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IL VIAGGIO DI FRANCESCA (4^Parte) Romanzo di Anna Gay

ANDREA

Come al solito Paola si comportò da immatura perchè di solito era piuttosto riservata ma simpatica e metteva il massimo impegno in tutto ciò che faceva. Non dava confidenza agli uomini, mentre le donne, una volta approfondita la conoscenza, la trovavano troppo strana. Era convinta che la maternità fosse la cosa più importante per una donna, mentre i suoi genitori le avevano dimostrato in un episodio in cui non avevano voluto credere alle sue parole che non sempre per i genitori i figli sono la cosa più importante. Non aveva una mentalità ristretta: per lei non importava che una persona fosse del sud o del nord, non contava vivere nella propria regione o riproporre in un altro posto il proprio modo di vivere. Alle tradizioni anteponeva il progresso. Per questo non andava d’accordo con i suoi genitori. Pensava di essere stata sfortunta, ma non si arrendeva. Visto che era di intelligenza normale e ce la metteva tutta in quello che faceva, perchè non avrebbe dovuto superare le difficoltà? il futuro le appariva incerto ma non vedeva tutto nero. Il gruppetto di amici si era riunito come al solito per l’happy hour. Un giovane sui 25 anni, media statura e capelli chiari, occhi castani, si avvicinò al tavolo dove erano seduti dei suoi coetanei.
“Ciao!” li salutò.
“Ciao, Andrea!” “Ciao!” esclamarono tutti.
Andrea era un simpatico ragazzo, maturo per la sua età, che sapeva quello che voleva. Aveva fatto di tutto, il rappresentante, l’operaio, poi era tornato a scuola ed ora faceva l’impiegato.
Con le ragazze era cavaliere ma molte lo consideravano stupido perchè sfuggiva alle avventure facili in favore di un vero e proprio impegno sentimentale. Con gli amici era di compagnia e si lasciava fare un sacco di scherzi finchè non esageravano. Era rimasto orfano da piccolo ed era stato allevato dai suoi zii. Quello che soprattutto contava per lui erano il suo lavoro e formarsi una famiglia. Voleva avere almeno un figlio. Non dava nessuna importanza alle chiacchiere e pettegolezzi del paese, specie se riguardavano la vita sessuale delle persone che frequentava. Pensava che dopotutto, per essere un orfano, era stato abbastanza fortunato e giustamente lo attribuiva alla sua intelligenza.
“Come mai stasera così tardi?” chiese uno.
“Sono stato a trovare Silvia e Antonietta, quelle mie amiche che abitano insieme”
“Dove? In un bordello?” chiese un altro ridendo.
Lui non si offese. Era abituato ai loro scherzi.
“Non è un bordello, sono brave ragazze” rispose, con aria felice e soddisfatta.
“E come mai sei così felice e contento?”
chiese l’amico.
“Appunto! Anch’io lo vedo tutto contento!”
“Hai fatto la morosa ?” chiese un terzo.
“Quasi!” rispose Andrea “Ho conosciuto una siciliana che mi piace. E’ appena arrivata dal sud e fa la domestica. Anche a lei piacciono i libri, e le piacerebbe sposarsi” – “Bah!” esclamò l’amico “Sposare una vergine è un pessimo affare!”
“E’ vero!” rincarò un altro “Non sanno fare felice un uomo!” – “Lei lo sa” disse Andrea “e poi qualche esperienza ce l’ha”.
Nello stesso momento Silvia, una biondina piccola e pallida, stava chiedendo a Paola:
“Allora, ti piacciono i miei amici?”
“Mi piace soprattutto Andrea” rispose lei con franchezza “Ma è single? Ha qualcuna, che tu sappia?”
“Non credo,” rispose lei “vuoi che mi informi?”
“No, grazie, penso sia meglio che glielo chieda io direttamente”
“Come vuoi,” rispose l’amica “ma vacci piano con gli uomini! Non fare come hai fatto con quello sposato, che ti sei messa assieme senza quasi conoscerlo. Gli uomini corrono sempre, siamo noi che dobbiamo fargli capire quando devono frenare!” – “Ma io non sono una macchina!” fece lei ridendo.
L’indomani era sabato, e Andrea si presentò nel pomeriggio a casa di Silvia.
“C’è la Paola?” chiese. – “Ciao! Sì, c’è!”
“Chi è?” chiese Paola dall’altra stanza “Andrea?” aveva capito che gli piaceva, e aveva sperato di rivederlo. – “Ciao!” disse lui quando la vide. “Vieni a fare un giro?” – “Volentieri!”
“Ricordati quel che ti ho detto ieri” le disse Silvia a voce bassa, mentre uscivano.
“Tranquilla” rispose lei.
Fecero il giro del paese, con Andrea che le spiegava tutto quello che c’era da vedere, arricchendolo di qualche vecchia storia locale. Era una zona soprattutto industriale, ma non mancavano le aziende agricole e un bel quartiere nuovo, con una piazza intitolata a Papa Wojtila.
