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LA TECNOLOGIA PRO E CONTRO

Durante la pandemia grazie all’informatica molti servizi, alcuni essenziali altri meno, sono stati comunque assicurati. E questa nuova consapevolezza ha fatto si che noi, dolenti o nolenti, dovremo relazionarci sempre più con le tecnologie che sono sempre più sofisticate e complesse.
Questo è un dato di fatto, credo, inoppugnabile e prima lo capiremo, meglio sarà.
Ma la domanda che mi sorge spontanea è come fare a non essere travolti da tutto ciò? La tecnologia soprattutto quella nel campo di computer, tablet e cellulari ci sta portando alla produzione di strumenti in grado di svolgere velocemente e, abbastanza bene anche operazioni complesse che fino a poco tempo fa erano impensabili da svolgere in autonomia per la maggioranza di noi.
Pensiamo, ad esempio, il fare un bonifico o pagare un bollettino: prima dovevamo recarci di persona allo sportello della banca o della posta mentre invece ora possiamo farlo tranquillamente da casa nostra…
Certamente queste tecnologie offrono molte opportunità perché pensiamo che adesso come adesso è possibile fare anche video chiamate con amici e parenti che stanno dall’altra parte del mondo e sentirli e vederli come se fossero, davvero, di fronte a noi. Però, di contro, è sempre più forte e marcata la separazione tra l’utilità che tale apparecchio svolge e la comprensione di come realmente esso funzioni.
Mi spiego meglio, o per lo meno ci provo: se alla mia bicicletta si fora una ruota, magari, io personalmente non riesco a cambiare la gomma però capisco cosa è successo e mi comporto di conseguenza. Vale a dire che sono consapevole di quanto sia successo e come porvi rimedio ossia vado dal ciclista per farla riparare oppure lo chiedo a mio papà… Ma se è il computer o il tablet oppure lo smartphone a non funzionare la questione cambia e di parecchio. Ci sentiamo spiazzati e persi e, sovente, le parti elettroniche di tali dispositivi sono talmente complesse che diventa più facile cambiarlo che ripararlo.
E’ quello che potrebbe essere definita l’obsolescenza programmata. Io non sono un’esperta in economia perciò temo che se la mia ex docente di tale disciplina mi sentisse trattare di tali argomenti si metterebbe le mani nei capelli.
Ma quello che so per certo è, però, che la durata di un prodotto è predefinita in modo da limitarne la durata per un periodo già deciso cosicché poi il consumatore calcolando i pro e i contro relativi alla riparazione del vecchio articolo o l’acquisto di uno nuovo più moderno e tecnologicamente avanzato opti per questa seconda scelta.
Ma non è questo quello di cui vorrei parlare e, perciò, mi scuso per aver leggermente divagato.

Tornando a noi.
Capita di non essere in grado di comprendere appieno il funzionamento di questi nuovi prodotti e così finiamo per avere la spiacevole sensazione di non avere più il pieno controllo sulla situazione e, quindi, darci l’impressione che sia “la modernità” ad avere la meglio su di noi e non viceversa…
Come se fosse la macchina a decidere e non noi ed è quasi fantascienza, ma restando con i piedi per terra. Quando navighiamo in internet i nostri dati vengono acquisiti dal sistema così che le volte successive che andremo a navigare ci verrà proposta della pubblicità a misura dei nostri gusti e desideri. E se, da una parte è un bene, perché ci vengono facilitate le ricerche dato che queste sono fatte a nostra misura, dall’altra finiamo con il crearci una zona di confort e benessere perché troviamo confermate le nostre idee e così cessa lo stimolo, direi pure positivo, a mettere in discussione le nostre scelte.
Al contrario, sui social, vengono fatti degli scontri, magari, anche molto accesi che si accompagnano talvolta anche con minacce e parolacce perché ci si scontra con qualcuno che la pensa in maniera totalmente opposta.

Ma una sana via di mezzo tra i due estremi sarebbe l’ideale! Non lo credete anche voi?
I
n questo strano mondo tecnologico poi si finisce, magari per i più deboli ed indifesi, con il non capire più di chi potersi fidare e con cui potersi confrontare in maniera seria, reale e costruttiva.
Recentemente poi mi è capitato di sentire dire a una signora che conosco di vista che aveva fatto degli esami e che sarebbe andata dal medico “prima o poi” a farli vedere ma però, intanto, avrebbe guardato in internet per sapere se fosse malata ed, eventualmente, quanto grave!

Ma vi sembra normale?
A me verrebbe da dire di no, ma temo che, invece, la risposta per la maggioranza sia un sì!
Per la cronaca preciso di non essere una dottoressa perciò sicuramente non sono di parte in questo discorso, sia chiaro.
Ma ormai in rete c’è di tutto, una risposta a tutte le domande. Il motore di ricerca è diventato il nuovo tuttologo ed è più semplice trovarci le risposte da noi senza pensare che ci sono uomini e donne che hanno studiato tanti anni per fare questo e credo, che tutto sommato, loro siano meglio di una macchina.
Abbiamo finito con l’illuderci di essere autosufficienti a noi stessi e quindi di capire ogni cosa senza alcuna intermediazione di gente esperta…
In realtà non basta avere i dati, quindi per tornare al mio esempio quelli degli esami medici, ed inserirli nel terminale per sapere esattamente se siamo sani oppure quanto malati in quanto questi valori devono essere valutati da degli esseri umani e, magari, comparati con altri, in modo da avere la diagnosi corretta, altrimenti potremmo credere di dover morire da lì a poco quando in realtà così non è. E’ giusto avere il supporto della tecnologia, è un bene ed indubbiamente è una fortuna, però fino a un certo punto perché sono convinta che la centralità della persona e il suo sapere debbano sempre restare alla base e al centro del nostro vivere quotidiano e non debbano mai e poi mai essere sopraffatti dai macchinari che pur utili che siano, restano sempre e solo dei macchinari …
Monica Palazzi

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