LUCE ARGENTEA, COME LA PAROLA POSSA DIVENTARE STILE, IDENTITÀ E MOVIMENTO

Abbiamo il piacere di presentare Sophie, una voce creativa che sta lasciando un segno preciso nel panorama contemporaneo.
La ringraziamo per la disponibilità a condividere con noi il suo percorso personale e professionale. La sua storia nasce dall’incontro tra parola e visione: undici anni di aforismi, oltre duecento citazioni pubblicate e un progetto — Luce Argentea — che trasforma la scrittura in esperienza quotidiana, da indossare e interpretare. In questa intervista, Sophie ci accompagna dentro la sua ricerca espressiva, raccontando come la parola possa diventare stile, identità e movimento.

Buongiorno Sophie. Prima di entrare nel merito degli argomenti che affronteremo, desidererei raccogliere alcune informazioni di base. Potrebbe indicarmi la sua età e la città in cui risiede attualmente?
Buongiorno a lei e grazie per avermi invitata nel suo meraviglioso editoriale. Mi chiamo Sophie, aforista da oltre undici anni e fondatrice del brand Luce Argentea. Nata e cresciuta nel canton Ticino nella città di Lugano, il 10 febbraio del 1988 da genitori bergamaschi.

Il suo percorso è impressionante. È frutto di pura ambizione o di una visione precisa?
La mia passione verso la scrittura è sorta d’improvviso nel 2015; ero stanca dei soliti rituali quotidiani, profondamente divisa tra la ragione e la fantasia. Scelsi di buttarmi in una dimensione a me sconosciuta, aprendo due blog con il solo e candido obiettivo di infondere riflessioni utili a coloro che della vita ne avevano smarrito le tracce. Volevo fare del bene alle persone attraverso l’uso di messaggi delicati ma allo stesso tempo veraci, così da scuotere coscienze e spirito, poichè la gente respira, ma spesso si scorda di esistere.

Come descriverebbe la sua adolescenza? Ribelle, introversa, determinata?
Nessuna di queste. In primis fatico a descrivere l’entità di questo passaggio di maturazione. Per molti, l’adolescenza rievoca momenti di disagio profondo, spesso disorientati dal dubbio su chi si debba essere e da ciò che si vorrebbe diventare. Quando si è giovani, si cerca l’accettazione degli altri; essere amati a prescindere dalle proprie abilità. Si ha la spasmodica voglia di incarnare una identità che rievochi forza, scordano però che tale forza deve nascere principalmente da esperienze vissute sulla propria pelle. Tuttavia, per diventare futuri adulti in pace con sé stessi è necessario percorrere determinati sentieri; il mio è stato altalenante, costellato da salite e incertezze. Malgrado il clima sereno in cui sono cresciuta, temevo le sfide, trattenuta da una scarsa autostima e da una profonda diffidenza nei confronti del mondo.

La sua passione più autentica: quella che non tradirebbe mai.
Di passioni ne ho tante. Ognuna ha abitato in modo singolare la mia esistenza: a soli otto anni suonavo la pianola senza conoscere le note, seguendo a orecchio l’armonia della musica. Componevo da sola piccole melodie, lontano da tutti e chiusa nel mio angolo di paradiso: la mia stanza. Con il passare del tempo questa capacità è svanita e non ho avuto la possibilità di coltivarla. Raggiunta l’età adulta mi sono incanalata nel disegno artistico: piccoli ritratti su commissione, con la tecnica mista. Purtroppo, la richiesta era esigua e mi sono sentita costretta ad abbandonare quella nave. Ciò che non tradirei mai è l’arte nella sua versione più pura. Appena mi chiama, io vado da lei.

Come nasce un suo contenuto? Da un’emozione, da un’idea o da un’esperienza?
È molto difficile spiegare la direzione: è un impeto che mi domina, una parte di me che sopravvive nell’etere e che vigila sui miei pensieri, suggerendomi l’emozione da dipingere in un frangente specifico. Spesso viene generato da un sano senso critico o da una profonda obiettività. Talvolta nasce da una vicissitudine appena capitata, altre volte da un insegnamento ricevuto. Questo fenomeno avviene di colpo, senza preavviso. Una sorta di illuminazione che guida le parole e sprona la carta a darle voce.

