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L’ISOLA DEL GIGLIO

Cenni storici L’isola fu abitata fin dall’Età del ferro. Successivamente fu probabilmente una base militare etrusca ed anche sotto la dominazione romana fu una base di una discreta importanza nel Mar Tirreno citata, per esempio, da Giulio Cesare nel De bello Gallico e dal poeta Claudio Rutilio Namaziano. A margine dell’abitato di Giglio Porto, leggermente al di sotto del livello del mare, si trovano i resti della villa romana dei Domizi Enobarbi: si tratta di una vasta area che comprende una vasca a mare per la piscicultura, mura perimetrali e criptoportici, resti di opus sectile, mosaico, affreschi, terrazza stellata di pertinenza, strutture lungo mare con serie di arcate e una lunga terrazza pensile; l’intera area è denominata I Castellari. Nelle epoche successive fu governata da varie famiglie nobili dell’Italia centrale e dal 1264 dal governo pisano, che dovette poi cederla ai Medici. Nel Medioevo passò sotto il dominio della famiglia Aldobrandeschi, successivamente al comune di Perugia. Entrò nelle proprietà di Pisa dal 1264 al 1406 e successivamente passò a Firenze. Nel 1544 il pirata Khayr al-Din detto il Barbarossa saccheggiò l’isola, uccise chiunque si opponeva e deportò, come schiavi, oltre 700 gigliesi. In seguito a questa sanguinosa incursione, la famiglia dei Medici ripopolò l’isola con gente proveniente dalle terre senesi. Gli attacchi saraceni poi continuarono fino al 1799. Territorio Il territorio comunale, che interessa l’Isola del Giglio propriamente detta, è quasi completamente collinare e la cima più alta, il Poggio della Pagana, raggiunge i 496 metri s.l.m. nella parte interna centrale dell’isola. La composizione geologica è prevalentemente granodioritica. Il perimetro costiero è di 27 km ed è in larga parte roccioso, tranne che in alcuni punti, dove si aprono la spiaggia del Campese e altre spiagge minori situate sul versante orientale dell’isola (Arenella, Cannelle e Caldane). Chiesa di San Pietro a Giglio Castello, costruita nel XV secolo; è la chiesa principale dell’Isola dove si custodisce il tesoro di papa Innocenzo XIII e si può ammirare un magnifico Crocifisso eburneo, opera del Giambologna. La chiesa conserva anche le venerate reliquie di San Mamiliano, protettore dell’Isola e dell’Arcipelago Toscano. L’isola riveste un grande interesse per la pratica della subacquea, ed è ritenuta spesso come una delle più amate dai sub in Italia. È nota per via delle immersioni poco impegnative, ma soprattutto per le bellissime gorgonie rosse visibili oltre i 35 metri di profondità, accompagnate da un ricca fauna marina caratterizzata anche da rarità, come le stelle marine della specie Astrospartus mediterraneus, dette stelle gorgone. Le immersioni più conosciute e frequentate sono: Cala Cupa (42°22′8.03″N 10°55′4.09″E), dai 15 ai 30 metri di profondità, ricca di reperti archeologici, gorgonie rosse e gialle; Le Scole 42°21′20.4″N 10°55′47.8″E, dai 15 ai 40 metri, adatta sia a principianti che a sub più esperti, caratterizzata da gorgonie rosse e gialle e spirografi; Punta del Fenaio (42°23′19.7″N 10°52′48.9″E), una parete verticale per sub esperti che si immerge fino a 90 metri, ricca di fauna e in cui si possono vedere le rare stelle gorgone e, talvolta, il pesce San Pietro; Punta delle Secche (42°23′00.7″N 10°52′43.4″E), dai 15 ai 50 metri, ricca di gorgonie gialle e rosse e, talvolta, frequentata dai rari pesci luna; Punta di Capel Rosso (42°18′55.61″N 10°55′11.86″E), dai 20 ai 40 metri, in cui è frequente incontrare dentici e, talvolta, tonni; Scoglio del Corvo (42°20′19.2″N 10°53′22.4″E), dai 15 ai 70 metri, consigliata a sub esperti per via della forte corrente; Scoglio della Cappa (42°21′0.79″N 10°52′49.33″E), immersione semplice fino ai 15 metri, caratterizzata dal fondale sabbioso popolato dalla poseidonia in cui si nascondono, talvolta, i cavallucci marini; Scoglio di Pietrabona (42°19′48.9″N 10°53′57.2″E), dai 20 ai 50 metri, con corrente moderata. L’isola offre moltissime possibilità per praticare boulder. L’area nella quale sono sparsi numerosissimi blocchi di granito che non è stata del tutto esplorata e al momento offre due grandi zone poste sulla collina che porta al faro: si accede da una piccola strada asfaltata da una curva a gomito prima di Giglio Castello che conduce verso Punta del Fenajo. La roccia è un granito a grana medio/grossa con sfumature dal rosso al grigio, ovunque in ottimo stato.

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