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L’INCONTRO AD AUSCHWITZ

Lui prigioniero numero 243. Lei prigioniera 29558. Numeri tatuati sul braccio. Lui, 243, cattolico, ufficiale polacco in fuga catturato dai nazisti, internato ad Auschwitz, non viene ammazzato perché parla il tedesco in modo eccellente. Lei, 29558, giovanissima ebrea. Nel campo di sterminio i loro sguardi s’incrociano, s’intersecano i loro destini. Esplode l’amore, in quel posto maledetto. Sussultano come si sussulta d’amore. Brevi parole, occhiate. Poi un giorno lui, 243, le propone la fuga. Per lei è disposto a rischiare davvero grosso. Lei, 29558, dapprima pensa che sia una pazzia, poi accetta. Lui, le sussurra che un ufficiale tedesco verrà a prenderla il giorno dopo. L’ufficiale tedesco arriva puntualmente: ma è lui, 243, che indossa un’uniforme rubata in lavanderia. La prigioniera 29558 lo segue fino al posto di blocco. Lui con tono impietoso, in impeccabile tedesco dice: “Questa donna deve seguirmi al comando per un interrogatorio urgente!”. Le guardie scattano sui tacchi ed alzano la sbarra. I due iniziano a camminare, al di là del filo spinato, tremando per la loro audacia. Camminano, fuggono verso gli spazi ampi. Lui, 243, tornerà a chiamarsi Jerzy. Lei, 29558, Cyla. Attraversano i boschi. La fame li fa tremare, ma progettano il loro amore: ci sposeremo, avremo dei figli, saremo felici. Dopo dieci giorni di fuga, raggiungono esausti una fattoria. Cyla prende rifugio lì. Jerzy non può stare, sarebbe troppo pericoloso. Raggiunge altri combattenti della Resistenza. Prima di lasciarsi una promessa: ci ritroveremo, vivremo assieme quando questo terribile incubo sarà finito. Un lungo bacio. La guerra finisce, ma Jerzy e Cyla si sono persi di vista. Lei, fuggita attraverso la Svezia, raggiunge New York, si sposa, ha una famiglia. Lui torna nel suo paese polacco, si sposa, ha una famiglia. Ma no scorda Cyla: “Per tutti questi anni non è stata con me. Ma un po’ lo è stata. L’ho sognata migliaia di notti. Mi svegliavo piangendo. La pensavo quando lavoravo, quando camminavo…”

Poi, nel 1983, le loro vite si intersecano di nuovo. Cyla, ormai vedova sente dire di un superstite della Shoah che ha raccontato in tv una storia pazzesca. La loro. S’incontrano. Lui va all’appuntamento con 39 rose rosse, tante quanti gli anni della loro lontananza. Si abbracciano. Lei gli chiede di seguirlo a New York. Un velo di tristezza appare sul volto di lui: non può, è sposato, ha dei figli, dei nipoti. Si salutano. Per sempre? Proprio no. Ora Jerzy è morto, a novant’anni, in pace con sé stesso, con la sua famiglia, con il mondo. Ma di là, nella misteriosa dimensione del cielo, la loro storia d’amore riprenderà dove è stata interrotta. Perché l’amore, quello vero, è eterno. Nel cielo non rimarranno le formalità. Ma l’amore, quello sì.

Michele Genisio (Fonte: Città Nuova)

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