Quale messaggio desidera trasmettere alle persone che la seguono?
Il primo messaggio, quello con cui ho fondato l’identità del mio brand è di ACCENDERE LA PROPRIA LUCE. Un inno al coraggio di scegliere sé stessi ma soprattutto di credere nel proprio potenziale. Ognuno di noi ha una miccia nascosta sotto la pelle; il compito dell’essere umano è comprendere come innescarla e trasformarla in un valore da tramandare alle generazioni future. Possiamo scegliere quale tipo di energia coltivare e come farla crescere, oppure assumerci la responsabilità di non alimentarla, rimanendo inermi e accettandone tutte le conseguenze. Il secondo messaggio è avere la grinta di afferrare l’ignoto, sondare ogni angolo del proprio intimo e farsi molte domande. Dietro lo studio e la ricerca si può così ottenere la maggior parte delle risposte utili alla nostra evoluzione, costruendo un carattere marmoreo e resistente a qualsiasi impatto.

 

Ha nuovi progetti in programma nel breve o medio termine?
Le idee non mi mancano, ma credo che sarà il destino a condurmi. La vita è paragonabile a una figura fisica, quasi materica, capace di guidare chiunque abbia la fede di seguirla. Non rivelo mai ciò che il cuore progetta, semmai alimento quella fiamma timida, destinata a divenire corposa fino al compimento dell’opera.

Qual è la lezione più importante che ha imparato finora?
Porto con me un grande insegnamento di vita, quello determinante: le cose hanno un tempo, un destino e un compito ben delineato. Bisogna avere pazienza e lavorare in silenzio affinché si avverino. Serve addestrare i nostri pensieri, orientandoli verso una sfera positiva, tenendo fede a questi ultimi. Malgrado la fatica, bisogna difendere il proprio credo, poiché il mondo esterno è di passaggio: si muove e cambia in continuazione, ma noi dobbiamo restare centrati, come piloni di cemento in mezzo al traffico sociale. Se non impari a rimanere fermo nelle tue convinzioni, né sicuro dei traguardi che ti prospetti di raggiungere, anche tu oscillerai. Il nostro pianeta, quello interiore e intimo, è l’anima che ci cavalca ogni giorno; esso ci accompagna, talvolta giudicando le nostre azioni, altrettante volte applaudendo le nostre etiche
La regola per vivere bene sta nel mantenere un buon equilibrio tra l’ambire e il concretizzare, tra il sogno e la realtà.
Questa miscela la si apprende con calma, lungo gli anni, addirittura può non bastare una vita intera per impararla.

Come reagisce di fronte alle difficoltà?
Di primo acchito sobbalzo: ho come un tremore che si ripercuote lungo la mia spina dorsale. Non percepisco nemmeno le presenze di chi ho intorno: entro in una sorta di catarsi momentanea che mi ferma il battito cardiaco. Il dolore lo vivo in modo viscerale, a tal punto da scindere l’anima dall’intero corpo. Mi disorienta, uccide l’estro e la cromia. Poi, una volta digerito l’evento, prendo il respiro e la ragione torna lucida. Incomincio a costruire una struttura mentale virtuale, fatta di scale, così da introdurre precedenze e necessità. Faccio ordine dove il caos voleva avvelenarmi. A poco a poco tutto assume un senso, le cose appaiono chiare seppur discutibili. Per uscire dal dolore, serve sentire quel dolore, penetrarlo oltre il buio, fino a quando lui stesso si stanca di occuparsi di noi.

