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MINA

Proprio mentre stavo scrivendo la storia “LA MICIA DAGLI OCCHI VIOLA”, è accaduto un fatto terribile, che adesso vado a raccontare.
Quando Viola, la stupenda gattona che per più di quindici anni mi ha accompagnato nel mio giro notturno è venuta a mancare (nel 2010), ero veramente triste, mia moglie e mia figlia si erano accorte che non ero più quello di prima, e così Valentina (la mia figlioletta), ha chiesto in classe se qualcuno avesse un gattino da poterci donare; parla di qua, chiedi di là, è saltato fuori che un’alunna aveva la sua micia incinta ed era prossima al parto. Quando arrivò a casa da scuola era a dir poco entusiasta: “Papà, papà, ho trovato, un gattino, tra pochi giorni nasce, lo teniamo qua in casa con noi?”.
Nel nostro cortile cani e gatti non sono mai mancati, vivevano in modo liberty, giravano dappertutto, ma non potevano entrare in casa, mia mamma Anna, non voleva assolutamente che un animale stato chissà dove, potesse sporcare ed inquinare l’ambiente domestico.
Visto che quando abitavo a Fiesse, il nostro appartamento era condiviso dai miei genitori, abbiamo dovuto chiedere il permesso a mia madre prima di portare in casa un gatto; mia figlia ha un modo di fare, parlare, coccolare, che farebbe sciogliere una statua di bronzo, e così, davanti alla sua richiesta, la mia mammina non seppe dire di no.

La gatta della sua compagna di classe partorì 4 splendidi micini, andarono mia moglie e mia figlia a sceglierne uno, arrivarono a casa con un affarino piccolissimo, rosso con delle striature di fuoco, aveva occhioni blu che diventarono in seguito verde smeraldo, sembrava avesse dei gioielli incastonati in testa; perfino mia madre quando lo vide gli scappò di urlare: ”ma Cristo se le bel”.
Mia figlia scelse il nome Mina (convinta che fosse una femmina), da dare a questo stupendo esserino, ma crescendo gli spuntarono gli attributi, il nome ormai era stato assegnato, e quello gli rimase per sempre. Aveva un temperamento di una tale dolcezza da non assomigliare per niente ad un gatto, cercava le coccole da tutti, era diventato amico perfino di una gallina che girava libera in cortile, aveste dovuto vedere le moine e le effusioni che quei due si scambiavano quando si incontravano: sembravano morosi; non parliamo di Billy, il cagnolino della nostra cascina, il più delle volte dormivano assieme nelle stessa cuccia. Verso i tre anni di età, una mattina tornò a casa malconcio, il muso tutto graffiato, le orecchie rotte (era il periodo degli amori), mia figlia si infuriò con me perché non volevo assolutamente farlo castrare, ma quando lo vidi in quelle condizioni, dovetti cedere. Lo caricammo in un grande trasportino (la nostra Mina pesava più di 10 chili, sembrava più ad una tigre che ad un gatto), lo portammo presso la clinica veterinaria di Ostiano; urlò e vomitò per tutto il viaggio (era per quel motivo che tutti i vari vaccini li somministravo io, stando a casa, l’auto per lui era insopportabile). Dopo un paio di giorni siamo andati a riprenderlo, diciamo che a quel punto, era diventato Mina a tutti gli effetti, dopo un viaggio di ritorno da incubo, appena entrato in casa si tranquillizzò, andò a salutare mia mamma (tanto era contraria a tenere animali in casa e tanto si era innamorata di Mina), si strofinò contro le sue gambe, miagolava come a parlargli, elargiva bontà in quantità industriale, assomigliava più ad cane come temperamento che non ad un felino.
Nel 2016 mia figlia è andata ad abitare a Remedello, il gattone o la miciona, non so bene come chiamarla, si era affezionata a noi (io e mia moglie) ancora di più, faceva parte a tutti gli effetti della nostra famiglia, partecipava alle nostre discussioni, miagolava in modo strano se si alzava la voce dando un suo personale parere a quanto si stava discorrendo.

