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L’APPRENDIMENTO DEL CANE

Il cane è un animale sociale che, al contrario di quanto molti asseriscono, non vive in un branco gerarchicamente organizzato. Studi sui cani randagi, in particolare quelli dell’équipe del dottor Bonanni, dimostrerebbero che il concetto di gerarchia lineare nel cane è alquanto inverosimile; semmai esisterebbe un comportamento di competenze condivise fra molti e non sempre. In realtà, vista la storia evolutiva del cane, il cane non è più un lupo e quindi non lo si può definire esattamente come animale da branco, ma nella famiglia umana lui vede un “gruppo sociale” paragonabile (a grandi linee) al branco naturale. Nel cane solitamente è la madre che si occupa in toto delle cure parentali, dopodiché la guida del “branco misto” passa all’uomo, con il quale il cane instaura un rapporto di collaborazione sociale.
Secondo alcune scuole (dette “gentiliste”) al cane non va chiesta ubbidienza, semmai lo si invoglia a cooperare così come alle origini fu la relazione cane/umano. Secondo altre (dette “tradizionali” o “naturali”), fermo restando l’impegno di evitare al cane qualunque sofferenza, l’obbedienza non è affatto un concetto superato: anzi, è l’unico concetto che il cane, come animale sociale e gerarchico, può far suo, sentendo il vero e proprio bisogno di una guida che lo accompagni nella sua crescita e nella sua acquisizione di un ruolo e di competenze specifiche all’interno del gruppo. L’obiettivo è quello di costruire un rapporto di fiducia corretto e bilanciato.

Accanto al concetto di “addestramento” assume grande importanza quello di “educazione” del cane, in cui viene coinvolta la psiche per raggiungere una condizione di equilibrio che gli permetta di vivere senza traumi o stress. Il cane è, fra gli animali domestici, forse il più proficuo nell’apprendimento ed è capace di imparare ad eseguire un gran numero di esercizi. Lo scienziato Stanley Coren afferma che la loro intelligenza è profondamente più sviluppata di quanto le persone pensino. Per intelligenza li paragona infatti a bambini di due o tre anni: essi infatti, come avviene per i cuccioli d’uomo, hanno basilari capacità aritmetiche (quelli particolarmente intelligenti sono capaci di contare fino a cinque) e sono in grado di apprendere oltre 165 parole (il numero varia sensibilmente, fino ad arrivare a 250 parole nei cani più intelligenti e a un migliaio di parole in casi eccezionali.


Fonte: Wikipedia

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