Lei è una donna di grande presenza scenica: ha mai pensato di intraprendere la carriera di modella o attrice?
Molte volte sono stata tentata. Ammiro lo stile coreografico e scenico della recitazione e della moda: mi piace l’idea che un corpo possa divenire un tempio capace di afferrare la bellezza o che l’anima possa plasmarsi a seconda delle personalità da incarnare. A mio parere però, è una realtà molto impegnativa, sibillina, che non mi appartiene. Il mio carattere timido limita questa crescita artistica. Preferisco stare dietro le quinte, osservare ciò che agli occhi degli altri sfugge. Mi piace divulgare belle emozioni, farle arrivare al cuore delle persone attraverso la mia penna. Posso dire, però, di aver usato la mia voce per narrare piccoli book trailer. Per circa due anni ho recitato brevi capitoli chiave di alcuni libri di autori contemporanei, come Elisabetta Bricca, Angelica Grivel Serra, Emanuele Cislaghi, Letizia Turrà, Dora Esposito e molti altri. Un modo alternativo di far viaggiare la mente e dare potere all’immaginazione.

C’è qualcosa, nel mondo della scrittura, che la irrita o che vorrebbe cambiare?
Ad essere sincera amo più scrivere che leggere. Adoro sentire la penna che guida la mia mano. Sapere che le parole seguono un flusso preciso e ubbidiscono ai miei insani tentativi di resistenza. La scrittura è una terapia: può risanare ferite, indagare nei meandri più insoliti di te facendoti trovare la via di guarigione. La lettura invece appartiene ad una costellazione parallela e molto diversa. Leggere significa aprire le pagine di una vita sconosciuta, spacciata per qualcosa di irreale e fantasioso, le cui radici dimorano nella verità più nuda di quella che ci raccontano. Non è un semplice passatempo: dietro quel racconto si nasconde una area riservata, quasi top secret. Il libro è simile a una rivelazione, la più lampante biografia che un autore possa fare. Potrà avere migliaia di personaggi diversi e cambiare nome infinite volte, ma sarà sempre una versione di sé stesso. Se leggi un libro, assorbi le sue paure, catturi mostri che non hai mai cacciato fuori dal letto. Entri dentro una vita che non ti appartiene e diventi qualcuno che non conosci; potresti gioire per un amore mai vissuto, mangiare piatti lontano dai tuoi gusti e poi credere di voler essere altrove, lontano da dove sei. È una delle più potenti simulazioni di vita, da saper gestire in modo saggio, prima che ti possa sconvolgere.
Invece la scrittura è più diretta e ti appartiene in toto. Non perdi la percezione di dove sei, nemmeno la traiettoria verso cui ti direzioni. Sei tu, che parli a te stesso per trovare un accordo. Vorrei solo che la scrittura fosse meno finzione e più realtà. Un momento di comprensione per chiunque e non solo un atto di pura evasione.

Come gestisce il blocco creativo quando arriva?
Semplicemente rispettandolo.
Lo faccio fluire per qualche giorno, mettendo a riposo la mente e le idee. Ciò che ho imparato nella mia umile esperienza da scrittrice è di non violentare l’arte, non sottoporla a un interrogatorio di terzo grado, ma capire semmai l’origine del problema. Può dipendere da fattori esterni, come la stanchezza cronica, l’assuefazione o la monotonia del vivere. Spronare la creatività a partorire risultati, in questi casi, non è la via consigliabile. Otterrai esattamente il verdetto opposto, poiché la mente nasce ribelle, odia le imposizioni e, se presa con veemenza, potrebbe persino rapinare l’intero tuo mobilio.

Un pregio che la distingue e un difetto che la accompagna.
Sono una persona buona, provo tenerezza per l’essere umano anche quando è incline a compiere errori. Lo scuso, lo ascolto, accertandomi sempre che le sue azioni siano mosse da ingenuità e non da opportunismo. Cerco sempre di capire l’animo della gente attraverso piccoli esercizi di immedesimazione: entro nella loro ottica, provo a domandarmi cosa avrei fatto se fossi stata al loro posto e come avrei reagito davanti a certe situazioni. Critico, ma non giudico: queste due parole facilmente si confondono nel loro significato. Ho molta pazienza ma se tocchi la corda sbagliata salto letteralmente in aria. Posso stare calma per anni e allo stesso tempo scoppiare nel lasso di pochi secondi. Questo è il mio più grande limite. Sono incline alla polemica, e se inizio, difficilmente mi placo.

