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L’insostenibile superficialità dell’essere

Quando si è soli si fanno le riflessioni migliori. Non intendo soli fisicamente, l’importante è esserlo nella propria testa: bisogna solo fare un passo indietro, uscire dal palcoscenico e mettersi a guardare.
Mi sento un po’ come quelle eroine dei film che si chiedono quale sia il loro scopo nella vita e che finiscono per cavalcare draghi e salvare l’universo. Certo, una cavalcata a dorso di drago non mi dispiacerebbe, anche se dubito succederà, però anch’io, come loro, mi sento lontana da quello che mi circonda.
Mi ritrovo con una foto davanti, scattata qualche mese fa ad una festa, le bottiglie in mano, le facce più stupide possibile, i vestiti corti e attillati per le ragazze, i ragazzi rigorosamente in camicia. All’improvviso mi chiedo cosa penseranno i miei nipoti ritrovando questa foto, cosa penseranno di noi nel futuro.
Ci vedo lì, con un album e un bimbo sulle ginocchia, a raccontargli di noi: “Uh guarda Matteo, qui ero nei bagni di una delle discoteche più fashion di Milano! Qui invece ero appena sveglia e niente, mi è venuta voglia di fotografarmi!” Esilarante, ma non tanto quanto il momento in cui le candide creature chiederanno: “Nonna, ma tu e il nonno come vi siete conosciuti?”. Sempre se avranno l’onore di avere due nonni che sono invecchiati insieme, come giustificheremo i siti di incontri e gli amori sbocciati durante una partita online alla playstation o su una pista da ballo?
Mi immagino già come saranno i documentari storici su di noi: un’ora e mezza di riprese di un gruppo di amici a mangiare una pizza, ognuno che messaggia col cellulare per conto suo, il massimo dell’interazione ridotto a: “Oh, guarda questo post su Facebook!”.
I nostri nonni ci raccontavano della guerra e noi parleremo delle “serate-devasto” in discoteca finite con la testa sul water per il troppo bere.
Spero vivamente che non sarà solo questo a rimanere ai posteri di noi, che non verremo etichettati come “L’era della superficialità”.
E allora cosa racconteremo alle generazioni future della nostra gioventù?
Io, personalmente, dirò che la mia è stata l’epoca del nascondino. Un’enorme, infinita partita, in cui chi decide di non giocare, chi non si conforma alle regole viene schiacciato.
Diremo che la nostra era la guerra della leggerezza: più il tuo corpo e il tuo cervello sono leggeri meglio è. Può sembrare banale, ma purtroppo è proprio così che va. Siamo dei contenitori che hanno paura di restare vuoti, spinti a riempirsi di spazzatura per sentirsi soddisfatti. Tutto ciò che è importante sapere è quale colore va di moda quest’anno e quante calorie contiene un cracker, perché se sei troppo grasso non sei nessuno.  In questa nuova società digitale si deve sorridere sempre, anche quando non se ne ha voglia, anche quando i problemi ti sommergono: vogliamo mica che gli altri ci considerino noiosi, o addirittura troppo profondi!
Spero che i nostri nipoti, a loro tempo, avranno imparato la futilità del nostro modo di vivere, che capiranno che in realtà eravamo solo ragazzi normali che tentavano di avere un posto in un modo troppo veloce.
Ho ancora speranza che non sarà solo la leggerezza del nostro essere a viaggiare nel tempo, che sarà ricordato anche chi ha tentato di tenersi a galla in mezzo a questo mare di inconsistenza. Ho chiesto ai miei amici cosa racconteranno loro ai propri nipoti e mi ha colpito la risposta di questa ragazza, Serena: “Racconterò di essere sopravvissuta a una società tanto arida e ormai incattivita, in cui i rapporti sono effimeri e passeggeri ma comunque non ho mai smesso di cercare le cose autentiche, nonostante molti amici mi abbiano voltato le spalle in tanti momenti difficili. Racconterò di aver imparato a godermi la quotidianità, apprezzando le piccole cose, di essere stata a lungo un po’ inibita dalle mie paranoie ma che crescendo ho superato. Racconterò che è importante l’autoironia, guardarsi allo specchio e ridere dei nostri difetti che altrimenti ci sembrerebbero troppo grandi.” E allora quando avremo in braccio il sangue del nostro sangue ci guarderemo indietro e rideremo anche noi, ricordando con un sorriso quel periodo così pazzo che è stato la nostra gioventù, perché in fondo, forse, nonostante tutto, anche noi avremo quell’aria un po’ vintage che hanno i nostri nonni per noi.
Lodovica

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