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Il fine della poesia

Quanti, quanti poeti conta l’Italia, quante poesie è ricca la letteratura italiana. Le anime più nobili, i cuoi più sensibili ed umani hanno trovato in essa, nella poesia, il campo più adatto per profondere tutti quanti i tesori della loro intelligenza. E’ la poesia, la sintesi meravigliosa di pregi e delle virtù morali di chi in essa ha trovato rifugio! E’ il canto allegro di un mare pervaso dall’indicibile gioia, è l’urlo violento di chi è tormentato da un acuto dolore. Dai sentimenti più puri, più belli c’è la raccapricciante bellezza della natura, hanno su di noi e su tutti il potere di aiutare, di smuovere il cardine della nostra sensibilità come esse potrebbero lasciare indifferenti un poeta che ha in sé la magica virtù di esternare, di significare con i versi ciò ch’egli sente nel profondo del cuore? Ma non la natura soltanto è capace di dettare versi ad un poeta: un dolore sentito, un affetto profondo, sono il campo libero in cui spazia liberamente la propria mente, sono la sorgente inesausta e inesauribile da cui egli attinge la linfa animatrice per i suoi versi. Ma come sarebbe vano e vuoto quel verso che avesse in sé solo lo scopo di dilettare, di sollevare per un istante l’animo del lettore! No, non ha mirato solo a questo un animo di Dante, di un Parini, di un Foscolo, di un Leopardi… Ma quei versi che hanno la potenza di commuovere hanno nello stesso tempo un fine recondito. La potente musicalità dei versi danteschi hanno forse solo la possibilità di entusiasmarci, hanno forse solo la virtù di elevarsi? Non è forse nei suoi versi l’ammonimento  cordiale ad essere migliori? Non è forse l’anima dell’ardente patriota che vive in essi? Non è forse la sua invettiva il cruccio del cuore animato dai palpiti di sincero amor patrio? Il suo non è il canto selvaggio di odio, no, ma attraverso la sua poesia si legge con evidenza l’entusiasmo dell’Italiano, del vero Italiano che tutto di sé darebbe alla patria ma la sua opera è l’esempio più bello che vuol dare all’umanità, è l’esortazione più affettuosa ed accurata  a trovare nella religione, nella rettitudine, nella virtù, il vero culmine di ogni felicità. E la poesia ironica del Parini non è forse la sfera alla corrotta e superficiale nobiltà dei tempi suoi? La mia poesia è l’esaltazione del lavoro nell’ozio, è il suo sincero prezzo per la vana e vuota vita di nobili, a cui nell’agiatezza del lusso e nell’orgia è dato poter assaporare la nobile soddisfazione del lavoro. Dettata dal caldo amor patrio sgorgano dall’animo dell’Alfieri le parole più sublimi, gli accenti più tristi. Egli è il primo ha gettare il germe dell’idea del Risorgimento sugli animi degli italiani, il primo che facesse affiorare alle menti di tutti il desiderio alla libertà, alla liberazione dal giogo spagnolo. Che dire poi della meravigliosa bellezza delle poesie di Foscolo? Che dire della poetica dei Sepoleri? E’ il canto profondamente italiano, è il pianto di morte e di speranza, è l’esortazione calda, ardente sugli italiani tutti a trarre l’esempio “dall’urne dei forti”. E’ il carme austero che visse ai suoi tempi e che vive amor oggi nella sua incantevole bellezza. Ma davanti alla triste malinconia che traspare dai versi del Leopardi, noi ci sentiamo annientati e confusi; il fascino che esercita su di noi la sua poesia nutrita di pensiero è quasi simile all’incanto di una fata morgana; è l’espressione più accorata di quel mare chiuso all’amore, di quel mare attanagliato dal dolore fisico, dal dolore morale. Anche in lui palpita la patria, quell’Italia che fu il fulcro dei suoi affetti  più cari, anche in lui il compianto per un Italia che ha perduto la sua identità.
Nunzia Caggiano
Anno Scolastico 1940/1941 – Liceo Classico
I giovani d’oggi che raffronto possono fare con i poeti e la patria, che non c’è più? Solo urla, indagini a tutti i livelli e signori politici indagati!!!

Nonna Grazia

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