Rimani sempre aggiornato! - Scarica l'App di New Entry!

LETTERA A UNA PROFESSORESSA 45 ANNI DOPO UN INSEGNAMENTO ANCORA ATTUALE

Si celebra, nel 2012, il quarantacinquesimo anniversario della pubblicazione della “Lettera a una professoressa”, una delle più importanti riflessioni sull’educazione scolastica della storia italiana. Pubblicata per la prima volta nel maggio 1967, “Lettera a una professoressa” è il documento più rappresentativo della famosa Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani; un documento che, ancora oggi, sotto la pubblicazione della Libreria Editrice Fiorentina riesce ad affascinare numerosissimi lettori appassionati dall’intramontabile dibattito sul diritto all’istruzione. I ragazzi della scuola, insieme a Don Milani, in questo appassionato esposto, denunciavano (e per alcuni tratti denunciano ancora oggi, il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l’istruzione delle classi più ricche (i cosiddetti “Pierini”), lasciando la piaga dell’analfabetismo in gran parte del paese. Suddiviso in tre grandi aree d’argomento, il “libro” – spiegano proprio i ragazzi di Barbiana – “non è scritto per gli insegnanti, ma per i genitori. E’ un invito ad organizzarsi” che si snoda, passando, tra le tante altre, anche dalle seguenti riflessioni, forse, ancor attuali: “Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa questi dispetti ai poveri. E’ più facile che i dispettosi siate voi.” “Lo Stato s’è scordato di loro. Non li scrive più nel registro scolastico e non li scrive ancora in quello delle forze di lavoro. Eppure lavorano e fra le righe della legge si scopre che si sa ma non si dice. La legge 29-1-1961 “sulla tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli” proibisce il lavoro prima dei 15 anni. Non vale per l’agricoltura. E’ giusto. La razza inferiore non ha fanciulli. Siamo tutti uomini prima del tempo” “A questo punto ognuno se la prende con la fatalità. E’ tanto riposante leggere la storia in chiave di fatalità. Leggerla in chiave politica è più inquietante” “Al tempo di Giolitti queste cose si dicevano in pubblico: ‘…si raccolse a Caltagirone un congresso di grossi proprietari che propose, per tutta riforma, l’abolizione dell’istruzione elementare perché i contadini e i minatori non potessero, leggendo, assorbire idee nuove’” “Spesso c’è venuto fatto di parlare del padrone che vi manovra. Di qualcuno che ha tagliato la scuola su misura vostra. Esiste? […] Noi non lo sappiamo. Sentiamo che a dirlo il nostro scritto prende un che di romanzesco. A non lo dire bisogna fare gli ingenui” “Fra gli studenti universitari i figli di papà sono l’86,5%. I figli di lavoratori dipendenti il 13,5%. Fra i laureati: figli di papà 91,9%, figli di lavoratori dipendenti 8,1%. Se i poveri facessero gruppo a sé potrebbero significare qualcosa” “La buona fede degli insegnanti è un problema a parte. Siete pagati dallo Stato […] La cultura v’è toccato farvela sui libri. E i libri sono scritti dalla parte padronale. L’unica che sa scrivere. Ma potevate leggere tra le righe. Possibile che siate ancora in buona fede?” “Uscire da soli dai problemi è l’avarizia, uscirne insieme è la politica” Nella vostra scuola è difficile parlare. Chi sa cosa vuole e vuol fare del bene passa da cretino” “Il sapere serve solo per darlo. ‘Dicesi maestro chi non ha nessun interesse culturale quando è solo’” “Attualmente lavorate 210 giorni di cui 30 sciupati negli esami e un’altra trentina nei compiti in classe. Restano 150 giorni di scuola. Metà dell’ora la sciupate a interrogare e fa 75 giorni di scuola contro i 135 di processo. […] Ora invece siamo a ‘scuola’. […] Sono venuto apposta, di lontano. (Durante i compiti in classe) c’è silenzio, una bella luce, un banco tutto per me. E lì, ritta a due passi da me, c’è lei. Sa le cose. E’ pagata per aiutarmi. E invece perde tempo a sorvegliarmi come un ladro” “Arrivai persino a pensare che aveste ragione voi. […] Che il nostro sogno di una lingua che possa essere letta da tutti, fatta di parole d’ogni giorno, non fosse che un operaismo fuori tempo” “Ora siamo qui a aspettare una risposta. Ci sarà bene in qualche istituto magistrale qualcuno che ci scriverà: ‘Cari ragazzi, non tutti i professori sono come quella signora. Non siate razzisti anche voi.’ […] Aspettiamo questa lettera. Abbiamo fiducia che arriverà” CHI ERA DON LORENZO MILANI: Don Lorenzo Milani Comparetti, nato a Firenze il 27 maggio 1923 e morto, sempre a Firenze, il 26 giugno 1967 è stato un insegnante ed educatore. Figura controversa della Chiesa cattolica negli anni cinquanta e sessanta, discepolo di don Giulio Facibeni, viene ora considerato una figura di riferimento per il cattolicesimo socialmente impegnato di stampo progressista per il suo impegno civile nell’educazione dei poveri, la sua difesa dell’obiezione di coscienza e per il valore pedagogico della sua esperienza di maestro. LA SCUOLA DI BARBIANA: Nel dicembre del 1954, a causa di screzi con la Curia di Firenze, don Milano venne mandato a Barbiana, minuscolo e sperduto paesino di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, tra le altre cose, sperimentò il metodo della scrittura collettiva, come appunto in “Lettera a una professoressa”. La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana, un paese con un nucleo di poche case intorno alla chiesa e molti casolari sparsi sulle pendici del monte Giovi. La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all’anno. IL COMMENTO DELLA STAMPA “Un libro sgradevole, irritante, ma da leggere; un libro con cui è inevitabile, prima o poi, fare i conti, dato che il problema che propone verrà da sé, e presto, sul tappeto. Oltre tutto, si tratta di un richiamo a leggi precise ed esistenti, non di una proposta utopistica, basata sul vuoto giuridico. Occorre che qualcuno veda e rifletta, perché il problema non venga ancora una volta accantonato.” (Nazareno Fabbretti, dalla Gazzetta del Popolo, 6 giugno 1967) UNA RIFLESSIONE A POSTERIORI “Ed ecco il primo insegnamento di don Milani: guardare alle cose nascoste; andare oltre le banalità dell’evidenza. E chi avesse voglia di rileggersi (o leggere per la prima volta) le 160 pagine della lettera dei ragazzi di Barbiana, potrà agevolmente capire questo atteggiamento di svelamento della realtà.” (Giuseppe Fioroni, Ministro dell’Istruzione, 21 maggio 2006) PER POLEMIZZARE MA NON SOLO… E’ recente notizia quella di un singolare boicottaggio ideato dalla Fcpe (la principale associazione che raccoglie i genitori dei ragazzi iscritti alle scuole pubbliche francesi) per protestare contro “l’inutilità e l’ingiustizia” dei compiti a casa assegnati ai bambini che frequentano gli istituti elementari francesi. Da questo episodio, proprio nell’anno del quarantacinquesimo anniversario di pubblicazione del documento di Barbiana, viene naturale porsi una domanda: quale è stato e qual è oggi il significato da attribuire alla scuola e l’istruzione di coloro che guideranno il mondo di domani? Risposte, riflessioni, polemiche e suggerimenti potete indirizzarli a: redazione@newentry.eu

Condividi