Messaggio di Fede nell’Omelia del figlio Don Omar, che ha celebrato i funerali
Si erano sentiti la vigilia del Santo Natale, tutto bene. Tanti gli auguri di altri giunti ad Augusto e Maria Teresa quel giorno…non ha fatto in tempo a rispondere. La mattina di Natale, la tremenda notizia, un arresto cardiaco ferma il cervello di Augusto, il cuore batterà fino al pomeriggio dell’ultimo giorno dell’anno.
Poi… “Purtroppo è arrivata la notizia che più fa male…la scomparsa dell’Amico Augusto. Un marito, un padre e anche un grandissimo nonno. Mi terrò il ricordo delle serate passate insieme…Ciao Augusto proteggi la Tua famiglia” scrive l’amico Savino di Bolgare.
Mentre la moglie Domenica ricorda: “Una amicizia nata tati anni fa, prima come semplici colleghi di lavoro nella fabbrica “Erli Legno”, dove costruivamo mobili da giardino e articoli prima infanzia. Qualche anno dopo sua moglie Maria Teresa e io abbiamo scoperto di aspettare un bambino nello stesso periodo. Caso vuole che i due bambini, Omar e Noemi, siano nati a pochi giorni di distanza, dello stesso mese e stesso anno.
Da lì, abbiamo iniziato a frequentarci più spesso, trovandoci in occasioni più formali, come battesimi e comunioni dei figli, e in occasioni meno formali, come una semplice pizza e una chiacchierata il sabato sera, creando una bellissima e lunga amicizia”.

Augusto Caldara, è nato nel suo amato paese Grumello al Monte il 30 Agosto 1950, dove i genitori gestivano come mezzadri del terreno, con casa rurale e qualche animale. La notizia della sua scomparsa, oltre ai familiari, che per tante ore hanno condiviso con il proprio Caro gli ultimi battiti della sua vita terrena, si è diffusa velocemente a Villongo e nei paesi limitrofi, in quel tardi pomeriggio dell’ultimo dell’anno.
Quei giorni, prima dei funerali di Venerdì 3 gennaio, sono stati un continuo pellegrinaggio, presso la casa funeraria del paese, per salutare Augusto, ed esprimere condoglianze alla moglie Maria Teresa Mongodi, a figlio don Omar, alla figlia Ileana con Samuele ed i nipoti Gioele, Cristiana, Caterina, alle sorelle, parenti e amici.
Davanti alla parrocchiale due lunghe ali di Alpini, con i gagliardetti di oltre 25 Paesi del bergamasco, hanno accolto il feretro.
Così come all’interno, oltre trenta sacerdoti, amici di don Omar, conoscenti dei suoi Genitori, hanno condiviso la funzione funebre, concelebrata insieme al Vicario Generale della Diocesi. La liturgia funebre ha fatto partecipi i tanti compaesani, che hanno riempito la Chiesa di San Filastro. In molti, così come nei familiari continua l’eco della Lecion Divina, che il figlio Don Omar ha tenuto nell’omelia, durante la celebrazione dei funerali del papà.
“Abbiamo sentito e pregato nel ritornello del salmo: Sono certo di contemplare la bontà dei Signore nella terra dei viventi… Parlando insieme a tante persone che sono passata a trovare papà, sembrava di non cogliere la certezza del Salmista, nel ricordarci la bontà del Signore. In questi giorni di lutto tante le domande sono sorte: perché proprio adesso, perché proprio così, cosa faremo adesso, come sarà… parole che giungono di frequente nella vita, che in particolare nascono nei momenti quando la morte bussa alla porta di casa…”
“Le parole che l’amica di Gesù, Marta: Signore se Tu fossi stato qui, mio Marito, mio Papà, mio Fratello, non sarebbe morto. Eppure queste parole nel Vangelo non scavalcano il dolore che abbiamo, ma aiuta a viverlo….Sono stato l’unico a dire in questi giorni che ho avuto una grande grazia, immensa, immisurabile, di certo non meritata, quella di dare i Sacramenti a papà prima di morire.
Può sembrare una cosa che oggi non ha un grande conto. La misericordia di Dio ci ha dato il tempo di salutarlo, pare che Dio abbia diluito il Suo tempo della Sua volontà per concederci, insieme a papà questo momento, certo drammatico, certo doloroso…se tu fossi stato qui Signore, eppure sappiamo che il Signore è qui, anche se sembra lontano”.

