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HAI MANGIATO OGGI? RINGRAZIA UN AGRICOLTORE!

Hai mangiato oggi? Ringrazia un agricoltore.

Può risultare banale, magari anche un po’ stupido, ma è innegabile. La lista di prodotti alimentari è molto lunga e, inevitabilmente, ci porta al settore primario. Ampiamente bistrattato e spesso ignorato, ha addirittura visto aumentare il numero di occupati nonostante la crisi. Poco importa se si tratti di laureati che sono usciti dalla Facoltà di Agraria o da quella di Filosofia, il settore agricolo ha restituito un briciolo di speranza nel futuro.  Non che la vita dell’agricoltore sia facile, anzi. La burocrazia asfissiante giunge anche qui, soprattutto se si è alla ricerca di fondi regionali che richiedono l’assistenza di esperti. Un discorso simile si può fare per la tassazione, ombra pesante e perenne che grava sulle nostre imprese, indipendentemente dalla loro forma, struttura e dal settore scelto. Nonostante le lodi per i prodotti italiani marchiati DOC, IGP, DOP, eccetera, non si può dire che si stia facendo molto per tutelare il territorio, anzi, si continua imperterriti con una cementificazione selvaggia (e inutile), mentre qualche milione di immobili rimane vuoto e inutilizzato.

Guardiamoci intorno, poco importa la dimensione del luogo in cui viviamo, bastano pochi passi per trovare capannoni e abitazioni vuote. La sensazione è che si continui a cercare di parlare con amministrazioni sorde che continuano a considerare l’edilizia solo come nuove costruzioni. Trovo che questa definizione limiti profondamente ciò che il settore può ancora fare per il Paese. Dalle ristrutturazioni, anche in un’ottica di risparmio energetico di cui i nostri edifici hanno disperatamente bisogno, passando per la demolizione di immobili ormai irrecuperabili, che lascerebbero spazio per altri nuovi, arrivando alle opere necessarie per mettere in sicurezza il paese, arginando il dissesto idrogeologico. Questo è quanto un amministratore con un filo di buon senso vorrebbe fare. E vorrebbe che questo accadesse su tutto il territorio dello Stato, ma gli oneri di urbanizzazione fanno sempre comodo alle casse comunali, nonostante spesso sia molto discutibile l’uso che questi ne fanno. Oltre alla questione territoriale, vorrei fare un’ulteriore considerazione e riguarda gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), di cui si parla poco e male, a mio avviso. Servirebbe un po’ di sana onestà intellettuale per creare un vero dibattito costruttivo. La mia posizione in merito è più che favorevole per alcuni brevi motivi:

1- ad oggi NON esistono prove scientifiche che dicano che questi sono dannosi per la salute, anzi, confermano continuamente la sicurezza per il consumo e la coltivazione;

2- preferiamo veramente l’uso massiccio di pesticidi e insetticidi?

3-Importiamo ogni anno 4 milioni di tonnellate di soia transgenica e derivati dall’America Latina, che finiscono inevitabilmente nei nostri famosi prodotti (e chi di dovere lo sa perfettamente), ma vogliamo impedire ai nostri agricoltori di utilizzarli?

Quindi la mia domanda è più che ovvia: perché va bene importarli dall’estero, ma non si può dire lo stesso se a coltivarli sono i nostri agricoltori? Che ci piaccia o no, il cibo è un bisogno inesauribile, al punto che, secondo alcune ricerche, tra qualche decennio dovremo ricorrere agli insetti per riuscire a sfamare parte della popolazione mondiale.  Inizio quindi a credere che ci sia una profonda disinformazione, come spesso accade nel nostro Paese, il tutto contornato da una buona dose di pregiudizi e interessi particolari (dubito che alle aziende chimiche faccia piacere sapere che si potrebbe fare a meno dei loro costosi prodotti!).  In ogni caso… anche oggi abbiamo mangiato. Ringraziamo un agricoltore.

P.B.

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