C’è chi arriva alla televisione per caso e chi, invece, la televisione l’ha sempre avuta dentro. Gloria Perin appartiene a questa seconda categoria: una donna che ha fatto della comunicazione un destino naturale, prima ancora che una professione.
Il suo percorso attraversa concorsi di bellezza, palchi, studi televisivi e una quotidianità fatta di famiglia, responsabilità e scelte lucide. Senza filtri, senza illusioni. Solo con una cosa che non ha mai perso: la verità di essere se stessa, anche quando la luce della telecamera si spegne.
Il tuo percorso nasce dal mondo dei concorsi e ti ha portata fino alla televisione: quando hai capito che la comunicazione sarebbe stata la tua strada?
«L’ho capito alle elementari. Giocavo a condurre il telegiornale, leggevo le etichette dei bagnoschiuma o delle creme fingendo di essere la conduttrice di uno spot. Era qualcosa di innato. Con le mie due migliori amiche, Silvia e Daniela, giocavamo a “Forum”, ma io dovevo sempre fare il giudice… perché aveva un ruolo televisivo più importante, almeno nella mia testa! Evidentemente quella vocazione ha solo aspettato quindici anni prima di concretizzarsi.»
Essere stata concorrente a Miss Mamma cosa ti ha lasciato, a livello umano e professionale?
«Aver vinto le tappe di Miss Mamma e arrivare in finale nazionale con un ottimo posizionamento mi ha risvegliato una sana voglia di competizione. Un’adrenalina che con gli anni tende a spegnersi nella quotidianità, ed è bello sapere che è ancora viva dentro di te. La differenza rispetto a quando ero giovane è che da adulta ho partecipato per un desiderio di mia figlia Sveva. Non dovevo arrivare da nessuna parte: volevo solo divertirmi e renderla felice.»

Oggi sei una presentatrice televisiva: qual è la parte del tuo lavoro che ti fa sentire più “a casa” davanti alle telecamere?
«Il momento in cui si accende la luce della telecamera. Non i preparativi prima, non quello che succede dopo. Mi fa sentire bene parlare di argomenti che mi piacciono e in cui credo. Ma non sempre è così: una buona conduttrice deve essere versatile, capace di trattare qualsiasi tema. Negli anni ho condotto trasmissioni di politica, economia, sociale, cabaret, bellezza, calcio, disabilità, sport. Porto sulle spalle un bagaglio ricchissimo, e ne sono fiera.»
Sei molto seguita sui social network: che tipo di responsabilità senti nel parlare ogni giorno a tante persone?
«In realtà non sono così assidua. Vado molto a periodi, d’inverno poi entro in letargo… sono un orso! Pubblico più cose di lavoro che della mia vita privata, perché la mia famiglia è riservata ed è giusto così. Mostro solo momenti di spensieratezza. Dietro i social c’è una vita reale, fatta come tutte le famiglie di alti e bassi. Momenti che vanno vissuti, non postati.»

Quando parli di bellezza, che significato ha per te? È cambiato nel tempo?
«Nel mio programma la bellezza è trattata a 360 gradi. Siamo partiti dall’estetica, dalle soluzioni per stare meglio senza ricorrere al bisturi, per poi arrivare a temi più profondi: empowerment femminile, portamento dell’anima, uso della voce, sicurezza interiore. Abbiamo parlato anche della bellezza che nasce da dentro il corpo. Il pubblico che ci segue non ha vent’anni, e a vent’anni si è belli sempre e comunque. Era giusto raccontare una bellezza più vera, più matura.»
Il concetto di “bellessere” unisce estetica ed equilibrio interiore: quali sono le tue abitudini quotidiane per stare bene con te stessa?
«Sono in una fase della vita molto frenetica, tra casa, lavoro e famiglia. Di tempo per me ce n’è pochissimo. Mi piacerebbe andare in palestra, ma continuo a non iscrivermi perché non saprei quando andarci. Una cosa però non l’ho mai persa: mi sveglio sempre un quarto d’ora prima per sistemarmi, truccarmi, farmi carina. Anche quando non vado in onda. L’ho fatto persino durante il Covid. È un atto d’amore verso me stessa e verso chi mi sta accanto. Ricordo mia madre: prima che mio padre tornasse dal lavoro si sistemava sempre un po’. L’ho sempre ammirata.»

Quanto è importante oggi per una donna accettarsi, lontano dai canoni perfetti dei social?
«Per me i social sono la rovina del mondo, soprattutto per i giovani. Insegnano a non accettarsi, mostrano canoni irreali spacciandoli per quotidianità. Mi disgusta anche parlarne. Dire “accettati così come sei” è una frase bella, ma non reale. Accettarsi non è facile, non è automatico. Nel 2026 per accettarsi con i propri difetti servono caratteri forti e strutturati. È difficile per un giovane… a volte anche per un adulto.»
C’è stato un momento in cui hai dovuto reinventarti?
«Reinventarmi no. Ho imparato a fare la mamma, e lo imparo ancora ogni giorno. Ho imparato ad aiutare mio marito nel suo lavoro, anche se diverso dal mio. Ma la mia vita ha sempre viaggiato in una direzione abbastanza lineare, senza grossi intoppi.»

Che consiglio daresti a una donna che sogna il mondo dello spettacolo ma ha paura di non sentirsi “abbastanza”?
«Dico sempre di avere un piano B. Sempre. È difficilissimo rincorrere certi sogni, ancora di più avere le opportunità. Non mollate gli studi. È bruttissimo alzarsi al mattino per andare a fare un lavoro che non ci piace. Accanto allo spettacolo deve esserci sempre qualcos’altro che ci rappresenta. Col senno di poi io avrei potuto fare la criminologa… o l’investigatrice privata. Ma la mia vocazione era un’altra.»
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CREDITS FOTOGRAFICI
Vincenzo Coglitore


