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MI MANCHI RITA, TI VOGLIO TANTO BENE…

Soffia il vento, rapido, impetuoso, sferza, rulla; s’acquieta, prende vigore, forza, irosa passione. Bisogna ascoltarlo il vento, racchiude mille voci, quelle presenti e quelle passate, remote, arcane, sepolte entro meandri bui e densi. Mancanza di certo, fra le dita sento scorrere, farsi strada, toccare tasti dolenti, carezzare ferite. E’ volata in cielo la mia Rita, in un battito d’ali, rapita da mano crudele ha dovuto varcare soglie dell’infinito, con un mare di cose ancora da fare e da dire, incompiute, a mezz’aria sospese. Come lei, milioni di uomini e donne, sono state costrette ad affrontare nella solitudine calvario di sofferenza e di morte. Un anno è trascorso, tanto rapido da sembrare irreale…
Tempo tiranno questo dove l’uomo si vede svestito della dignità, della possibilità, nel caso di positività al Covid, di avere accanto i propri cari.
Rabbrividisco al pensiero, sento i loro pensieri, penetrare i miei, farsi tutt’uno con il rapido, ingordo, ticchettio della tastiera il cui rifuso arrancare pesca parole, emozioni, tratti.
Di lei nel cuore, nel petto, fra le mani, sui polpastrelli tesi, nella mente, nella memoria, infinita nostalgia sino a divenire lacrima salsa che muta scivola su gote arrossate. Si dice che tempo e spazio non esistano, che siano un pallido simulacro di gesta remote, illusione forse?
Nel gergo comune si è soliti dire “Chi muore giace, chi vive si da pace ..” .. menzogna oscura questa che vela realtà complesse.

La vita è un giro, segue tracciati oscuri, rimanda bagliori, azzarda, osa, semina, getta, sfocia infine in un limbo denso e compatto.
Per Amore e solo per Amore è compito, dovere, piacere non lasciar cadere, non fare tabula rasa, permettere al germe della dimenticanza di prendere piede. Ti sento ancora accanto a me Rita, ti parlo, prendo consiglio, ascolto i tuoi passi farsi miei; le tue mani tendersi chete; il tuo tono ammonire, condurre, raddolcire, consolare. Nella nostra casa, famiglia, sei presente nelle scelte di ogni giorno, nel quotidiano tramestio. Nella quieta della sera, quando tutto tace, quando i pensieri si raccolgono fra nocche tese, quando la voce della coscienza geme e stride, quando la gioia irrompe il mio pensiero corre a te. Ho da sempre lottato come una bestia feroce per i diritti di Vittoria, spesso calpestati da burocrazie e freddezze umane. Ancora lotto, a denti stretti, la voce faccio sentire per non essere seppelliti vivi. Ancora lotto, con te accanto; getto seme a profusione, ascolto, rinnego, rigetto, ribatto, annego nella solitudine, riemergo rinnovata in forza e sostanza.
E quando la mancanza si fa oscura, silente, greve fra le mani prendo il capo, ascolto la voce del vento, la carezza di un raggio di sole certa di ricevere da te una carezza.
Mi hai insegnato che non si è figli solo se si è stati partoriti, ma per fiducia, affetto e stima reciproca acquisita. Mi permetto di farmi “figlia tua”, erede del tuo grande amore, mano protettrice per la nostra famiglia. Da figlia a madre: “Mi manchi Rita, ti voglio tanto tanto bene …”. Un caldo affettuoso abnorme abbraccio possa giungerti indiviso.


Tua Milena

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