“Guai, se momenti come questi diventassero motivo per perdere la fede. Guai se questi momenti diventassero l’ennesima scusa per non incominciare a credere e a pregare…La domanda che Gesù pone a tutti noi.
Credi che la volontà di Dio sia per la tua Santità, anche in momenti così dolorosi…per accrescere la fede, nel ricordo del papà, marito, fratello Augusto….Viverla nell’abbondanza, nella insufficienza, nella ricchezza, nella povertà, nella compagnia e nella solitudine. Si Signore vogliamo credere, si Signore io credo che Tu sei il Cristo, Sei il Dio vivo, colui che viene nel mondo”.
“Penso che Papà con la sua fede semplice: ghe fat il segn de cros, ghe dit el pater noster, se nat a mesa, a duttrinà; piccole cose che sono le parole eterne, che trasmettono la fede e tengono su la vita. Quando tornavo a Brembate, prima di uscire mi diceva: non correre, guarda che c’è la nebbia non correre, oggi era previsto il sole, chissà perché è venuta la nebbia… Questa volta ha corso papà, mia per andà a ca, ma per ritornare alla Casa del Padre, dove incontrerà la Santissima Trinità che grazie al conforto di quei Sacramenti che ha ricevuto, proprio per l’infallibilità di quei Sacramenti, sappiamo di avere un aiuto dal cielo, magari dal Purgatorio, dove un anima Santa prega per noi.”.
“Prima di chiudere la bara, come tradizione nei paesi più a nord di noi, insieme a disegni e il braccialetto della nipotina, anche quel disegno che lo ha accompagnato nella terapia intensiva, ho deposto la Stola della Prima Confessione… con due significati, il primo quando la Sua anima incontrando il Signore gli dirà cosa hai fatto: papà Augusto dirà: Io ho trasmesso la Fede alla mia famiglia e Ti ho dato un Figlio, ecco la prova la Stola Sacerdotale…”.
“Il secondo: perché la Stola della Prima Confessione, perché da Sacerdote inesperto, l’unico esempio è quello del padre capo famiglia, per me è stato proprio questo il capo famiglia, con la parola piena di buona bontà, a volte un po’ barbottante, ma l’ultima sua parola su tutto. Lui solo l’esempio misericordioso, ogni tanto più severo, per il nostro bene…. Un bel modo per accompagnarlo con la preghiera della mamma Maria Teresa, Ileana, nipoti, Samuele, sorelle, parenti tutti, cognati”.
“Vogliamo davvero ripetere ancora una volta “Si Signore io credo e sono qui per pregare, che possa la Madonna Santissima spalancarle le porte del Paradiso. Cosi come possa essere per ciascuno di noi. Perché questa morte improvvisa, così veloce, per nulla preannunciata sia anche per noi un promemoria di vita, tenendoci sempre, sempre, sempre in grazia di Dio. Ciao Papà”.

Un lungo corteo a piedi dalla parrocchiale è giunto al camposanto di Villongo, il Gruppo Alpini, dopo la preghiera dell’Alpino in Chiesa, con il canto, ha accolto la salma al centro del cimitero, con il saluto al commilitone: “Augusto Caldara è andato avanti: Presente”.
Poi il cappello di Alpino, ricco di medagliere – che Augusto aveva in alto sul mobile della sala – viene riconsegnato alla figlia Ileana.
Le lacrime di tanti, riscaldano la nebbia e il sole ritorna a dare l’ultimo saluto. Con la tumulazione, nel doloroso silenzio la voce della Nipotina: “Ciao Nonno”… mentre i social ripetono: “Ciao Augusto…fai Buon Viaggio…”
Marino Marini
Augusto Caldara, in più occasioni è stato presente a Mezzane di Calvisano, essendo Suocero del mezzanese Samuele, in particolare nei primi mesi di vita del nipote Gioele e per la festa dei 100 anni di Giulio Comini.


