ROMA, 19 FEB – Superare e abbattere le barriere fisiche e culturali, promuovendo un percorso di crescita e partecipazione attiva. Questo è stato il focus del Convegno “Il ring oltre la disabilità”, incentrato sulla ParaBoxe (Pugilato e Disabilità) e organizzato presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati dalla Federazione Pugilistica Italiana, su proposta dell’Avvocato Tiziana Colamonico, insieme e con il prezioso supporto del Vice Presidente della Camera dei Deputati on. Sergio Costa.
Mi aspetto che nella prossima legge di bilancio si firmi un emendamento affinché possa esserci un finanziamento per boxe e paraboxe. Siamo stati i primi in Europa a pensare alla paraboxe e vogliamo essere anche i primi a presentarla al comitato paralimpico, abbiamo come obiettivo le Paralimpiadi del 2032.
Vogliamo sdoganare quel concetto che vuole la boxe come uno sport violento. E’ uno sport d’arte, ma su 13 milioni di persone diversamente abili in Italia solo il 9% di queste fa sport; un vulnus che dobbiamo superare.

Per me oggi rappresenta un momento importante, un incontro utile per parlare di ParaBoxe e del lavoro straordinario che sta svolgendo la Federazione.
In Italia si contano 13 mln di persone diversamente abili, di cui solo il 9% pratica sport. È un argomento che va affrontato. Il pugilato, che sta vivendo un risorgimento a livello numerico, cerca di andare incontro a tutta una fascia di popolazione vogliosa di svolgere attività sportiva per il raggiungimento del benessere psico-fisico. C’è la volontà, da parte di tutti i partiti, di fare qualcosa in più e la proposta che lancio è quella di prevedere un emendamento alla prossima legge di bilancio per finanziare la boxe e ParaBoxe, che possa impegnare anche la prossima legislatura, soprattutto avendo come obiettivo le Paralimpiadi di Brisbane 2032. La FPI è stata la prima Federazione di pugilato in Europa a pensare alla ParaBoxe, per questo ringrazio il Presidente Flavio D’Ambrosi.”
Flavio D’Ambrosi, presidente della Fpi, ha ricordato come “gli stereotipi circondano sempre il pugilato. Dimostriamo che lo sport è inclusione e integrazione aprendo il tesseramento a tutte le disabilità. Dobbiamo abbattere le barriere culturali, l’accesso completo alla pratica sportiva significa non far differenza sul tipo di utenza che entra nelle associazioni sportive”.
A raccontare la propria esperienza anche Simone Dessi, campione italiano, che ha ricordato come, in una fase depressiva “ho scoperto la Paraboxe dicendomi che come faceva stare bene me poteva fare lo stesso anche con altra gente. Ho vinto titoli, sono diventato ambassador della Fpi e ora cerchiamo di lavorare anche in scuole, ospedali e carceri portando la paraboxe in tutta Italia”, conclude.

In Italia, infatti, solo una piccola percentuale di persone diversamente abili pratica attività sportiva, nonostante il riconoscimento crescente del valore sociale e terapeutico dello sport adattato.
La paraboxe, disciplina emergente nel panorama paralimpico, rappresenta un’opportunità per ampliare l’offerta sportiva inclusiva e per valorizzare discipline tradizionalmente considerate “violente” sotto una nuova luce, come arte e strumento di empowerment.
Il riferimento alle Paralimpiadi del 2032 indica una visione strategica a lungo termine, che punta a inserire la paraboxe nel programma paralimpico e a garantire risorse adeguate per il suo sviluppo. Il coinvolgimento delle istituzioni, come evidenziato dall’intervento di Costa, è un passo fondamentale per trasformare questa prospettiva in realtà.
FONTE FPI.



