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GROTTESCA COINCIDENZA

Il fatto che mi appresto a raccontare, è accaduto una decina di anni fa, è drammatico e grottesco al tempo stesso.
Appena entrato in casa, terminata la mia lunga giornata lavorativa, mia moglie mi mette al corrente che lo zio Antonio (fratello di sua mamma), è venuto a mancare; la notizia mi diede sicuramente dispiacere, ma anche un certo sollievo perché lo sfortunato zio a causa di un tumore, stava soffrendo in modo disumano.

Francamente non lo conoscevo bene, al contrario dei suoi tre figli con cui avevo chiacchierato diverse volte; naturalmente, ci cambiammo e partimmo per Verolanuova, ex paese di mia moglie prima che mi sposasse. Arrivati all’abitazione di zio Antonio, abbiamo trovato tanta gente in visita al defunto e siamo riusciti a scambiare poche parole con i familiari e salutato in modo piuttosto frettoloso la vedova ed i cugini di mia moglie, ci siamo fermati davanti la locandina funebre dove vi era riportata la data e l’ora del funerale.

Un paio di giorni dopo partiamo mezz’ora prima delle tre per essere puntuali alle 15.00 spaccate in chiesa; davanti alla Basilica di San Lorenzo in Verolanuova (dove trent’anni fa mi sono sposato), era già presente il carro funebre vuoto e lì mia moglie comincia a farsi sentire: “te l’avevo detto di partire prima, dobbiamo sempre essere gli ultimi” – e la mia battuta: “gli ultimi saranno i primi”. Servi` soltanto a farla innervosire ulteriormente. Entrati nelle monumentale, stupenda chiesa (contenente straordinari affreschi del Tiepolo), l’abbiamo trovata strapiena in ogni suo spazio.

Per motivi di forza maggiore, ci siamo dovuti sistemare in fondo alla Basilica e lì è partita la ramanzina della mia consorte: “per colpa tua non possiamo stare davanti, assieme alla zia ed ai miei cugini, inoltre lo sai che tre mesi fa sono stata operata al ginocchio e dovremo stare in piedi per tutta la funzione”. Non esagero nell’affermare che saranno state presenti un migliaio di persone, addirittura il sindaco di Verolanuova (con tanto di fascia tricolore), ha voluto prendere la parola elogiando le straordinarie qualità umane del “fratello Antonio” presidente prima della sezione AVIS, poi della Proloco, in seguito degli Alpini e per finire di un’altra associazione di cui adesso mi sfugge il nome.

Mia moglie ogni volta che nominavano lo zio Antonio, sottolineava sempre: “nessuno aveva un cuore grande come quello dello zio” – asciugandosi continuamente le lacrime. Sinceramente, le toccanti parole del sindaco seguite dall’omelia del prevosto (di una indicibile profondità umana), avevano veramente scosso l’animo di tutti i presenti.

Appena terminata la funzione funebre, quando i portantini si sono caricati la bara sulle spalle e sono passati vicino, io e mia moglie ci siamo subito accodati al feretro per stare vicino alla zia ed ai cugini, ma quando mi sono guardato attorno, ho sussurrato in un orecchio alla mia consorte: – ma chi cazzo sono questi qua? –  veramente  non li conosco neppure io, di sicuro non sono miei parenti !! – È evidente che qualcosa non quadrava, appena usciti dalla chiesa c’era un altro carro funebre che aspettava di scaricare la bara, e lì sì che abbiamo riconosciuto i cugini e la zia, allora abbiamo stretto le mani e fatto le più sentite condoglianze ai “parenti” sconosciuti, e siamo rientrati nella Basilica seguendo il feretro giusto. Cosa era accaduto?

Entrambi i defunti si chiamavano Antonio, sia il sindaco prima che il prevosto dopo, non avevano mai nominato il cognome del povero morto (altrimenti ci saremmo accorti dell’errore), inoltre avevano scambiato l’orario delle funzione spostando lo zio Antonio dalle ore 15.00 alle 16.00 e viceversa (il cambio era stato deciso perché il primo defunto sarebbe stato cremato, dovevano necessariamente rispettare certi orari), però nella concitazione di questi  tristi momenti, nessuno aveva pensato di avvisarci. Stavolta per lo meno, siamo riusciti a stare vicino ai nostri parenti, e per fortuna, il posto per sederci non mancava.

Durante la cerimonia funebre, pensavo alle lacrime versate per il defunto sconosciuto precedente, e a tutte le volte che mia moglie ha singhiozzato: “lo zio Antonio aveva un cuore straordinario”,  e non era suo zio. Stavolta in chiesa non c’era il sindaco, e nessun stendardo a rappresentare le varie sezioni di volontariato; girando la testa indietro, ho notato che c’erano  molte  persone, ma sicuramente non l’oceanica folla precedente: avvicinandomi al viso di mia moglie gli ho sussurrato: “non c’è il sindaco a fare il suo discorso?”, Mia moglie mi ha fissato negli occhi con i suoi cristalli di acqua  marina, ho sentito il sangue gelarmi, tale è  stata l’intensità del suo sguardo, da sentire i brividi, e lì sono sovvenuto: ma come mi sono permesso di fare un’osservazione simile in quel momento?

Terminata la triste cerimonia, e dopo aver salutato i parenti al cimitero, saliti in macchina ci siamo avviati verso casa e mia moglie, piano piano ha iniziato a spiegare i motivi del suo gelido sguardo: “Secondo te il valore di una persona, si misura in base agli stendardi presenti in chiesa? O alla presenza di persone più o meno “importanti”?, Conoscevo lo zio Antonio da sempre, so i sacrifici fatti per far studiare i figli e nonostante non sia mai stato benestante, quando un suo amico o conoscente aveva bisogno d’aiuto, lui era sempre il primo a farsi avanti.

Sai che i due cani che abbiamo visto nel suo cortile erano di una Signora molto anziana che non poteva più accudirli e lui li ha portati a casa adottandoli? E quando il suo vicino di casa è stato operato, mio zio si è preso cura delle sue galline, pulendole ogni giorno, raccogliendo le uova e dandogli da mangiare, perché lo zio Antonio voleva bene a tutti, persone ed animali: sono questi piccoli gesti che fanno di un mondo di merda un mondo migliore !!”.

Io me ne stetti zitto zitto ad ascoltare, limitandomi solamente a fare sì col capo, d’altronde come avrei potuto contrastare un ragionamento così alto, puro, umano. Ogni tanto ripenso a quel funerale, iniziato in modo alquanto grottesco (con tante lacrime versate per un’altra persona), ma conclusosi in un modo che mi ha fatto molto riflettere: lo zio Antonio non avrà avuto gli stendardi in chiesa, ma col suo grande cuore ha aiutato tante semplici persone, e questo vale molto di più di un discorso del sindaco.
Giordano

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