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I SANMARTÌ DE ‘NA ÓLTA (I TRASLOCHI DI UNA VOLTA)

L’11 novembre, San Martino, era la data di scadenza dei contratti agrari e del passaggio da un’annata agraria all’altra, perciò per i contadini coincideva spesso con il trasloco.
I lavori nei campi erano finiti e, dopo i primi freddi di inizio novembre, “Per la festa de töcc i Sancc sa tira föra mantèi e guancc” la stagione diventava per qualche giorno più mite, per la cosiddetta “estate di san Martino”.

Famosa infatti la leggenda di Martino che divise il proprio mantello con un povero infreddolito incontrato per strada. Miracolosamente la temperatura si alzò, in segno di gratitudine per il buon gesto. Per i contadini appunto coincideva con il trasloco, in teoria agevolati da giornate meno gelide, anche se in realtà capitava spesso che il freddo fosse già pungente. “L’istà de San Martì la düra tre dé e ‘n puninì; San Martì chi vé e chi va, g’hè chèi che cambia cà: per argü l’è ‘n bel laur, per i àlter l’è un dulur.“

Rimangono impresse le immagini di famiglie che caricavano i pochi mobili, le loro misere cose e gli animali sul carretto, trainato dal cavallo, per traslocare da una cascina all’altra. Non sempre il cambio era in meglio, sia come buono stato della casa, sia come paga, sia come “padrone” di lavoro. Umiltà, tanta fatica, tanto bisogno e voglia di andare avanti comunque, malgrado tutto, e non ultima tanta fede, davano la forza per accettare disagi e insicurezze.

Perciò ogni volta era un inizio a dir poco disagevole, soprattutto perché in quasi tutte le famiglie c’erano mamme provate da numerose gravidanze e con bambini piccoli da allattare o da svezzare, donne sciupate da lavori pesanti in casa e nei campi, invecchiate precocemente e anziani da accudire. Misera consolazione, la tradizione vuole che si aprissero le botti per il primo assaggio del vino nuovo, da accompagnare a castagne lessate o abbrustolite sulle braci del camino o sulla stufa a legna e la “patuna” -il castagnaccio.
Olfi Ornella

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