Tre aggettivi per descriversi.
Discreta, empatica, gioviale e…amo lasciare il segno.

Quale considera il suo punto debole?
Vivo i sentimenti con esasperata intensità. Sento in modo triplicato tutto ciò che mi trapassa: la felicità si espande in modo disarmante, come un fiume in piena che poi esonda: non ha bisogno di eccessiva esternazione, piuttosto fiorisce in modo turgido sui rami interiori che conservo. Al contrario la tristezza mi paralizza, levandomi la motivazione utile a oltrepassare la soglia del dolore. Aforisticamente parlando, potrei affermare che: il dolore leva la luce dallo sguardo e l’energia dal cuore. La felicità vige lontano dalla sostanza, nei pressi delle trasparenze.

Che rapporto ha con il suo corpo? E cosa cambierebbe, se potesse?
Ho rispetto e cura dell’involucro che accoglie la mia anima. D’altronde che cos’è il corpo se non un vaso prezioso capace di donarci ali con cui toccare il cielo? Ogni organo è il riflesso del nostro stato emotivo: se non sei in pace con te stesso, tale sofferenza si ripercuoterà sul fisico. Lo stesso accade quando ti ami: il corpo vibra nel benessere, il cuore pompa sangue con vigore e tutto funziona in modo meraviglioso. Il portamento e l’andatura salgono ad un livello superiore. Impari ad interpretare gli abiti con sicurezza, guardandoti allo specchio con orgoglio. Non fuggi più dalla tua immagine, bensì le parli e cammini al fianco, facendone una casa in cui tornare ogni volta che lo desideri. Credo che il corpo abbia una entità separata: quando il rapporto con lui è sano, è capace di individuare anomalie e risolverle. Ma per riuscirci, serve ascoltarlo, affinché questo processo faccia il suo corso. Di me cambierei solo il dialogo che instauro con lui. Vorrei sentirlo mio, più di quanto lo sia già.

È mai stata innamorata?
Abbraccio la teoria secondo cui ci si innamora solo una volta nella vita. Il resto è solo abitudine, solitudine mascherata, insicurezza non guarita, attrazione fatale. Un incontenibile bisogno di spartire emozioni con qualcuno di simile a te. Ma l’amore è tutt’altra cosa. Ci si può innamorare in maniera distruttiva oppure controcorrente a ciò che inizialmente cercavamo.
Puoi trovare affascinante un nemico o addirittura fare l’amore con la noia. L’amore ti spiazza, perché non segue la logica. Capita e basta.
Personalmente posso affermare di essere fortunata e profondamente innamorata. Non ho trovato la persona perfetta, ma ho scoperto che la stessa anima può abitare due corpi nello stesso momento storico. Come se la mia persona fosse divisa in due e dialogasse con me medesima.
Per anni credevo che l’amore fosse facile, invece è un esame continuo, che sei costretto a superare. Quando ami, devi abbandonare tutte le certezze, fidarti a occhi chiusi e imparare a sentire. Questo potrebbe metterti a soqquadro ogni previsione e capovolgere la storia, portandoti a compiere atti eroici che superano la comprensione umana. Da quell’amore ne uscirai vincente sì, ma totalmente diverso da prima. Un amore ti cambia e con esso dici addio ad una vecchia versione di te. L’amore ti insegna, ti sgrida. L’amore ti lega e poi ti libera. Certe cose bisogna viverle sulla propria pelle per capire quanto l’amore possa costruire, modellare e infine rafforzare.

