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NON AVRAI PAURA DEL BUIO

Vuoi essere avvisato in anticipo dell’organizzazione di eventi, manifestazioni, rassegne, anteprime cinematografiche e film in programma nella tua zona? Manda un email a: piergiorgio.ravasio@email.it Fiera dell’ovvietà che si rinnova ancora una volta con la sua arida ripetizione di tediosi cliché e argomenti consumati da migliaia di mani che hanno steso infinite sceneggiature su questa materia. Questa volta il lugubre set di eventi misteriosi è una villa quasi abbandonata (la classica casa maledetta) che l’architetto Alex (Guy Pearce), con la nuova compagna Kim (Katie Holmes), sta cercando di rimettere a nuovo. E’ il prologo con cui viene aperto il film a farci capire che in quella villa qualcosa di losco si cela nel seminterrato: nel lontano 1910, in circostanze misteriose e agghiaccianti (forse i primi cinque minuti sono l’unica parte del film che si salva), scomparve il pittore Emerson Blackwood e, prima di lui, l’amato figlioletto. Ovviamente padre e figlio non vennero mai rinvenuti. A far compagnia alla nuova coppia, arriverà la figlia (di lui) Sally (a cui dà volto la Bailee Madison che, nonostante la tenera età, vanta già una carriera di diversi film in pochi anni). Come se già non avesse abbastanza problemi (sta vivendo l’incubo della separazione dei genitori), la curiosa bambina scoprirà uno scantinato pressoché sigillato e, soprattutto, quella griglia che, una volta aperta, permetterà a delle forze oscure di tornare in auge. Come sempre succede in casi del genere, gli adulti non credono alle fantasticherie della piccola che inizia a raccontare di strani folletti che girano per la casa in cerca dell’amicizia dei bambini. E’ mai possibile che gli adulti minimizzino sempre e i bambini non abbiano paura di nulla? Vi ricordate i “Gremlins”? I simpatici animaletti che provenivano da un negozio misterioso e che non dovevano essere esposti alla luce, non dovevano essere bagnati e non bisognava dare loro cibo oltre la mezzanotte? Almeno nel film degli anni ’80 quelle strane creature avevano anche il loro fascino e una certa simpatia. Qui, invece, vengono soppiantati da una specie di topi geneticamente modificati che scorazzano nel buio delle stanze. Già nel 1973 la ABC aveva trasmesso un identico telefilm. Ora è Guillermo Del Toro che decide di ricavarne un remake per il grande schermo. Ma il risultato è decisamente deludente benché la pellicola sia risultata meritoria del Premio del Pubblico al “Courmayeur Noir in Festival” dello scorso anno. E sorprende parecchio questo sigillo impresso sul film da un grande regista e sceneggiatore che ci ha emozionati con pellicole di ben altro tenore (pensiamo a “Il labirinto del fauno” oppure a “La spina del diavolo”). La totale assenza di brividi e tensione, la visione quasi unilaterale dell’intera vicenda dal punto di vista di Sally, la presumibilità della trama, il sottotesto scontato sull’educazione dei figli, l’atmosfera cupa e gotica della villa che non si amalgama più di tanto con quella moderna di alcuni esterni, sono segni inconfondibili di chi è alle prime armi dietro la macchina da presa (l’esordiente Troy Nixey). Magari la prossima volta con un’angolazione da thriller psicologico, il risultato sarà migliore. Speriamo.

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