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Nà ‘n èn piassa la duminica a vardà i siòri a mangià le pastine (andare in piazza la domenica a guardare i ricchi mangiare pasticcini)

“Sé ta fét la bràa, duminica ta porte ‘n piassa a vardà i siòri a mangià le pastine ( o ‘l gelato).

Mi è tornato sott’occhi questo vecchio proverbio simpaticissimo ma dai risvolti anche tristi, che adesso potrebbe essere valido anche per qualche “siòr”, visto che il periodo d’emergenza ha messo in crisi molte persone: chi ha perso il lavoro, chi aveva un’attività e non può più riaprirla, chi pur riaprendo vedrà diminuire drasticamente i guadagni. Molte le categorie che vedranno abbassarsi il tenore di vita, perciò in piazza qualcuno più di prima potrebbe ritrovarsi ad andare solo a guardare…
Mi ricordo che quando mio papà diceva questa battuta, per noi bambine era deprimente, visto che di pasticcini non c’era mai neanche l’ombra in casa nostra. C’era sempre il “chisöl” fatto dalla mamma, buonissimo sì, ma le “pastine della pasticceria” avevano il sapore dell’incognito, di qualcosa di impossibile.

Quanto ci sarebbero piaciute, almeno una volta ogni tanto!!!

Tutto sommato una volta sottolineare la differenza di ceto sociale, con ironia, non sembrava poi così crudele: ci si scambiavano queste battute tra persone di pari possibilità economiche, perciò …mal comune mezzo gaudio! Adesso è meno distinguibile la differenza tra persone più o meno abbienti, perché in pasticceria e in gelateria, chi più chi meno, ci possono andare tutti, magari solo per ricorrenze particolari, ma allora a me faceva l’effetto di sentirmi inferiore. Per fortuna la riapertura dei bar e delle gelaterie ha rianimato un po’ tutti i paesi, permettendo ai gestori di tornare a lavorare e ai clienti un punto di ritrovo in compagnia, seppur con la brutta definizione e obbligo di “distanziamento sociale”.

Ornella Olfi

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