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MACCHIA DI SANGUE

Mio marito, ieri mattina, alle prime luci del giorno, mentre si recava al lavoro non ha potuto fare a meno di notare sfilare, avvolto dalla pace della notte, sulla ferrovia sfrecciare lento e maestoso un convoglio di carri armati riccamente illuminati. Immobile è rimasto, rimirando il cordone sparire inghiottito dalla distanza.
Nel riportare l’evento una stretta allo stomaco ci ha pervasi, incupito lo sguardo.
Alla mente sono risalite immagini di vecchie pellicole di film in bianco e nero; presagi arcani, funeste considerazioni.
La guerra fra Russia ed Ucraina continua, imperterrita, ha superato i cento giorni.
Nonostante i tentativi di pace sembra che nulla voglia andare per il verso giusto.

Nel frattempo, in nome di una guerra che forse neppure ci appartiene ma alla quale siamo chiamati a pagarne lo scotto, siamo stati colpiti dai rincari della vita, dei generi primi alimentari.


Il nostro interrogativo, come genitori, è stato il porsi la domanda verso quale genere di mondo stiamo andando? Quale futuro si prospetta per i nostri figli? Come società, valori fondamentali, principi? Quali forze sotterranee, quali interessi economici muovono le fila del conflitto?


Non voglio puntare il dito contro nessuno, non ho conoscenze politiche tali che mi permettono di dare un giudizio. Non voglio fare dei russi degli assassini e degli ucraini degli angeli.
Probabilmente ciascuno avrà la propria parte di colpa; allo stesso modo con cui l’hanno gli americani, gli europei, gli orientali nello scegliere di fornire armi piuttosto di puntare sulla negoziazione. Le armi generano armi, non portano a nulla di buono. L’odio genera odio.


La morte genera morte e rancore.
Da insignificante spettatrice di un mondo davanti al mondo mi permetto di esprimere dolore e disappunto, preoccupazione profonda, paura.


A tutti coloro che stanno soffrendo, alle famiglie russe ed ucraine che stanno sacrificando figli e congiunti porgo la mia umile vicinanza e preghiera nella speranza che, a breve, i potenti della terra si ravvedano ed operino in modo coscienzioso per il bene comunitario tralasciando da parte gli interessi economici.


Sta di fatto che a Remedello, piccolo paesino, della bassa bresciana, sia passato un convoglio di armi, destinato chissà dove, in una notte fra le mille, sublime eppure monotona.
Una macchia di sangue, rosso vivo, di morte e di paura, ha tinto il vello stellato.

Milena, la mamma di Vittoria e di Celeste

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