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L’EDUCAZIONE E IL RISPETTO VALGONO PIÙ DI QUALSIASI COSA!

Prima di lanciarsi nel vuoto, la piccola ha lasciato due lettere sulla scrivania: una ai genitori, scusandosi per il gesto; l’altra ai compagni di classe, con una frase emblematica, “adesso sarete contenti”.
Quando la finirete? Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno? Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”. Quando la finirete di dire “Ma sì, io scherzavo” dopo essere stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”? Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”, quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati?

Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?
Molti adolescenti hanno deciso di rompere con la vita. Bisogna stare molto attenti a quello che si dice, ma pure a quello che non si dice perché le responsabilità non sono mai legate solo a chi compie il gesto. Rimangono a destare le coscienze quei giovani ai quali è stato rapinato tutto, perfino i sogni, quelli che in vita dovevano fare la differenza.

Quando un giovane non ha più capacità di vivere, quella sofferenza che assale diventa morte che abbatte la vita senza possibilità di una richiesta di aiuto… Forse è così, perché i silenzi dell’anima tormentata non fanno rumore, relegano all’angolo più buio…
Quando una ragazzina di dodici anni prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzina di dodici anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quell’età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì che non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto.
A peggiorare questo fenomeno ci hanno pensato le evoluzioni tecnologiche dove con un tasto della tastiera si può provocare tanto dolore. Parole lanciate come frecce affilate che fanno male, tanto male che posso causare gesti irrimediabili da chi ne è vittima.
Ciò che c’è oggi nell’web è devastante: facebook, Instagram e soprattutto Tik Tok sono una concentrazione di volgarità, sporcizia e maleducazione che, se non stiamo attenti, travolgono i nostri ragazzi con i loro messaggi insulsi in un tunnel senza fine che li disorienterà a tal punto di non capire il confine tra il bene e il male. E poi noi. Noi genitori, sì. Noi che i nostri figli sono quelli capaci di scrivere certi messaggi.

Quando la finiremo di chiudere un occhio? Quando la finiremo di dire “Ma sì, ragazzate”? Quando inizieremo a spiegare ai nostri figli che la diversità non è una malattia, o un fatto da deridere, quando inizieremo a non essere noi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori? La maleducazione ha pervaso la nostra vita e serve urgentemente una ritrovata coscienza che deve partire da dentro di noi per una significativa presa di posizione a favore di uno stile di vita equilibrato.
Ciò che conta è l’onestà, la dignità, la coscienza delle persone, nient’altro!

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