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INTERVISTA A MASSIMO DI TARANTO, IL CREATORE DEL COMMISSARIO COLASANTI

Il lettore tende intuitivamente a identificare l’autore con il personaggio principale delle sue opere.

Si intitola Ucrònia il nuovo romanzo distopico del bravo Massimo Di Taranto. L’autore, dalla penna accattivante, vuole rimanere segreto. A parlare per lui ci pensa la Scrittura e il suo amatissimo Commissario Colasanti.

Massimo, lei è pugliese. Che cosa ama particolarmente della sua terra?
Tutto, perché rappresenta le mie radici, nel bene e nel male. Diciamo pure che l’odore della legna d’ulivo bruciata in riva al mare potrebbe portarmi in breve tempo a facili lacrime di commozione.

Molti commissari, anche famosissimi in TV, sono pugliesi e/o siciliani. Come mai secondo lei?
Per ragioni sociali ed economiche. Al Sud la figura del funzionario pubblico si è sempre accompagnata ad una grande rispettabilità sociale, come del resto anche l’ufficiale di marina, specie nelle città di mare.

Poi a ciò si sono aggiunte le difficoltà economiche che il Meridione ha sempre manifestato a partire dall’Unità d’Italia in poi, mai totalmente risolte, per cui il meridionale disoccupato con un titolo di studio elevato vedeva e vede tutt’ora nel settore pubblico un prestigio e una sicurezza che l’ambito privato non garantisce.

Con quali parole descriverebbe il suo Commissario Colasanti a chi non ha ancora avuto il piacere di conoscerlo tramite le pagine dei suoi romanzi?
Diciamo che è una persona che si mostra in un certo modo, che è poi quello dello stereotipo del funzionario di polizia. Colasanti poi adora gli stereotipi, soprattutto in ambito professionale, salvo poi manifestarsi per ciò che realmente è solo a pochi eletti.


Lei che cosa apprezza maggiormente di lui?
La capacità di adattarsi alle circostanze per raggiungere lo scopo prefissatosi, qualunque esso sia e qualunque siano le circostanze che possa trovarsi difronte.

A chi si è ispirato quando lo ha creato con la sua penna?
A nessuno in particolare, sa, non lo sapevo, ma ho avuto modo di constatare progressivamente che il lettore tende intuitivamente a identificare l’autore con il personaggio principale delle sue opere.

Sinceramente non ne capisco il motivo, perché non è così per quanto mi riguarda. Razionalizzando, posso dire che Colasanti prende un po’ da tutti i colleghi con cui ho avuto a che fare nella mia esperienza lavorativa nelle forze dell’ordine, ovviamente dopo aver romanzato ed estremizzato i singoli aspetti caratteriali.

Se lo avesse ora innanzi a lei, che cosa gli direbbe?
Dottore, grazie di tutto!

Laura Gorini

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