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Io coltivo una Rosa Bianca

“Io coltivo una rosa bianca per l’amico sincero e per il nemico che il cuor mi strappa, ne cardo ne ortica coltivo, io coltivo una rosa bianca”

Bianco simbolo di purezza, castità, innocenza… quante volte usurpato, scolorito, avvilito per un mero bisogno egoistico, violento, crudele, bestiale… da condannare. Ed è per questo che bisogna coltivare la purezza dei sentimenti e delle passioni!!! Le vittime di questi atti indicibili spesso sono donne e bambini… violenza e morte… violenza e tenebre… le donne del Medio oriente si sono svegliate come ci riferisce nel suo articolo Nonna Grazia, anche nella città di Bergamo si è manifestato contro l’atto di violenza subito da una giovane donna. Ma non basta, bisogna pensare anche al “dopo” come ci suggerisce Madre Teresa di Calcutta:

“Dobbiamo pregare per quei paesi che hanno approvato leggi che accettano l’aborto come atto naturale. Il loro peccato è grande. E’ un delitto!!! Quando fummo invitate ad occuparci delle giovani che nel Bangladsh erano state violentate dai soldati, ci vedemmo nella necessità di aprire una casa per bambini. Le difficoltà erano grandi perché accettare nuovamente nella società le giovani che erano state violentate era contrario tanto alle leggi indù come a quelle musulmane. Ci trovammo di fronte ad una grave difficoltà, ma quando Mujibur Rahman disse che quelle giovani erano EROINE della patria, che avevano lottato per la loro PUREZZA, che avevano lottato per il loro paese, i loro stessi genitori vennero a cercarle. Per molte ci fu possibile trovare giovani che si offrissero di sposarle. Ma alcuni allora erano favorevoli all’aborto. Fu una lotta terribile, se mi è permesso di dire così, quella che dovremmo sostenere con essi. Dissi loro che le giovani erano state violentate, costrette con la forza, che non volevano il peccato, mentre quello a cui le si voleva costringere o aiutare a fare era commettere un delitto che le avrebbe accompagnate lungo tutta la vita. Che non avrebbero mai dimenticato, che come madri, avevano dato la morte ai propri figli. Grazie a Dio, il governo accettò le nostre condizioni e si disse a queste persone che ognuno dei bambini le cui madri avessero voluto abortire sarebbe stato portato alla casa di Madre Teresa per ricevere aiuto. Dei 40 bambini che ricevemmo, più di 30 andarono in Canada e in altri paesi, adottati da famiglie generose.”

Vedete, c’è sempre una soluzione che non sia per forza l’aborto. Certo non è una scelta semplice portare avanti una gravidanza, ma è pur vero che è sempre meglio donare la vita che opprimerla. Un grazie doveroso a Nonna Grazia per il suo articolo pubblicato sul numero di dicembre, che ci deve far riflettere a quanto siamo fortunati/fortunate e quanto ancora bisogna imparare per poter coltivare una rosa bianca nel rispetto del prossimo e in special modo nel rispetto delle donne. 

“Io coltivo una rosa bianca per ogni donna oppressa e umiliata; e per ogni bimbo rifiutato dalla madre, io prego che si salvi e cresca dove possa essere accettato come se fosse la più bella rosa sulla Terra.

Angelo Bonanomi.

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente il testo di una canzone di Adriano Celentano dal titolo “Il figlio del dolore”. 

Credo che leggendola attentamente, non ci sia bisogno di alcun commento.

Tu mi sfondavi col tuo corpo

Mentre due dei tuoi

Si divertivano a tenere

 

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