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Mi ribello

Verrà un momento in cui capirò che gli ombrelli non sono stati inventati per essere portati in giro come ornamento oppure come compagnia al posto di un bel cane. Esistono perché servono. Hanno una funzione precisa e determinata, come tutto o quasi.
Il loro compito è, in caso di pioggia, coprire la testa e il corpo, evitare che ci si bagni, evitare di prendersi un raffreddore, evitare che il freddo penetri fino nelle ossa, evitare di ritrovarsi su un sedile in un treno affollato a tremare. Verrà un momento, dicevo, perché non è ancora l’adesso, non per me.Contro questa funzionalità, io mi ribello. Contro queste giornate tutte uguali. Contro questa pioggia che continuo, ostinata, a prendermi in testa. Contro questa primavera che è buia e triste come gli inverni più lunghi e di cui non si vede la fine.  Contro questo dovere costante. Dover fare, dover dire, dover essere. Mi alzo e mi ribello.
Lascio l’ombrello a casa e tengo dritta la testa, assurdo baluardo di una battaglia senza campo, senza eserciti né soldati, senza spettatori se non i passanti stupiti, ma in fondo indifferenti. Mi ribello alla funzionalità e al senso, all’ordine e alla speranza. A questa speranza perduta che non riesce a smettere di confondersi con l’illusione.
Miriam

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