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Incontro con Fulvio Di Chiara, un viaggio alla scoperta di due autori con un nome solo

Incontro con Fulvio Di Chiara, un viaggio alla scoperta di due autori con un nome solo

di Laura Gorini

Noi giallisti innamorati di Andrea Camilleri

Simpatici, alla mano e affiatati, così si possono descrivere di certo Fulvio Di Chiara e Chiara Nervo che hanno scelto firmare i loro romanzi gialli, pubblicati per Spirito Libero Edizioni, con lo pseudonimo Fulvio Di Chiara che vede l’unione dei loro nomi. Marito e moglie nella vita, quando si accingono a scrivere le loro storie il loro stile è talmente affine che è impossibile comprendere dove scriva uno e ove si accinga a narrare l’altro.

La forma del delitto, I diavoli di San Lorenzo, Sceneggiatura per un delitto, queste sono le vostre prime tre creature letterarie. E nel primo e terzo caso la chiave di molti concetti che esprimete nei romanzi sono racchiusi nel titolo. Una scelta voluta?

C: Sai, quando si sceglie un titolo si cerca di esprimere un aspetto, un concetto o una sfumatura importante per il romanzo.

F: Siamo contenti di quanto ci dici, perché vuol dire che il nostro tentativo è andato a buon fine.

Il titolo quando lo scegliete? A opera conclusa?

C: Sì, solo alla fine.

F: Magari all’inizio mettiamo un titolo provvisorio, poi, a bocce ferme come si suol dire, passiamo in rassegna una serie di titoli papabili che ci piacciano e che siano significativi per l’opera.

La forma è connessa anche con l’apparenza. Apparire e non essere, un modo di fare che oggi va molto in voga anche per via dei Social. Che rapporto avete con essi?

F: Li uso mio malgrado, mi verrebbe da dire. In realtà, se non se ne abusa, offrono anche tante opportunità di comunicare e scambiarsi le idee. Certo è necessario farne buon uso e mi rendo conto che non è sempre facile.

C: Sono d’accordo. Non è il canale di comunicazione che preferisco.

I vostri personaggi protagonisti, i due investigatori Sandro e Vittorio e il mitico Commissario Massimo, amano ancora indagare e risolvere i casi alla vecchia maniera senza affidarsi alla Tecnologia. In questo sono molti simili al Commissario Montalbano, che tanto amate. Quanto vi ha influenzato la penna di Andrea Camilleri durante la stesura delle vostre opere?

C: Consideriamo Camilleri uno dei nostri maestri.

F: Non che pretendiamo di scrivere romanzi belli come i suoi, intendiamoci, però ci è utile osservare il modo e il ritmo, per usare un termine musicale, con cui porta avanti le sue storie.

Ci sono tanti omaggi a questo compianto autore, compreso la scelta di chiamare come un suo protagonista uno dei vostri personaggi… Ce lo volete presentare?

F: Lascio a Chiara l’onore.

C: Il personaggio in questione è Francesco Pasquano, il medico legale. Pasquano appunto, come il medico legale di Camilleri. Solo che il personaggio di Camilleri è quanto mai scontroso e scorbutico. Al contrario del nostro, che è la personificazione dell’affabilità e della gentilezza.

Tuttavia c’è un’altra passione che i vostri amici Vittorio e company hanno in comune con Montalbano…

C: Certo, la buona tavola!

F: Soprattutto Sandro e Massimo, perché Vittorio quando è troppo preso dal caso rischia di diventare addirittura inappetente!

Avete mai pensato di ambientare un vostro prossimo giallo in cucina?

C e F: No, però ci dai davvero un ottimo spunto!

Se doveste definire il trio con un menù, passando dall’antipasto al dolce, come lo comporreste e perché?

F: Ai fornelli sono un disastro quindi lascio la parola a Chiara!

C: Domanda curiosa. Lo comporrei così:

Antipasto Sandro: tagliere misto con olive, insalata russa, giardiniera, formaggio e salsine. Perché Sandro è così, si interessa a tutto, spizzica qui e là. Ma niente pesce, lo detesta.

Primo Massimo: maltagliati con patate e ceci, serviti con pecorino romano grattugiato. Massimo è un uomo di sostanza.

Secondo Vittorio: brasato al barolo con contorno di carote alle erbe aromatiche. Vittorio è attento ai particolari.

Forse questi piatti non si amalgamano bene, direi che il nostro trio è più affiatato!

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