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NOTTE DI NATALE

Era una bellissima serata, candida, luminosa, ammagliante, incantevole. Le strade del piccolo paesello si stavano svuotando, gli ultimi passanti carichi di pacchi regalo, sorridenti e contenti si precipitavano verso le proprie abitazioni per unirsi ai loro cari e festeggiare circondati da luce, amore e allegria. Le vetrine dei negozi brillavano come il sole, le strade illuminate di lampadine, addobbate di alberi di Natale e di festosa atmosfera. L’aria profumava di dolci alla cannella. Piano piano, con l’avanzare del tempo, i passanti si diradavano e le strade si svuotavano. Un vecchio signore, curvo e con un cappotto logoro e consumato camminava con passi pesanti a testa china. Era rimasto solo in quella parte del paese, povera e misera.


Appena ebbe notato di essere l’unico passante sulla strada, tolse dalla tasca il telefonino pigiando un breve ordine a qualcuno. Dopo un po’ una macchina di lusso si fermò, l’anziano signore salì su di essa dopo di che l’auto riprese la sua strada a tutta velocità. Se qualcuno avesse visto l’accaduto si sarebbe meravigliato, ma nessuno lo vide.
L’anziano si tolse il logoro cappotto e come d’incanto apparve un distinto signore, nobile e raffinato, ma triste e con sguardo pensieroso. La macchina si fermò davanti ad una grande villa dall’aspetto impressionante, circondata da un vasto parco con alberi secolari. Il signore, che era di origine nobile e proveniva da una delle famiglie più antiche e più ricche di tutta l’Europa Occidentale si diresse verso la scala. Entrò nel suo studio e si sedette davanti alla scrivania. Prese il telefono dando ordini a ciascuno e dopo mezz’ora ripose la cornetta. Aveva girato il quartiere più povero, preso gli indirizzi e ordinato regali per tutti gli abitanti. Si sentiva stanco, sfinito, privo di energie e di voglia di vivere. Appoggiò la testa sull’orlo della scrivania e si addormentò.


In sogno apparve la sua famiglia, sorridente, prima che quel terribile incidente li strappò crudelmente al suo affetto. La nipotina, la sua preferita, con occhi come stelline e il più dolce e mite sorriso lo abbracciava e sentiva il calore del suo corpicino e il battito del suo cuore.


Si svegliò di soprassalto. Erano passati solo pochi minuti ma nella camera si faceva buio pesto, le giornate invernali erano incredibilmente brevi. Gli sembrava di udire passi davanti alla porta dello studio poi vide una luce strana: non si trattava di lampade e non provenivano da fuori, sembrava che inondassero tutto intorno con una luce dorata, ammagliante, calda e accogliente. Si alzò piano, sbalordito, non sapeva se era ancora un sogno o realtà. Nel momento successivo la porta si aprì e si inoltrarono tutti, tutta la sua famiglia che non vedeva da un anno, allegri, sorridenti, traboccanti di gioia.


La nipotina, con il suo cappotto rosa gli si gettò sul collo, abbracciandolo. Gli vennero i capogiri dalla felicità, non pensava più che tutto ciò fosse irreale, non pensava più a niente. Era ubriaco di gioia. Il giorno dopo il maggiordomo bussò discretamente alla porta dello studio, visto e considerato che il signore non si era fatto vedere dal giorno prima. Non avendo ricevuto risposta, aprì la porta e vide il suo vecchio padrone addormentato con un sorriso di beatitudine sulle labbra. Peccato, perché si accorse che era l’ultimo sogno, quello eterno.
Era Natale e ai bambini poveri di quel paese sembrava di essere stati catapultati in una fiaba, la fiaba più bella e inverosimile, la fiaba creata da qualcuno che aveva perso tutto, per ritrovarlo di nuovo, una fiaba creata dall’Amore
Darina Naumova

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