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IL PERCORSO DI MIRIANA KUNTZ: IDENTITÀ, ARTE, VISIONE…

Abbiamo incontrato Miriana Kuntz in occasione dell’uscita del suo romanzo d’esordio Black Moor ma andiamo per ordine.

Com’è iniziata la tua avventura nel mondo della scrittura?
Scrivere per me è come respirare. Un riflesso incondizionato, una necessità costante. Tutto è iniziato da bambina, all’età di 7 anni leggevo Novelle per un anno. Ideavo copioni da far interpretare alle mie bambole, riscrivevo libri esistenti sostituendo i protagonisti del libro coi nomi e le storie dei miei amici.
Poi sono arrivate le prime poesie scritte da me, le prime storie. I temi a scuola, i concorsi vinti, e poi i primi romanzi. Da lì non mi sono più fermata.

Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere l’idea di questo libro?
Questo libro è nato senza pensarci troppo in verità. Volevo semplicemente raccontare la storia di chi si sente “diverso” o meglio di chi viene spinto all’angolo, e additato come diverso. Volevo raccontare una storia che parlasse di una sindrome a cui si fa poco caso, la sindrome di Borderline. Volevo scrivere e parlare di giovani e ai giovani. All’epoca il mondo degli adulti mi sembrava così distante da quella che poi sono oggi, invece una cosa non esclude l’altra. Ed ecco che nasce Black Moor, perché ci siamo sentiti tutti almeno una volta “i pesci neri” in un acquario di pesci rossi.

Come è stata la tua adolescenza?
La mia adolescenza non è stata molto semplice. Mi sentivo il brutto anatroccolo, sia nell’aspetto che per le mie passioni. Per i ragazzi di quel tempo “scrivere” era roba da vecchi. Tutto ciò era aggravato dal mio aspetto poco consuetudinario. Portavo i pantaloni hip pop, le scarpe da ginnastica, gli orecchini punk alle orecchie, avevo l’apparecchio e i capelli ricci in un mondo dove la piastra era d’obbligo. Scrivevo e scrivevo. Ero considerata quella diversa, quella strana. Credevo in ideali che per altri erano molto lontani, poco “normali”.

Ero arrabbiata per tante cose che mi erano successe… Volevo crescere a tutti i costi, passare veloce alla fase successiva della mia vita, adesso che sono grande vorrei tanto tornare indietro. Adesso so qual è il segreto per vivere bene anche in mezzo ai lupi: fregatene.
È questo che direi alle me di quel tempo. Poi ho trovato degli amici che mi hanno capita, man mano le cose sono andate meglio.

Black Moor è un viaggio dentro le crepe dell’adolescenza e della prima età adulta… più attuale che mai considerando i pericoli, non solo della realtà ma anche quella virtuale dei socialmedia…
Nonostante sia un editore che ha trovato la sua strada dall’età di 21 anni, mi riconosco molto nella descrizione di Cloe, protagonista del tuo romanzo, che si trova in un vortice tremendo di solitudine, disagio mentale, pressione sociale… sensazioni che ho provato anch’io nell’età adolescenziale.

Che consiglio daresti ai giovani d’oggi?
Ciò che direi ai giovani di oggi è che la cosa fondamentale per essere felice è trovare la propria strada e perseguirla. Bisogna pensare al proprio benessere, alla propria vita, alle proprie passioni. Il mondo là fuori è e sarà sempre cattivo, ma in mezzo ad un bosco così oscuro, si trovano sempre delle piccole grandi luci.
Io le mie le ho trovate. Non siete soli.

Quale messaggio vuoi lasciare ai tuoi lettori?
Il messaggio principale del mio libro è che essere diversi non è sempre un male. Il mondo è bello perché è vario diceva qualcuno. La diversità è un valore aggiunto. Non c’è niente di male nell’essere “dei black moor”, bisogna solo accettarlo, e trovare le persone giuste che ci amano. I momenti tristi e di solitudine arrivano sempre, prima o poi, per tutti, basta avere il giusto antidoto per diluire la tristezza, a poco a poco, sembra quasi scomparire. Cloe, la protagonista del romanzo, non ha trovato persone che le hanno fatto da “scudo”.
Spesso basta questo a fare la differenza, un amico, un amore, un genitore.

Se fosse in tuo potere di risolvere un grande problema che affligge l’umanità, su cosa cadrebbe la tua scelta?
Credo che vorrei guarire il mondo dalla discriminazione. Non sopporto chi discrimina il diverso per razza, orientamento sessuale, religione, o semplicemente scelte differenti. A volte mi sembra di non essere in mezzo agli umani, ma in mezzo ai mostri.

