestire indumenti sgualciti, gradiva piccoli doni come fette di torta, una mela, un piatto di minestra che consumava in fretta, con una rapidità che sapeva di privazioni e di nostalgia. Anni dopo venni a sapere della sua scomparsa. Piansi profondamente per la perdita di una cara figura d’infanzia.


A distanza di tempo, nella quiete frenesia di una giornata di festa li ho rivisti presso il centro fiera di Montichiari in occasione del Seridò. Offrivano a piccoli e grandi frittelle e zucchero filato.
Rivisitando i loro volti, tracciandone i contorni con i polpastrelli, ripercorrendo i solchi delle rughe, mi sono ritrovata per incanto catapultata nel passato.

Nell’animo frotte di nostalgia, fra le dita manciate di polvere di stelle alla maniera di Peter Pan. C’era Rosa, testa di capelli ricci, pensieri ribelli dentro un corpo ossuto d’adolescente… oggi donna, matura, forse madre; stesso sorriso, tempra audace.

Da una lontananza astratta ne osservavo le gesta, gesto ripetuto mille e mille volte quello di avvolgere filante zucchero attorno al bastoncino. Sorriso meccanico che accompagna cliente dopo cliente. Malinconie zittite, chiasso che fa paura; inquietudine che pone in interrogazione. Fuori l’acqua ha cessato di battere, pallido sole apre spiragli.

Dentro domande zittite, tempo ingordo, baratri dalle fauci allargate, boia incappucciati, monaci insonni che passeggiano sotto volte oscure. Dentro un bambino dietro vetri di una grande finestra bianca che chiama qualcuno in una lingua sconosciuta.
Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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