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L’ALBA DEL MIO TRAMONTO

Se volete vedere tramonti dipinti d’azzurro, venite nel mio nord dove d’estate il giorno non conosce fine e il silenzio parla dalle immense distese; dove i colori sono tenui e spuntano teneri fiori dalle lande bianche e la quiete riposa nella barca solitaria cullata da piccole onde e il muschio è sempre verde; dove rifugio è una casetta di legno dalle tendine gialle e il contadino lavora la terra con la sua zappa dal manico di legno; dove le renne guardano l’orizzonte senza chiedersi del perché di tutto questo.
E dove il grido del gabbiano che pesca nel mare echeggia nell’aria.
Ma, dove d’inverno tutto cambia e un manto oscuro avvolge la terra coperta di neve e il sole è in letargo insieme agli animali e alle piante per l’altra metà dell’anno e l’uomo resta in attesa, inerme.
Questo è il mio nord che mi vive dentro e, nonostante io abbia visto e vissuto i colori e i sapori forti del sud, la malinconia del nord non mi ha mai abbandonata – malinconia e non tristezza – così come la nenia della mia infanzia non ha mai smesso di cantare. Sarà per questo che nel mio tramonto è sorta un’alba, che non so spiegare.

Olimpia

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