Cosa diresti a chi ti ha ferita o a chi non credeva in te?
Che alla fine ce l’ho fatta. Non so dove questo libro mi porterà, ma il mio nome è in copertina. Non porto rancore per chi mi ha ferita, tanto la ruota gira, e quello che si è fatto, prima o poi torna sempre indietro.

Hai nuovi progetti nel breve e medio termine?
I miei progetti hanno tutti lo stesso comune denominatore: voglio scrivere il più possibile.
Ovviamente in concilio con la mia attività da giornalista, perché anche occuparmi dei libri degli altri mi riempie di gioia.

Che obiettivi vuoi raggiungere nel tuo campo lavorativo?
Spero che i miei libri arrivino a quante più persone possibili. Vorrei creare una community che si dà forza a vicenda.

Come avrai certamente notato le nostre interviste vogliono scavare all’interno di una persona per cercare di cogliere delle riflessioni che possono essere utili a chi ci legge. Non abbiamo ancora parlato della tua sfera privata…
Al di là del tuo lavoro, quali sono le passioni della tua vita?
Mi piace l’arte in genere, tutta: dai film, al teatro, ai dipinti, al canto. La musica è una cosa che mi ha sempre affascinato, gli altri riconoscono in me un gran talento, ma non ho mai avuto intenzione di proseguire per quella strada. Mi piacciono le lunghe camminate, mi piace il mare, leggere Emily Dickinson, e la fotografia.

C’è qualcosa che ti infastidisce in questo mondo legato alla scrittura?
Credo che gli scrittori siano un po’ schizzinosi gli uni verso gli altri. Ognuno crede di aver scritto l’opera del secolo, e che quella altrui sia carta straccia. Personalmente, trovo spesso del valore nei libri altrui, non mi sognerei mai di sentirmi migliore di un altro. Credo che sia questo il cancro del mondo editoriale.

Hai mai sognato di fare l’attrice?
Non è la prima volta che mi viene chiesta una cosa del genere. Avrò il viso da attrice? Non so, ma di sicuro la scarsa memoria e il mio essere introversa e introspettiva, non mi aiuterebbe ad una carriera prospera, quindi sarà per la prossima vita.

Un tuo pregio e un tuo difetto…
Sono profondamente altruista, testarda, determinata, buona. Difetti? Quelli appena detti possono essere anche dei difetti se estremizzati. Quindi sono croce e delizia per me.

Il tuo punto debole?
L’amore. Quando amo qualcuno, qualcosa, divento vulnerabile.

Che rapporto hai con il tuo corpo?
Amore e odio. Ci sono momenti dove mi apprezzo, dove riconosco in me alcuni pregi. Altri giorni, un po’ come capita a tutti credo, mi sento davvero uno schifo. Credo che l’amore per il proprio corpo sia una storia da coltivare di continuo, forse per tutta la vita. Non appena si molla la presa, crolla il castello.

Se potessi, cosa cambieresti?
Vorrei essere alta, slanciata. Credo cambierei solo queste due cose, ma poi smetterei di essere io.

Convivenza o matrimonio?
Credo che l’amore non si misuri né con una firma né nel posto dove si vive. Ho visto persone vivere nella stessa casa ignorarsi l’uno con l’altro, e persone invece vivere in due posti differenti amarsi con tutta l’anima. Quindi non saprei rispondere, l’importante che ci si ami, ma davvero.

Ti piacciono gli animali?
Amo moltissimo gli animali. Mi regalano tanta gioia e pace nell’anima. Ho due pesci rossi che amo tantissimo e un gattino che non è propriamente mio, ma lo considero ugualmente parte della family. Gli animali sono speciali, se vivessero al posto dell’uomo, la terra sarebbe al sicuro.

Ultimo libro letto?
Per lavoro ne leggo tanti. Ultimo libro letto scelto da me “Come un fucile carico” la vita di Emily Dickinson, autrice che amo tantissimo.

Credi alla magia e al paranormale?
Siamo fatti d’energia, oltre sangue e ossa, e quella non si estingue mai a mio avviso, neppure dopo la morte. Quindi sì.

Che rapporto hai con i social?
Utilizzo i social in maniera sana. Non mi piace passare ore ed ore a scrollare video. Hanno la giusta importanza nel giusto contesto, d’altronde il troppo storpia in ogni settore.

Dove vorresti vivere?
Se potessi andrei a vivere sulla Luna con pochissime persone. Credo che in un’altra vita sia stata casa mia. Ho un rapporto strano e viscerale con la Luna. Per il resto Napoli mi piace parecchio, ma anche Roma che ho visitato tante volte, non scherza.

Dove ti vedi fra 10 anni?
Spero di essere felice fra dieci anni, di aver raggiunto una maturità esemplare, di stare ancora accanto a chi mi rende felice. E soprattutto spero che dopo Black Moor ci siano stati tanti altri libri e che la gente li abbia apprezzati. Per il resto si vedrà.

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