L’amore si inerpica
su varie intensità,
ma non si giudica
dalla verticalità della collina,
bensì dalla fedeltà
e dalla verità sostenuta
in spalla mentre si saliva

Ama gli animali?
Un tempo il regno animale lo vivevo con distacco: lo osservavo, ne provavo tenerezza ma non riuscivo ad entrare in sintonia. Da qualche anno a questa parte, qualcosa in me è cambiato. Per un paio di anni ho potuto convivere con tre cocorite: Kin, Shiro e Billy. Kin mi ha segnata in modo particolare e toccante. L’ho perso a causa di un malessere improvviso, scatenato forse da una carenza di sali minerali. Da un giorno all’altro lui non c’era più. Era un uccellino speciale, molto medianico: vedeva e sentiva tutto ciò che provavo. La nostra complicità è stata interrotta proprio quando avevo ottenuto la sua fiducia. Dopo la scomparsa di Kin, ho compreso quanto gli animali possano regalarti senza chiederti nulla in cambio. Un animale ti sta vicino, condivide con te quasi il respiro se glielo chiedessi. Non vogliono essere scelti, siamo noi a strapparli da loro habitat naturale, portandoli in ambienti poco adatti. Dovremmo amarli di più, rispettarli di più. Abolire qualsiasi sport e attività che possa stressarli o generare in loro un senso di smarrimento. Sono un regalo della terra e dell’intero creato, esseri viventi poco terrestri e assolutamente magici, di cui spesso non ne siamo degni.

Che rapporto ha con i social?
Li utilizzo solamente per scopi professionali e per dare visibilità alle mie creazioni. Non ne sono schiava, non subisco dipendenza.
Trascorro le mie giornate nel totale equilibrio con la realtà esterna.

Se potesse parlare alla Sophie di 10 anni fa, cosa le direbbe?
Non mollare. Sembra una frase banale ma è quella che più mi rappresenta. Spesse volte veniamo delusi dagli aspetti della vita: iniqua, a tratti feroce e contraddittoria. Rapida nell’uccidere i sogni, sarcastica e tardiva, quando deve avverarli. Ho come l’impressione che la vita sia una entità che ci mette sotto torchio, così da estrarre il succo migliore. Ci studia in modo progressivo e ci sottopone a diversi step di resilienza; dapprima statici in cui nulla si muove. Poi spara cartucce di opportunità che da tempo avevi accantonato.

Qual è un tema sociale che sente particolarmente vicino?
La scarsa empatia. Non perché la subisca direttamente ma per l’aridità dei sentimenti che intravedo fra le persone che incontro. La maggioranza è tremendamente algida e indifferente. Di tanto in tanto, vorrei poter essere testimone della gentilezza. Oggi quasi più nessuno ha la forza di esserlo.

C’è qualcosa che vorrebbe cambiare nel modo in cui la società percepisce la creatività?
Riconoscere il pregio dell’artigianato: le cose fatte a mano, sono reliquie immortali, tramandabili nei secoli avvenire. Sono pezzi unici ed inimitabili, capaci di intrattenere bellissime energie. Oggi il mondo va troppo veloce, servono tempi di consegna rapidi, soluzioni fulminee. La gente ha troppa fretta di ottenere tutto. Non sa cosa sia il piacere dell’attesa. Vorrei che nella nostra società, venisse riscoperto il valore nascosto dietro ogni singola produzione manuale, sia del piccolo artefice che di un grande fornitore. Le creazioni più autentiche hanno bisogno di cura e pazienza, talvolta anche di tempi più lunghi. Ma vale sempre la pena di investire. Per un piccolo imprenditore come me, non c’è cosa più affascinante e soddisfacente, del riservare pezzi iconici e dettagliatamente progettati ai propri clienti.

Se fosse un colore, quale sarebbe e perché?
Per ogni fase di vita, ci viene spontaneo associare un colore. Capita che l’esistenza stessa ci guidi verso una scelta cromatica. Nel mio caso, però, il colore che amo definisce il brand che ho fondato. Il rosa ha radici storiche molto antiche. Molti credono che questo colore sia prettamente destinato a figure femminili; invece, da pochi anni a questa parte, è tornato molto in auge anche tra i clienti uomini. Credo che il rosa rappresenti bene anche la mia visione: non lo considero un colore fragile o esclusivamente femminile, ma una tonalità capace di esprimere carattere, energia e sensibilità.