“Qui, per due o tre anni, hanno fatto, per festeggiare l’Assunta, dei fuochi artificiali così belli che venivano a vederli da altri paesi, avevano anche la musica! Poi è cambiato il Sindaco, e i fuochi che fanno adesso, fanno pietà”.Si erano fatte le cinque.
“E questo è il bar dove vengo tutte le sere a prendere l’aperitivo con i miei amici” disse Andrea “Gradisci qualcosa? Ti piace il limoncello?”
“Ma tu il limoncello lo prendi come aperitivo?” ribatté lei ridendo “Sarà meglio un succo ace” aggiunse rivolgendosi anche al cameriere, che si era avvicinato.
“Per te il solito, Andrea? Panaché con patatine?”
“Sì, grazie” Il cameriere se ne andò.
“Volevo che bevessi il limoncello perché così mi avresti raccontato un po’ di te, mentre di solito sei troppo timida” le spiegò lui.
“Ma perché? Che vorresti sapere?” chiese lei, poi decise che alcune cose lui le poteva anche sapere, sebbene non le paresse il caso di raccontare di Antonio e della bambina.
“Come ti ha detto Silvia, vengo dal sud. Avevo pochissimi soldi quando sono partita, per cui ho dovuto fermarmi in varie città, lavorando come domestica, cameriera, lavapiatti e quant’altro.
A Milano ho conosciuto Silvia, che veniva a fare colazione nel bar dove lavoravo (in nero), e lei mi ha raccontato che veniva da un paese in provincia di Bergamo, dove la vita era meno cara, e dove lei abitava con una sua amica. Mi ha detto che se volevo, dei suoi conoscenti cercavano una domestica, e che lei mi avrebbe potuto ospitare. Così eccomi qua”
“E al sud, o a Milano, non avevi nessuno?
Nessuna storia con un uomo?” volle sapere lui.
Lei si fece più guardinga. Forse Silvia aveva ragione. “Solo una, a Catania” rispose “ma per ora non mi sento di parlarne. E’ una ferita ancora aperta. Così scusami, forse te ne parlerò più avanti, perché spero di rivederti ancora” concluse. Lui mandò giù un sorso di panaché.
“Non ho fretta” disse “Quando te la sentirai sarò ben contento di ascoltarti. Non devi temere che io non ti consideri seria, qui al nord c’è un’altra mentalità, anzi figurati cosa mi hanno detto gli amici!” e raccontò del giorno prima. Lei sorrise.
“Se avessi voluto andare ad abitare con una mia amica, al mio paese in Sicilia, saremmo state considerate due donne di malaffare” disse poi “Nessuno avrebbe creduto sul serio che io fossi una domestica”- “E questa signora da cui lavori è brava?
Ti ha assunta con i contributi? O lavori in nero?” si informò lui. – “Questi signori sono bravissimi! Sono due napoletani, marito e moglie, pensionati. Lei faceva l’insegnante di italiano, lui è ingegnere.
Ha l’hobby di costruire violini, suo padre lo faceva di mestiere e lui è appassionato di questa attività. Mi trovo benissimo! Sì, mi pagano bene e mi versano i contributi” concluse.
Le bevande erano finite, e anche le patatine. Andrea la riaccompagnò a casa, dove Silvia si fece raccontare tutto di quel pomeriggio.
Fu solo dopo due o tre mesi che Paola si consultò con Silvia sull’opportunità di dire tutto ad Andrea.
“Se aspetto troppo, lui penserà che l’abbia voluto ingannare” disse lei.
“Io non ti dico di non dirglielo, ma se vuoi essere sincera, fallo prima di fare l’amore.
Altrimenti lui penserà che fare l’amore sia stato un sotterfugio per tenerlo legato, nonostante la tua situazione. E tu ci resteresti doppiamente male, perché ti lascia, e perché ormai si sarà creato un rapporto più stretto.” disse l’amica.
“Devo parlarti di una cosa importante” disse Paola per telefono ad Andrea, che era appena uscito dal lavoro. – “Ci siamo” pensò lui “Questa sera vuoterà il sacco” Avvertì subito gli amici che non lo aspettassero, poi si diresse a casa di Silvia.
Fu Paola stessa ad aprirgli la porta : “Entra, dai” gli disse. Lo fece sedere in una specie di studio dove a turno stavano le altre due, quando dovevano preparare un esame.
Si sedette di fronte a lui e gli disse: “Ricordi che ti ho accennato di una storia avuta a Catania?”
“Sì. Adesso te la senti di parlarne?” chiese lui gentilmente. – “Sì” rispose lei e gli raccontò ogni cosa. Ogni tanto Andrea faceva i suoi commenti: “Così ti chiudeva dentro? Come un animaletto in gabbia? La sua gabbia dorata per non farsi rubare il suo tesoro? E tu, ci stavi?” E poi: “Avresti potuto morire di parto, lo sai? Che incoscienti siete stati!”
Paola terminò il suo racconto dicendo: ”Da allora non ho mai smesso di pensare a Francesca, la mia bambina” e si mise a piangere.
