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Io insulto, tu insulti

Questo triste Paese è colmo di gente che
segue la politica come se andasse a sbra-
carsi allo stadio o al bar. Ma anche i giornali non scherzano. Ne è un esempio la clamorosa
“rivelazione” del quotidiano Libero, diretto da Maurizio Belpietro. “Il ministro Kyenge è riuscito a varare il primo ministero ‘monocolore’
. Ha un collaboratore che si chiama Paolo NEGRO, uno Angelo CARBONE, e uno Marco MARRONE”. Non si comportano meglio coloro che dovrebbero essere un esempio di correttezza, stile e signorilità. Qualche esempio può bastare. “Signora Presidente, onorevoli colleghi, la gente ormai ha paura a uscire la sera e lei ministro Kyenge vuole favorire la negritudine come in Francia…”
“I neri hanno la fortuna di non doversi truccare,
e quindi sono più fortunati di noi”.
“Italiani, andate nelle caserme e nelle prefetture e dichiaratevi prigionieri politici! Così avrete vitto, alloggio e qualche soldino. Ma qui i padroni siamo noi o gli altri? Forse, signor ministro, per ottenere qualcosa in questo Paese bisogna essere più scuri… e allora anch’io mi dipingo di nero!”
. E a seguire: “idiota, letame, boia…”
. Per riferire solo i più… signorili!
Far finta di nulla? Restare indifferenti? No di
certo. Sperando però che sia solo questione
di tempo. La civiltà delle cattive maniere, promossa e sospinta dai media e dalla rete, forse renderà innocuo l’insulto stesso. Che diventerà un rumore di fondo fastidioso. Indifferente e, anzi, dannoso ai fini dell’audience e del gradimento mediatico. E, per conquistare ascolti e visibilità, per essere diversi, per scandalizzare, non resterà che tornare alle buone maniere.
“Quando?”
Da “Frate Indovino”
Un grazie a Nonna Grazia

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