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NORMALE É LA VITA CHE ABBIAMO,NON QUELLA CHE DOVREBBE ESSERE!

E’ inutile negarlo, sono settimane per non dire mesi, dove si vive difficilmente in equilibrio mentale: siamo decisamente sbilanciati sul fronte sofferenza e ansia probabilmente dovuta alla situazione lavorativa che non porta ad essere sereni dato che il presente e futuro è più che mai incerto. Ho ritrovato in me quel senso di fastidio e di rassegnazione, di distrazione ed indifferenza che non mi contraddistingue ma di fronte alle avversità a volte si è vulnerabili.
Per carità, siamo tutti d’accordo che esistono situazioni ben peggiori, basti pensare a tutte quelle persone che in questo anno ci hanno lasciato a causa del Covid e tutte quelle che tuttora stanno soffrendo. Una frase che spesso si sente dire è che “non si muore di Covid, ma anche di una grave crisi economica senza precedenti”. Sono consapevole che bisogna arginare il Covid ma bisogna pensare anche alle famiglie, ai dipendenti, agli esercenti, ai professionisti, ai ragazzi che non possono più andare a scuola e ai genitori che devono gestirli a casa e contemporaneamente lavorare. Sono tante le situazioni di fragilità che devono essere ascoltate ed aiutate.
Tutto ciò mi ha permesso di guardare il mondo con altri occhi cercando di cogliere soprattutto nei gesti più semplici l’intensità, la meraviglia e la pienezza della vita.
E così ci si trova ad essere in equilibrio tra due mondi: uno dove si cerca di assaporare le gioie della vita e l’altro tra i luoghi faticosi e veri dell’umanità che soffre. Tutto ciò ci riporta a desiderare una vita normale, tranquilla con, al massimo, problemi assimilabili a tiepide preoccupazioni…
Ma quante vite rientrano in quella supposta normalità e soprattutto quanti oggi la desidererebbero più di ogni altra cosa? Prima del Covid lamentavamo il fatto che avere una vita “normale” significava più che altro routine, noia… ma con il senno di poi, non ci accorgevamo che eravamo felici a parte coloro, magari meno fortunati, che dovevano comunque affrontare ogni giorno cammini molto in salita. Forse è una concezione legata allo spirito del tempo: la generazione che dagli anni ’50 in poi, è cresciuta in periodi di ripresa economica, di speranze, di miglioramento che sembrava non dovesse mai finire. Invece è finito, e ci abbiamo messo anni per accorgercene. Sento spesso le persone lamentarsi delle fatiche che devono fare nelle loro vite ma ho l’impressione che si sia perso il senso di questa parola. La normalità non è l’equivalente della serenità. È normale che si alternino gioie e dolori, è normale che si fatichi a vivere: sei fortunato se i tuoi pesi non gravano troppo.
Poi sono arrivati i social dove molti li utilizzano per forgiare bellezza, benessere, lusso che ti danno la sensazione di essere in una vita sbagliata e che da qualche altra parte ci sia la vita che dovremmo vivere. Certo, quando i pesi si fanno sentire, desiderare una vita diversa è umano ma non aiuta.
Si possono attraversare le terre dello sconforto e della rabbia, della depressione e dell’impotenza, ma è anche vero che dire sì alla vita così com’è, si ritrova l’equilibrio e la forza per affrontare le difficoltà che incontriamo giorno per giorno, è il passo indispensabile per andare oltre, per migliorare la situazione fin dove è possibile. Normale è la vita che abbiamo, non quella che dovrebbe essere.

Gianluca Boffetti

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