“Ma no, Paola” le disse lui “Non piangere” – “E’ tutta colpa mia” disse lei asciugandosi le lacrime “Se io avessi avuto un altro carattere…Primo, non avrei cercato un uomo per risolvere i miei problemi, come ha detto lo psichiatra. Secondo, non mi sarei fatta mettere incinta così stupidamente. Terzo, se fossi rimasta incinta avrei fatto l’aborto oppure avrei firmato. Ma io non voglio che l’adottino! Voglio la mia bambina!” e si rimise a piangere.
Andrea rimase a lungo accanto a lei, carezzandola, poi le carezze si fecero più intime e fecero l’amore, sempre col pensiero che Silvia e Antonietta potevano arrivare e trovarli così. Quando Andrea uscì da casa di Silvia non aveva che un pensiero: aiutare Paola a ritrovare Francesca. Ma il destino aveva in serbo per lui una novità alquanto dolorosa. Una mattina Paola era dai coniugi Aniello, e stava facendo, come al solito, le pulizie, quando il suo cellulare squillò. – “Pronto?” rispose lei.
“Ciao, sono Andrea. Volevo dirti che in questi giorni sarò un po’ preso, perché purtroppo è morto mio zio Ugo e devo aiutare mia cugina a organizzare il funerale. Poi ci vedremo di nuovo” disse lui. Lei manifestò interesse: “Vuoi che venga al funerale? Anche se non lo conoscevo, vorrei starti vicino” – “Se vuoi, sì. Ti farò sapere il giorno e l’ora” concluse lui.
“Allora a presto, e condoglianze” si salutarono.
“Ti è morto un parente, per caso?” chiese Fiorenza Aniello. Era una signora sui 60 anni, piccola e prosperosa, con i capelli tinti di nero, occhi neri e occhiali.
“Non proprio” rispose Paola “Era lo zio del mio fidanzato. Penso che pure lui si chiamasse Carnovali” – “Ah! Sì! Il signor Ugo! Peppino!” chiamò sulla porta della stanza dei violini. – “E’ morto il signor Ugo!” – “Poverino! Peccato! Una persona così brava!” disse Peppino Aniello.
“Davvero!” confermò Fiorenza.
Quando Paola ebbe terminato le pulizie, i coniugi Aniello le raccontarono tutto quel che sapevano sullo zio di Andrea. “Lui ha avuto per tanto tempo un negozio di radio e tv, poi è andato in pensione e ha venduto il negozio, ma faceva ancora delle riparazioni. In paese lo conoscevano tutti, perché oltre ad essere molto bravo a riparare tv, radio e lettori CD e DVD, era una persona molto discreta e ammodo” raccontò Peppino. “Quando è venuto ad aggiustare il televisore vecchio che avevamo prima di questo, ci ha detto: scusate il disturbo. Che disturbo, gli ho detto, siamo noi che le diamo il disturbo di farla venire qui!” Il giorno dopo Andrea richiamò Paola. “Il funerale è dopodomani alle 15” le disse. “Va bene, allora ci vediamo in chiesa” rispose lei. Al funerale gli Aniello le presentarono dei loro amici e tutti si salutarono cordialmente, scambiandosi il segno di pace. Andrea e sua cugina Alessandra, la figlia di Ugo, apparivano addolorati ma abbastanza forti. Passati un paio di giorni, Paola e Andrea si trovarono di nuovo insieme. “Sai” disse lui a Paola “Mi spiace davvero per mio zio, perché ha sofferto, lo hanno operato allo stomaco ed è morto sotto i ferri. Nello stesso tempo, però, continuavo a pensare che adesso, probabilmente, avremo abbastanza soldi per poterci sposare.”
“Anch’io” confessò lei “pensavo a questo.
Ma mi vuoi davvero? Anche se ci frequentiamo solo da poco tempo?”
“Ormai so tutto quello che mi interessava sapere” rispose lui. – “Io invece so poco” disse Paola
“Per esempio non sapevo che avessi una cugina. Siete molto legati?”
“Abbastanza. Pensa “ disse lui “che mio zio le ha insegnato ad aggiustare le radio e le tv, ma ha pochissimi clienti perché è una donna.
Gli uomini le dicono: no, lei il mio televisore non lo tocca! Che cosa sciocca, vero?”
Lei annuì e raccontò a sua volta: “ Al mio paese c’era una pittrice. Un giorno il parroco le ha permesso di fare una mostra nella parrocchia e tutti sono venuti a vedere i quadri, che erano davvero bellissimi! Però ne ha venduti pochissimi perché la gente diceva: un quadro fatto da una donna non me lo metto in casa.” – “Roba da matti! Ed erano davvero così belli?” – “Sì, davvero! Lei è molto religiosa, dipinge Gesù, Maria e gli apostoli, ma con dei colori stupendi. Mi ricordo ancora il quadro di San Pietro che getta le reti e prende un sacco di pesciolini colorati.” Disse Paola.
5 – continua

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