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La Gimbarda

Il nonno materno, Giovanni, fu trovato senza vita, stroncato da un infarto, nel campo dove stava lavorando, pur essendo già anziano, nel lontano 1963. Essendo io molto piccola, purtroppo non ricordo quasi nulla di lui. Una delle poche fotografie che lo ritraggono a figura intera è di quando festeggiò con la nonna Elisa il 50° anniversario di matrimonio: piccolo, mingherlino, coi baffi all’insù com’era di moda all’epoca, che lasciavano intravedere un sorriso simpatico, cappello e mantello. Anche la nonna era piccolina e minuta, vestita di scuro, con lo scialle e l’espressione più stanca, frutto di tanto lavoro e di sacrifici per la numerosa famiglia, con pochissime comodità, soprattutto in tempo di guerra. La mamma raccontava spesso episodi di vita di quando era ragazza: uno curioso riguardava il nonno, che di mestiere faceva “ èl caretér” (carrettiere). Si alzava in piena notte, estate e inverno, per arrivare all’alba al mercato ortofrutticolo di Brescia, col carretto trainato dal suo mulo, dove comprava frutta e verdura su commissione di fruttivendoli locali. Mia mamma, pur avendo un po’ paura del buio, si alzava sempre ad aiutarlo a far uscire dalla stalla carretto e mulo e il nonno apprezzava molto questa premura. Il “grande divertimento”, per lei e per le sue sorelle, era quando il nonno, a turno, le portava con sé a Brescia, facendole mettere in “gimbarda”. I carri come quello del nonno, con ruote grandi, adatti al trasporto di merci sulle lunghe distanze, avevano sotto la gimbarda, una specie di amaca dondolante fatta di legni intrecciati o graticci, che serviva a tenere il sacco del fieno o dell’erba al riparo della pioggia. A volte fungeva anche da giaciglio al carrettiere, perché l’animale conosceva perfettamente la strada e le “poste”, cioè i clienti e le osterie dove fermarsi. Per la mamma e le zie, pur se un po’ scomodo, questo viaggio col loro papà era un diversivo speciale, un viaggio avventuroso. Questo fa capire di quanto poco si accontentavano le ragazze di quella generazione e quanta fatica costavano allora gli spostamenti per lavoro.
Ornella Olfi

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