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Intervista a Gabriele Missaglia, un autore magico – di Laura Gorini

E” vero che scriviamo per noi stessi, ma sentire che anche gli altri apprezzano è proprio tanta roba
 
Una storia dolce ma nel contempo molto coraggiosa è quella che ci presenta Gabriele Missaglia con il suo Sara e I Mille Mila (Edizioni Il Cilegio).  Un libro che sta piacendo moltissimo ai lettori e che gli sta donando molte soddisfazioni come ci ha lui stesso raccontato in questa chiacchierata a cuore aperto.
 
Gabriele, Sara e I Mille Mila ha ottenuto ottimi consensi letterari in importanti concorsi ma il consenso più bello rimane sempre quello del pubblico. Quali sono stati i commenti più belli ed emozionanti che ti hanno rivolto i tuoi lettori?
Dal momento che Sara nasce come fiaba, e come tale l’avevo pensata per una lettura genitori/figli, mi è capitato diverse volte di sentire il commento di alcune mamme, che, periodicamente, rileggevano la fiaba, perché Sara si era impressa nei loro cuori. Quando ti arrivano messaggi del genere, ti senti spiazzato come un portiere che si è buttato nell’angolo opposto, perché è vero che scriviamo per noi stessi, ma sentire che anche gli altri apprezzano è proprio tanta roba.
E tu che lettore sei oggi?
Oggi sono un lettore di classici principalmente. Non snobbo tout court le nuove direzioni o gli scrittori e le scrittrici moderne, ma credo che la trattazione dei principi che reggono anche le mie storie siano stati fatti meglio prima. Sara ad esempio è una citazione di Antigone e lo stile è fiabesco, che è un altro modo di dire grottesco, che è un altro modo di dire che è una citazione di alcuni autori come Tabucchi e Benni. Ovviamente questo è dovuto al fatto che io leggo un po’ per piacere, assolutamente non per escapismo, ma principalmente per rubare. Per trovare degli spunti. O per lasciarmi sorprendere da alcuni personaggi e cercare di trasporli con le mie parole.
Da bambino e da ragazzo invece che cosa amavi particolarmente leggere?
Avventura. Mi piaceva tantissimo. In quel momento era proprio la fase dell’escapismo: ero confinato in una stanza a studiare senza capire bene il perché. Quando poi il perché è arrivato, allora ho rivisto il mio sistema di valori e con esso anche il modo, e il motivo per cui leggevo.
Quando siamo molto giovani siamo indotti e, in certi casi, costretti a leggere dei romanzi per motivi scolastici e il fatto di non averli scelti noi ci induce spesso a non amarli. Ti è mai capitato di riprenderli in mano da adulti e di apprezzarli maggiormente?
No. Non so se è giusto o meno, ma per ma vale il principio ne bis in idem, o, con altre parole, buona la prima, o ancora con parole diverse, non si legge due volte. Mai. Non è che c’è poco tempo per vivere e quindi bisogna avere sempre un testo nuovo in mano, ma ci sono davvero pochi libri che meritano una rilettura. In tutta la mia vita, mi è capitato solo una volta di dover approfondire la prima, che altrimenti sarebbe stata monca di tutti i significati che non ero riuscito a cogliere, rendendola sterile e poco feconda. E questo libro è il Maestro e Margherita, che a mio modo di vedere è lo standard per uno scrittore che mira a diventare qualcuno nel mondo della letteratura, perché coniuga perfettamente profondità e leggerezza, come fossero due facce della stessa medaglia.
Tante volte le traduzioni anche di alcuni testi considerati classici sono claudicanti e così può anche capitare che non riusciamo a cogliere la bellezza di essi a causa di ciò. Ti è mai successo di notare questo aspetto e di voler provare a leggere il romanzo in lingua originale?
 Sì, mi è capitato con Pessoa. Quando ero a Lisbona, la mia seconda casa era a Rato, vicino quella che un tempo fu la sua. E per questo, colsi immediatamente l’opportunità di leggerlo. La traduzione italiana però faceva pietà, era ottusa, ridondante e inutilmente complessa, come se fosse stata tradotta da chat gpt nata nel 1800; insomma una roba che dopo due pagine ti faceva sentire come se ti fossi bevuto una bottiglia di Viborova. Poi sono riuscito, tramite un amico, a mettere le mani su una traduzione inglese e, manco a dirlo, è stata una delle più belle letture del mio periodo Portoghese.
 
Altro strumento molto utilizzato oggi sono gli audio libri, tu ne fai uso? Ti piacerebbe che ne fossero realizzato uno per la tua favola?
Sì, sì. Assolutamente, quando guido o per viaggio, o per lavoro, mi metto a sentire gli audiolibri, in modo da rendere produttiva, qualcosa che altrimenti non lo sarebbe; e ho sentito di tutto: da Martin Eden all’apologia di Socrate. Bisogna trovare un buon lettore, e a mio modo di vedere il canale di Edoardo Camponeschi è una perla per chi c’era un audiolibro (ha anche il Maestro e Margherita), ma comunque rimane uno strumento super utilissimo.

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