La donna senza tempo: quando l’evoluzione diventa scelta quotidiana

C’è chi costruisce aziende e chi crea possibilità di evoluzione. Veronica appartiene a entrambe le categorie. Veneta, mente strategica, comunicatrice per mestiere e per indole, è una donna che non ama definirsi ma evolvere. Non dice la sua età — qualcuno la chiama “la donna senza tempo” — perché per lei il tempo è una dimensione da osservare, non un limite da subire. Nella vita privata come nel lavoro parte sempre da un presupposto semplice: se qualcosa riesci a visualizzarla nella mente, allora puoi trovare la strada per renderla reale. Questo vale anche nelle relazioni. Ha un marito e una moglie. Ridurre tutto a una provocazione sarebbe superficiale. Dietro c’è trasparenza, dialogo, attrazione mentale e responsabilità emotiva. Veronica non insegue ciò che è normale. Crea possibilità. E quando una possibilità genera equilibrio e serenità, decide di abitarla fino in fondo.

Veronica, chi sei oggi se dovessi definirti senza etichette?

Sono una donna che crea possibilità. Se riesco a visualizzare qualcosa nella mia mente, allora so che possiamo trovare la strada per renderla reale. Vale nel lavoro come nella vita privata. Non mi interessa l’etichetta, mi interessa che ciò che creo funzioni davvero. Anche nella vita personale stessa.

Usi molto i social, ma dici di non identificarti in quel mondo. Perché?

Perché li considero strumenti, non identità. Non mi definisco influencer, anche se qualcuno potrebbe farlo. In realtà sono timida. Uso i miei canali per condividere e far conoscere ciò che faccio, non per costruire un personaggio. Non cerco di sembrare perfetta, ma reale. Mostro una vita concreta, con scelte magari fuori schema, ma sempre ragionate.

La tua storia personale ha attirato molta attenzione: come nasce la vostra coppia a tre?

Non è nata per trasgressione, ma per evoluzione. Io e mio marito siamo sempre stati una coppia solida. Lui, a differenza mia, ha sempre sentito la ricerca della coppia a tre. Nel tempo, dopo diversi tentativi, è arrivata Nadia. Non è stato un colpo di testa, ma un processo lungo. Quando qualcosa crea equilibrio, invece di ignorarlo, lo osservi.

Come hai conosciuto Giovanni?

Il via definitivo fu il giorno del suo compleanno. Il primo messaggio che gli inviai fu un semplice “auguri”, con una delle faccette con le trombette. La sua risposta fu amichevole, e il botta e risposta portò al primo incontro, un “pre-incontro” di verifica. Eravamo d’accordo di vederci il 4 febbraio, ma lui mi chiese un caffè il 2 per spiegarmi la sua filosofia di vita. Quel caffè durò cinque ore: per me erano passati dieci minuti, nella realtà erano già cinque ore.

Parlammo di tutto con la sincerità che solo due amici di lunga conoscenza possono avere. Lì mi raccontò che aveva due morose e che doveva dirtelo per correttezza. Per me fu chiaro: se nessuna delle due mi avesse creato problemi, avrei passato la notte che forse da tutta la vita aspettavo. Volevo fregarmene di tutto ed essere finalmente ciò che volevo essere. Qualcuno potrebbe pensare “una Troia”, ma era la necessità di perdere il controllo almeno una volta nella vita. E per assurdo, io, colei che non perde mai il controllo, decido di farlo con uno sconosciuto.

E Nadia?

Conosciuta anche lei tramite un’amica in comune, inizialmente senza alcun fine se non forse il divertimento. La nostra amica ci diceva che Nadia stava assieme a un uomo e a una donna separatamente, ma alla luce del giorno. Pensammo subito che la nostra realtà potesse interessarle. Ci vedemmo tutti e tre il 4 febbraio dell’anno successivo, in una notte molto movimentata. Non sono mai stata innamorata di una donna prima di lei. Per me l’amore deve avere attrazione mentale. Nadia è stata la mia prima donna: la prima con cui ho voluto condividere realmente la vita, la prima che mi ha fatto emozionare ed eccitare. E nel futuro, qualsiasi cosa ci riservi, sarà sempre la prima.

Come avete affrontato le prime esperienze a tre?