Da 1 a 10, quanto contano per lei: il denaro, gli amici, l’essere alla moda
È molto complicato riordinare le opzioni. Sono sincera, metterei il denaro al primo posto, con un bel 10: non appoggio minimamente l’idea che desiderare una vita agiata e solida a livello economico sia dannosa per l’essere umano, semmai sono i valori e gli insegnamenti ricevuti dai propri genitori che determinano il tutto. Io ho fede nei miei principi e sono quest’ultimi che mi permettono di amministrare le cose in modo genuino e senza secondi fini. Conosco il valore del soldo, ne porto rispetto e credo che tutti ne abbiamo dannatamente diritto, purché siano bilanciati in base agli sforzi e ai sacrifici compiuti. Il denaro guadagnato deve rispecchiare un tragitto degno di studio e fatica e non essere donato in quantità abnormi alle persone che cercano risultati facili attraverso l’uso della sola immagine.

Gli amici invece, sono al secondo posto, voto 7: non sono determinanti e nemmeno un elemento obbligatorio da avere dentro la propria vita. È già una conquista poter tracciare una strada con delle conoscenze oneste che non deturpino la tua armonia interiore. Il grado di confidenza diviene amicizia solo dopo aver condiviso con qualcuno delle esperienze importanti, situazioni intense e dopo aver costruito un rapporto serio inoltrato negli anni.

La definizione di amicizia, porta con sé una caratura pesante e di valore. Richiede molto tempo, cautela e verifiche continue. Per ultimo direi, l’essere alla moda: voto 6. La moda è una tendenza collettiva che si adatta alla fase storica che si attraversa. È paragonabile ad un camaleonte: si trasforma, cambia colore e poi si mimetizza in base al contesto. Le fondamenta del buon gusto dimorano nella classe e nella eleganza.

Non è il vestito a darti carattere, semmai la tua bravura nell’interpretarlo. Puoi applicare oro dappertutto, cristalli sopra gli accessori, ma se il tuo atteggiamento emana grigiore e trascuratezza, anche le cose di valore perdono fascino. La molla che scatena tutto è il carisma: qualunque cosa indosserai, se di buon gusto, apparirà estremamente fashion.

Oggi come oggi, i miei occhi non vedono una moda originale, bensì uno stile accessibile, che grazie alla personalità di chi lo forgia, diventa qualcosa di straordinario da poter raccontare. D’altronde ciò che piace ai clienti non è solamente il tessuto o il taglio di un indumento, ma la storia e l’identità da cui tutto ha origine.

Qual è la sua opinione sul ruolo dei social nella comunicazione moderna?
Credo che i social abbiano rivoluzionato il modo di comunicare, abbattendo distanze che un tempo sembravano invalicabili. Hanno dato voce a persone che difficilmente avrebbero trovato uno spazio nel mondo tradizionale e permesso a idee, talenti e progetti di raggiungere luoghi impensabili. Allo stesso tempo però, penso che la velocità abbia finito per impoverire parte della comunicazione: si tende a consumare tutto rapidamente, persino le parole e le emozioni. La carta sta per scomparire. Quasi più nessuno sa scrivere una lettera. Le relazioni epistolari le ho sempre trovate accattivanti, le uniche in grado di conservare parti di un ricordo. La carta non muore, il digitale svanisce. Il vero valore secondo me, non sta nella quantità di persone che riesci a raggiungere, ma nella profondità con cui riesci a lasciare qualcosa in chi ti ascolta.

PRIMO BLOG APERTO NEL 2015
https://luceargentea.wordpress.com/
SECONDO BLOG APERTO NEL 2021
https://laportaargento.wordpress.com/
IL MIO NEGOZIO DI ABBIGLIAMENTO
https://nelsegnodellaluce.ch/

La mia gratitudine a Luce Argentea per la splendida intervista e il mio più sincero benvenuto alla sua nuova rubrica, che arricchirà ulteriormente New Entry Magazine.
Gianluca Boffetti

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