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LE FRAGOLE GUSTOSE DI UNA VOLTA

È stagione di fragole, ma ormai più nessuno le chiama “maöle”, abbiamo italianizzato anche questo termine, come molti altri. Ricordo che le chiamava così mia zia Teresa, che ne coltivava molte nel suo orto, perchè lei e lo zio facevano i fruttivendoli. Molte volte mia mamma andava ad aiutarla nella raccolta, faticosa perché le piante di fragole rimangono basse e lenta, perché la fragola è un frutto delicato, da cogliere e sistemare nelle cassette con attenzione. Come ricompensa la mamma ce ne portava a casa un po’ e noi le mangiavamo con golosità. Il giovedì sera gli zii le caricavano sul loro carretto insieme a verdure e frutta coltivate da loro, con altri prodotti comprati al mercato all’ingrosso a Brescia, spingendolo a mano la mattina seguente fino in piazza al mercato. La zia faticava tanto e spesso, purtroppo, sostituiva anche in lavori pesanti il marito, reduce da qualche bevuta di troppo. Adesso verrebbero chiamate biologiche, a km zero, sarebbero più apprezzate e avrebbero un prezzo superiore a quelle del supermercato, perché molto più genuine; allora invece non c’erano molte distinzioni, se non nel grande lavoro di chi, piccolo commerciante come gli zii, cercava di produrre in proprio per risparmiare e per offrire prodotti di maggior qualità. La fragola contiene vitamina C, flavonoidi antiossidanti, potassio, magnesio, calcio ma oltre a queste sue importanti proprietà, da sempre è simbolo della primavera: frutto dolcissimo nel pieno della sua maturazione, sia mangiata al naturale che con zucchero e limone, in macedonia con altra frutta o su un goloso cono gelato. Peccato che molte volte nei supermercati si acquistino cestini di fragole piuttosto care, ma quasi insapori.
Ornella Olfi

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