Prima di Nadia avevamo esperienze intime a tre, più o meno trasgressive, principalmente per divertimento. Ma quando sei innamorato, le dinamiche cambiano. Il coinvolgimento diventa totale: non pensi nemmeno a cosa stai facendo e ti lasci andare a ciò che viene. Le prime volte con Nadia furono divertenti e comiche: le classiche pose romantiche diventavano problemi di geometria. Ci ritrovavamo a ridere e ridere. Capimmo che in tre, con fantasia e dialogo, l’intimità è passione ma soprattutto complicità reale.

Parli di equilibrio: qual è la base di una relazione poligama che funziona?

Rispetto, chiarezza e zero competizione. Senza questi tre elementi non esiste struttura. La poligamia, per come la vivo io, non è caos emotivo: è dialogo continuo e lucidità. Serve molta più consapevolezza di quanta ne serva in una coppia tradizionale.

Molti riducono la poligamia al sesso. Cosa rispondi?

È l’errore più superficiale possibile. Se la si guarda con occhio malizioso, da fuori diventa un’orgia. Dentro, invece, è molto più una struttura organizzativa che genera emozioni e soddisfazioni che molti non immaginano. La componente fisica esiste, certo, ma non è il centro: il centro è l’onestà.

Qual è il momento più forte del vostro percorso?

Il momento in cui ho capito che stavo vivendo qualcosa che molti immaginano ma pochi strutturano davvero. È facile pensare: “È impazzita per perversione o per benessere”. In realtà, riconoscere dove stavo veramente bene mi ha permesso di conoscermi più a fondo. È stato un atto di responsabilità, non di ribellione.

Come ha inciso questa scelta su tuo figlio?

I figli seguono le figure anche sotto l’aspetto energetico. Mio figlio mi ha sentita serena e felice, e tutti i bambini vogliono una madre felice perché così sono più presenti anche con loro. Non mi ha mai posto domande dirette: ha respirato tutto il bene e la serenità che c’era in casa. Ora ha dieci anni, chiama Nadia “mamma2” e stima Giovanni nelle cose più autoritarie.

È un modello che consigli a tutti?

No. Non è un modello universale e non deve diventare una bandiera. Non credo che tutti debbano essere in tre. Ma credo che ogni coppia — qualunque numero abbia — debba essere sincera, leale e capace di condividere davvero. Mio marito dice sempre: “Tutti alla fine dei giochi sono in tre, ma non sanno di esserlo”.

Come è stato il viaggio simbolo della vostra relazione?

Il road trip negli Stati Uniti: da Los Angeles a Miami, un mese e mezzo, h24 insieme. Ora immaginate una qualsiasi coppia: fare un viaggio del genere sarebbe impossibile. Con Giovanni e Nadia non è stato un peso. È stato un modo per conoscerci davvero, 24 ore su 24. Al ritorno, la cosa che desideravamo di più era stare sul divano di casa, ma sempre insieme.

E Las Vegas?

Giovanni ci fece una sorpresa: comprò tre fedi a cena al Caesar Palace, mentre lo spettacolo delle fontane danzava. Ci siamo sposati in quel momento. Nessuna scenografia, solo spontaneità e conferma che ciò che stavamo vivendo era reale.

Ci racconti aneddoti comici o buffi?

Camminare mano nella mano a tre a Jesolo, per esempio. All’inizio sguardi, imbarazzi. Ma anche nella vita intima ci sono momenti di geometria comica: bracci, spalle, posizioni. Ridere insieme in quelle situazioni ci ha insegnato che l’intimità non è solo fisica, è complicità.

Ti definisci provocatoria?

No. Sono diretta. Mi vesto in modo semplice ma deciso. Non ho bisogno di provocare per esistere. Anche una scarpa fluo può diventare elegante se sai portarla. La differenza non sta nell’estetica, ma nella scelta consapevole della persona che vuoi essere.

Parli di felicità personale: cosa significa per te la poligamia?

Significa smettere di vivere per automatismi culturali. Io non ho sentito una vocazione alla poligamia, ma un’attitudine a non vivere per schemi imposti. Se qualcosa funziona, rende le persone stabili, non fa male a nessuno e porta benessere, io lo esploro. La mia felicità nasce dalla coerenza tra ciò che sento e ciò che vivo.

Tra dieci anni dove ti vedi?

Esattamente qui, ma più evoluta, più stabile, più lucida. In azienda stiamo lavorando su modelli non convenzionali: siamo un hub che risolve dinamiche complesse. Non inseguo la normalità, insegno ciò che funziona davvero. E la mia vita funziona.

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