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LINEA INVISIBILE

Cambiano le forme, nel tempo assumono sfumature nove, si fanno mistura arsa di dolore e sofferenza vestite di candore purpureo.
Rimane intatta l’essenza, mascherata da parole chete, armoniose, buone forse a farci il minestrone in inverno quando fuori la pioggia batte irruente sui vetri ed una fitta nebbia gialla si stropiccia fra case e coscienze assopite.
Meriggio qualsiasi, uno fra i tanti.
Alto il sole, abbaglia, avvolge, coinvolge, riporta indietro pensieri fra lontananze distratte.
Bella Vittoria, felice, fra le acque si muove, rallegrata da voci d’infante, sorride sorniona.
Una voce di donna irrompe la quiete; il dito punta contro di lei; a me si rivolge con fare austero asserendo:
“Questa ragazza non è normale?”
Indignata ribatto: ”Cosa ha detto? E’ una bimba speciale, è mia figlia ed è felice di nuotare nell’acqua”.
La voce continua: “Mi scusi se mi sono permessa ma anche noi avevamo una ragazza così che abbiamo perso quando è diventata signorina… tanti si vergognano di questi figli…”
Rossa di rabbia, col volto acceso di dolore, mi sforzo di sorridere ribattendo: “Non mi vergogno di lei, è già “signorina” ed è felice!!!!”.
Poi volto le spalle. In una frazione di secondo sono crollati castelli di sabbia, le mille e mille parole costruite dalla società moderna per travestire una situazione definita “non normalità.”
Fra le mani, le mie stesse mani, mi sono prese, nel silenzio di caos rullante.
Fra le mani; ho accolto Vittoria, carezzandola.
Tutt’attorno il mondo continuare a girare, rullare, ululare, vociare. Ho risentito sulla pelle, fuori e dentro, con graffiante passione, le ferite di guerre amare innanzi portate a testa alta.
Ho riassaporato l’amaro di una solitudine fonda e mesta. Poi ho sollevato lo sguardo.
Negli occhi della mia Vittoria mi sono persa, ritrovando gioia di vivere e di lottare; il buon Dio ringraziando per i doni ricevuti in sovrabbondanza. E mi sono detta, mentre una lacrima muta lenta solcava la guancia, che la vita è sacra, degna di esser vissuta ovunque e sempre a dispetto di ogni cosa.
A piccoli passi il mondo ho misurato, in un gioco bizzarro e contorto, ho tracciato nell’acqua linee invisibili di mappe da ritrovare, di tesori nascosti da riscoprire.
Milena la mamma di Vittoria e di Celeste

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