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LA COPPA DI ASCLEPIO

Nel nostro tempo confuso, caotico e contraddittorio, ci troviamo di fronte a molte cose bizzarre e pensavo che difficilmente qualcosa potesse sorprendermi. Mi sbagliavo, ci sono alcune sorprese.
Non avrei mai pensato che un concetto come “fanatismo”, connesso a priori con la sfera delle idee, delle ideologie religiose, politiche, filosofiche, ecc. potesse “adattarsi” a qualcosa di così prosaico e banale come, ad esempio, la nostra dieta alimentare. Mi imbatto in consigli e raccomandazioni espressi con tono fermo e non discutibile: “Lo zucchero è un veleno per l’organismo, va assolutamente escluso, soprattutto in caso di malattie tumorali! Eliminare carne, latte e i suoi derivati, pasta, ecc.”
Ogni estremo sia è eccessivo, che a volte il risultato dipenda dalla quantità, che in certi casi anche una goccia di veleno possa salvare la vita. Sono sempre stata una sostenitrice accanita della medicina alternativa, ma ultimamente ho cambiato parere. Aiutano le tisane, le creme, le erbe medicinali… certo che aiutano, ma finché sei sano. Se ti ammali, cercare aiuto solo dalla medicina alternativa è come aggrapparsi ad un ciuffo di erba secca quando sei scivolato e stai per cadere nel precipizio. Oppure se cerchi di camminare solo con il bastone e le stampelle ignorando completamente la cura delle gambe. Ci aiuta il bastone senza dubbio, ma prima dobbiamo tentare di camminare con le proprie gambe e solo dopo cercare gli ausiliari. Tanta fatica per assicurare il cibo del corpo e l’anima rimane affamata, ma questo è tema di un altro discorso.
Ripeto, non sono d’accordo con il “fanatismo” della dieta alimentare, non mi piacciono gli estremismi, stressano ed affaticano ulteriormente il corpo. Tutto con moderazione. In questo caso i buddisti hanno ragione: la via di mezzo, la via d’oro, la via del saggio perfetto.
Non dimentichiamolo, il simbolo delle farmacie è la coppa di Asclepio, e non è piena di succo fresco di barbabietola rossa, carota, sedano e curcuma, dentro c’è del veleno, forte e mortale, ma solo poche gocce.
Darina Naumova

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