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MENTRE MONTI SALVA L’ITALIA… GLI ITALIANI SI SUICIDANO

Qualche morto sul lavoro c’è sempre stato e purtroppo ci sarà sempre… ma ora sono aumentati a dismisura anche per la mancanza di lavoro. Vittime che si gettano dal balcone, i più si impiccano perchè non riescono a mantenere la famiglia. Suicidi e tentati suicidi dovuti all’emarginazione sociale, la povertà crescente, la mancanza di prospettive e l’assenza di ammortizzatori sociali collegata alla difficoltà di trovare lavoro (soprattutto per giovani e donne) stanno spingendo molti alla disperazione. Anche un lavoro in «nero», diventa una chimera e l’unica certezza, purtroppo, è farla finita. In Italia questi suicidi coinvolgono soprattutto i titolari delle piccole imprese. Spesso persone che si uccidono non per la vergogna dei debiti, ma per l’impossibilità di incassare soldi dallo stato o da altri privati. Spesso piccole cifre: da 100 a 500 mila euro. Per essere chiari: non si riesce a incassare i crediti, la scadenza dei pagamenti delle fatture si è progressivamente allungata: tre mesi, 6 mesi, 24 mesi. E lo stato (in senso lato, visto che spesso sono coinvolti gli enti locali) è il pagatore peggiore: secondo stime fondate deve liquidare almeno 70 miliardi di euro alle imprese private che gli hanno fornito merci o servizi. E molte imprese falliscono, parecchi imprenditori si suicidano in una sorta di selezione naturale della specie. Nel 2011 la chiusura di imprese ai sopravanzato di oltre 40 mila unità le nuove aperture. Anche su questo punto Monti non ha fatto nulla. Nel senso che non ha stanziato soldi per chiudere – almeno parzialmente – le pendenze finanziarie con le imprese. Il colpo di grazia, poi, lo hanno dato le banche: Draghi (e la Bce) le ha inondate di soldi (all’1%) ma gli effetti sul sistema economico non si sono visti: nuovi crediti alle imprese non vengono concessi e i mutui alle famiglie stanno crollando. Anzi, dopo le accise sulla benzina, gli aumenti di gas e luce, arriva l’IMU e così via… Come dare segnali che invertano il percorso verso la disperazione di tante persone ? Questo è un problema che i decisori politici debbono affrontare, senza ingannni e autoinganni o propaganda da quattro soldi. Purtroppo in quest’epoca non abbiamo uomini di governo della statura del Presidente Roosevelt che durante il suo discorso inaugurale il 4 marzo 1933 proclamò: «L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa». Come smontare la paura del futuro con azioni concrete di solidarietà che diano respiro e tregua alle persone sottoposte a condizioni di stress e di perdita improvvisa della capacità d’immaginare un futuro per sè e per i propri cari? Come dare dignità al lavoro, alle persone che lavorano restituendo legittimità e stima sociale al lavoro operaio e dipendente? Occorre dire basta con determinazione alla cultura economica che rappresenta come eccedenti o eccedenze le persone che vivono del loro lavoro, quando perdono, non per colpa loro, le basi materiali, sociali e culturali del loro esistere. Questi sono i problemi da affrontare per impedire che la depressione e l’epidemia suicidaria dilaghi e mieta ancora troppe vittime, tra persone giovani e grandi creditrici di speranza e di futuro. Comunque sia forza e coraggio… almeno questi non sono stati ancora tassati!!! Gianluca Boffetti

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