Quattro mesi fa, siamo venuti ad abitare anche noi (io e mia moglie) a Remedelllo, la nostra grande paura era che Mina non si ambientasse, abitiamo in campagna, ma temevamo potesse essere sbranata da qualche cane delle cascine vicine oppure potesse finire sotto un’auto.
Abitando in mezzo ai campi, abbiamo sempre lasciato Mina libera di stare dentro o fuori casa, a suo piacimento; quando siamo arrivati a Remedello, Mina per 15 giorni non ha voluto uscire, poi piano piano ha cominciato a fare dei giretti, si è ambientata, ha conosciuto degli amici (due gatti anche ieri sono venuti a cercarla alla nostra portafinestra), eravamo contenti, anche lei si trovava bene nel nostro nuovo sito, usciva la notte, rientrava al mattino, ci parlava dei suoi problemi (tutti i giorni si metteva seduta davanti a noi mentre eravamo sul divano e miagolava per qualche minuto), poi saltava in mezzo a noi, metteva la testa contro uno, il didietro contro l’altro in cerca di continuo affetto. Tre settimane fa è accaduto un terribile avvenimento: era già da 4 giorni che Mina mancava da casa: io e mia moglie eravamo preoccupatissimi, pensavamo gli fosse capitata qualche disgrazia ed infatti, l’abbiamo sentita miagolare in tono disperato: aperta la porta, l’abbiamo trovata in condizioni indescrivibili, tutta la metà posteriore era piena di sangue ormai raffermo, si trascinava usando le zampe anteriori, aveva impiegato 4 giorni per tornare a casa, ma un centimetro per volta era riuscita a tornare da noi, dapprima abbiamo pensato fosse stata sbranata da un cane, l’abbiamo portata alla clinica veterinaria, il medico dopo averla pulita e visitata, ha affermato che era stata investita da un’auto, i segni della ruota erano molto evidenti su di lei, il veterinario l’ha operata. Due giorni dopo siamo andati a riprenderla, il dottore ci ha detto che non riusciva a comprendere come potesse essere ancora viva; gli aveva amputato la coda, ricucito l’intestino in più punti, ricollegato l’ano al retto, in poche parole era distrutta; quando ci ha visto ha cominciato a rantolare, come a dire: “portatemi a casa”. Nel tragitto era talmente mal ridotta che non riusciva neanche a vomitare (cosa che normalmente faceva). Gli abbiamo prestato tutte le cure necessarie: somministrato antibiotico, antinfiammatorio, antidolorifici; la cosa straordinaria è che dopo tre giorni aveva iniziato a mangiare e non solo, riusciva a muoversi su tre gambe; avevamo già gridato al miracolo, ma purtroppo abbiamo gioito troppo presto… Dopo 5 giorni non mangiava più, l’abbiamo riportata dal veterinario, dopo avergli tagliato i punti, l’ha aperta un’altra volta, le tenevo la testa fra le mie mani, miagolava disperata, mi guardava con i suoi occhi giganteschi, solo lei sa il male che ha sopportato, eppure, nonostante avesse messo la sua zampetta sulla mia mano non mi ha mai graffiato, mai morso, era talmente enorme l’amore che provava nei miei confronti che ha sopportato tutto senza farmi alcun male. Dopo averla medicata e ricucita, il veterinario ha dato il suo responso: “l’infezione è penetrata nella spina dorsale, l’ho lavata tutta internamente, cambiamo e raddoppiamo l’antibiotico; è grave, non garantisco niente”.
Arrivati a casa, sembrava un po’ più sollevata, però riusciva solo a bere, non ha mai più mangiato, finché non è più riuscita a muovere nemmeno le zampe anteriori.
La mattina del 23 aprile, si lamentava molto, piangeva, non voleva rimanere sola, si tranquillizzava solo accarezzandole la testa… è così che si è spenta, è rimasta con gli occhi aperti, guardando nei miei, come se mi avesse voluto affidare la sua anima; anche se (lo dico con convinzione), c’è sicuramente un Paradiso anche per le bestiole e loro probabilmente lo raggiungono senza passare dal Purgatorio. Mina è stato il primo animale cresciuto in casa, di noi conosceva tutto, debolezze e virtù, era il paladino degli oppressi, quando sgridavamo nostra figlia, lei gli si metteva davanti, come a difenderla; intuiva perfettamente il nostro stato d’animo ed era con chi stava giù di corda che passava l’intera giornata. Per tutti questi motivi che ci manca moltissimo, proprio come aver perso un caro famigliare. Può darsi che in futuro cambi idea, ma non so se terremo ancora un animale in casa, quando queste creature ci lasciano, il dolore è troppo grande.
Giordano

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