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INTERVISTA A ILARIA MARCHIONI: UNA DONNA CREATICA, APPAGATA E GENEROSA

Per me la felicità è un diritto di nascita, solo che non ce lo hanno mai detto,
non ce lo hanno insegnato a scuola

Che cosa significa veramente essere felici?
Perché amiamo lasciarci talora cullare da quieto vivere? Di questo e di molto altro ancora abbiamo parlato con Ilaria Marchioni. Scrittrice, coach, trainer e counselor olistica. È l’autrice di due libri: oltre a “La tua traccia” e “Il prezzo del tempo”.


Ilaria, com’è nata l’idea di questo nuovo saggio intitolato “ La tua traccia”?
Questo saggio deriva da un momento di grande difficoltà che ho vissuto a causa di un lutto molto doloroso, quando è mancata la mia mamma.
La mamma è sempre la mamma, anche se hai 50 anni!

E ripensando a ciò che mi ha lasciato, ho messo a fuoco che i suoi insegnamenti potevano essere la base per un vero e proprio corso di crescita personale che ho sviluppato attraverso questo libro, raccontando 10 aneddoti che mi hanno portato a impostare la mia vita all’insegna della felicità, e nei quali sono sicura si potranno ritrovare anche gli insegnamenti delle persone care della nostra vita, perché sono insegnamenti universali. Il mio intento è quello di aiutare i lettori e le lettrici a comprendere come lasciare una traccia su questo pianeta, una traccia che possa essere da modello per le altre persone, una traccia che aiuti ad essere più felici.


Tu parli fin dal titolo di felicità, ma non è forse un’utopia?
Per me la felicità è un diritto di nascita, solo che non ce lo hanno mai detto, non ce lo hanno insegnato a scuola, e ora parlare di felicità pare strano.

Quando incontriamo una persona davvero felice ne siamo quasi spaventati. Siamo qui su questo pianeta per essere felici, non certo solo per andare a lavorare, andare a fare la spesa, comprare casa o mettere su famiglia. Essere felici e mostrarlo alle altre persone è quello che siamo chiamati a imparare, nella mia visione.

Molti la confondono con la serenità. Per quale motivo secondo te?
In fondo si tratta di termini, ai quali ogni persona associa il significato più coerente con la propria esperienza e modalità di apprendimento.
Per me la serenità corrispondere a vivere una vita senza troppe preoccupazioni, mentre la felicità corrisponde a sprizzare gioia da tutti i pori, a rappresentare il proprio entusiasmo per la vita, non solo per gli eventi eccezionali della vita stessa, ma per il fatto che respiriamo ogni giorno e che siamo ancora vivi. Siamo tutti terrorizzati dalla morte, e allora perché non essere felici di essere ancora vivi? Tutti i giorni, senza aspettare di vivere chissà quale esperienza.

Come ho scritto nel mio libro, lasciarsi affascinare dalle cose semplici, che poi sono alla base di una vita piena e soddisfacente.


Quali sono le differenze sostanziali che vigono tra le due?
Diciamo che sono molto correlate, probabilmente se c’è una c’è anche l’altra, è come se fosse un’epidemia di emozioni positive, che ci permettono di vivere la vita che davvero vogliamo vivere smettendo di dare alla nostra mente il potere di rovinarci le giornate o l’intera vita con infinite preoccupazioni o la tendenza, che purtroppo vedo sempre più dilagare, a lamentarci per ogni cosa.

Se riusciamo ad invertire questa tendenza aumenterà necessariamente il nostro livello di felicità e di serenità, con un conseguente impatto positivo sulla qualità della nostra vita.

Molte altre persone puntano solo al famoso quieto vivere. Non è forse questo uno dei mali assoluti per la nostra vita?
Il quieto vivere io lo associo alla zona di confort, che è quella zona in cui continuiamo a reiterare le nostre abitudini e i nostri comportamenti per paura di andare verso il nuovo. Una volta ho letto un cartello che diceva così: “la vita inizia fuori dalla tua zona di confort”.

Mi ha talmente colpito che l’ho scritto su un biglietto e l’ho appeso in casa, per ricordarmi che sono io la responsabile delle mie abitudini e dei miei comportamenti, e che se voglio andare verso qualcosa di più appagante devo uscire dallo spazio conosciuto e cavalcare il cambiamento.


Altri ancora tendono a non capire la differenza che vige tra il vivere e il sopravvivere.
Per quale motivo secondo te?

A mio avviso siamo abituati a sopravvivere, non a vivere pienamente. Incontro tante persone che si accontentano di vivere una vita che non fa per loro per paura di cambiare.

Questo per me è sopravvivere. Il Dalai Lama ha detto una cosa che mi ha sempre colpito molto, parlando delle persone che vivono in Occidente: “vivono come se non dovessero morire mai, e vivono come non avessero mai vissuto”.

Ecco, il mio libro vuole portare chi lo legge a vivere pienamente la propria vita, lasciando andare pericolose derive che conducono alla mera sopravvivenza.


Altri poi tendono a mordere la vita e addirittura a sfidarla. Come si può trovare un gusto equilibrio per stare bene con noi stessi e in secundis con gli altri?
L’equilibrio si trova innanzitutto partendo da dentro, per poi propagarlo all’esterno.
E per essere in equilibrio dentro ha senso investigare sulle nostre credenze, sui nostri programmi mentali, sulle nostre abitudini acquisite chissà quando e chissà da chi, ma che magari non fanno più per noi.

In questo modo possiamo sciogliere quello che non ci piace e abbracciare nuove prospettive, nuovi modi di intendere la vita, che ci possono condurre all’equilibrio interiore, che poi si riflette nell’equilibrio dei nostri pensieri, delle nostre emozioni, delle nostre parole e delle nostre azioni azioni, che ovviamente hanno un impatto sugli altri.

Per abbracciare nuove prospettive bisogna innanzitutto essere consapevoli del punto da cui partiamo, e poi avere chiaro dove vogliamo arrivare. Nel libro “La tua traccia” sono indicati 10 passi per andare proprio in questa direzione.

Tu come ci sei riuscita?
Io ci sono riuscita mettendomi in gioco e trasformando, piano piano, tutto ciò che non mi permetteva di essere davvero me stessa. E’ stato un viaggio lungo ma molto affascinante, mi ha permesso di togliermi di dosso le sovrastrutture che mi ero costruita nel tempo, e di lasciare emergere la mia vera me.

Per questo ora posso permettermi di portare altre persone a compiere lo stesso viaggio. Se non lo avessi compiuto io per prima non mi potrei permettere di portare nessuno nella direzione indicata nel libro.


Per che cosa ti senti di dirti grazie oggi e di farti un piccolo applauso?
Che bella domanda! Mi dico grazie e mi faccio un applauso per non essermi arresa, per non essermi fermata davanti alle prove e alle avversità, che sono arrivate numerose anche per me, per aver avuto il coraggio di cambiare e di prendere una nuova direzione, e per aver lasciato uscire la mia creatività scrivendo questo libro, affinché altre persone, se si riconosceranno nelle mie parole, possano metterle in pratica e migliorare la qualità della propria vita.

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