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L’ELOQUENZA DEL SAMBUCO

Un contadino benestante proprietario di parecchie pertiche di terreno con prati e boschi, sia in paese che in montagna dove da secoli erano state costruite baite adibite all’allevamento di bestiame per la produzione del latte e suoi derivati, per la prima volta nella sua vita venne ricoverato all’Ospedale per essere operato. Tutto si è svolto regolarmente a detta dei medici e degli infermieri. Ma l’anziano agricoltore ha dei dubbi e per esperienza si fida di nessuno. Introverso, uomo all’antica, onesto, gran lavoratore ed esemplare padre di famiglia. Una curiosità: portava le calze solo la domenica ed altre feste comandate. Fumava solo sigarette da lui stesso fabbricate con cartine e tabacco trinciato di prima scelta. Adesso era ammalato. Era sempre stato in buona salute, solo il morbillo e la tosse asinina da piccolo. Abile alla visita di leva e arruolato nel V° Alpini dove ne ha viste di tutti i colori e dove non era mai tardi. Sempre indaffarato dall’alba al tramonto, solo ora aveva tempo di ricordare i suoi anni trascorsi. Era dunque arrivato a quell’età dove i sogni lasciano il posto ai rimpianti e aveva finalmente capito che bisognava aggiungere vita agli anni e non anni alla vita. E proprio perché dubita di tutti ha chiamato al suo capezzale un nipote per parlare un po’ di boschi, di stalle, di animali, per avere ancora contatto con la natura, con la realtà e poter sapere con sicurezza se lui è sul punto di lasciare tutto per sempre. Molti segnali gli dicono che la caccia è finita ma lui non è disposto a disarmare. Siamo in pieno inverno e nella notte è arrivata anche la neve. Una sua figlia è venuta a trovarlo: “Vedi papà quanta neve? E’ arrivata per te, per farti gli auguri di guarire presto!”. La figlia vuole essere allegra a tutti i costi ma il padre la guarda negli occhi per scrutare e capire se è sincera o se gli nasconde qualcosa. Finalmente arriva il nipote e anche il factotum dell’azienda e nessuno meglio dello zio ammalato sa che il nipote è furbo e sa anche che quando non dice tutta la verità sbatte con insistenza le palpebre più del necessario. Incomincia a fargli domande per scoprire fino in fondo la verità sulla sua salute. Parte così da lontano: “E la mucca, la pulìda, ha poi partorito?” – “Sì, un bel vitellino, e senza la presenza del veterinario. Ho già mandato la domanda all’Agricola per il contributo”. – “Ed i maialini crescono bene?” – “Sì, sono già sui 30 chilogrammi e il loro prezzo a peso vivo è aumentato del 10% perché di razza buona: poco lardo e tanta carne”. Ed ora arriva la parte più difficile del dialogo. Lo zio sa che da tempo il figlio ed il genero vorrebbero ingrandire una baita, magari a danno della stalla e del fienile e ricavarne così qualche stanza in più ed usarle come abitazione decente per le vacanze estive delle rispettive famiglie. E per questo insistono per abbattere i pini e il grosso sambuco a ridosso della casa. Per lui è cosa dell’altro mondo! Per i pini era disponibile anche a trattare, ma per quanto riguarda il sambuco, niente da fare! Quello doveva rimanere lì dov’era stato piantato da più di un secolo. Ed eccoci al dunque: “E le piante vicine alla baita sono sempre lì? Il vento dell’altra notte non ha rotto qualche ramo come successo lo scorso anno?”. A questo punto le palpebre del nipote hanno incominciato a sbattere e questo era il segnale dell’imbarazzo. Dopo alcuni secondi di pausa e silenzio eloquenti: “Senti zio, il taglio delle piante ha avuto inizio l’altro ieri. Sono venuti quelli della segheria e solo dai pini si è ricavato più di tutto il bosco che abbiamo venduto due anni fa”. Il vecchio ha capito: il suo destino era segnato. Dalla sua campagna, dalle sue piante è riuscito a conoscere la verità. Una mazzata! Non avrebbe più visto i suoi boschi, i suoi prati, non avrebbe dunque più sentito cantare il cuculo che ogni anno gli annunciava l’arrivo della primavera. Non avrebbe più bevuto l’acqua fresca della sorgente. Ma quello che più gli dispiaceva era il grosso sambuco. Aveva un debole per questo albero perché riteneva portasse fortuna. Ed oltre ad essere di grande aiuto per curare malanni con le sue foglie, i suoi fiori, i suoi frutti, era stato piantato dal papà del suo bisnonno ed aveva resistito alla furia dei venti e delle tempeste. Sconsolato ha messo la testa sotto le coperte. Oltre alle piante avevano fatto morire in lui anche la speranza. Giuseppe Paganessi

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