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GENERAZIONI

Ogni qualvolta mio nonno si dirigeva verso il lago di Garda, immancabilmente salivo a bordo con lui e lo accompagnavo pieno d’entusiasmo nei suoi itinerari, quando fiancheggiava la riva del lago, attraversando Desenzano, Sirmione, Salò e tutti i paesi intermedi che ne animavano la sponda.

Erano quei viaggi, spostamenti di lavoro, quando doveva rifornire la sua trattoria di olio o altri generi alimentari tipici di quei luoghi ma era anche l’occasione di passeggiare nell’entroterra da una parte e nello specchio d’acqua dall’altra, passeggiando sui pontili di fronte a quel paesaggio baciato dal sole.
Tutte immagini che scorrono nella mia infanzia come in una pellicola, un film che ha reso lieti quei giorni lontani.

Avevo forse 5 o 6 anni e osservavo insieme a quell’uomo straordinario che era mio nonno alcune ragazzine dai capelli biondi come il grano prendere la rincorsa e tuffarsi da un pontile. Entravano e uscivano senza sosta dall’acqua, ragazzine tedesche, di forse 12, 15 anni, figlie di Germania; erano l’immagine della felicità, della bellezza.


Mio nonno accanto a me, osservandole aggiunse: “E’ quasi impensabile che fino a una manciata di anni fa, dopotutto, la generazione appena prima della loro occupasse questi luoghi e fosse in conflitto con noi; ora son lì, si stanno divertendo, libere e belle, in questi stessi luoghi, ignare del passato e solo desiderose di vivere. Sembra solo ieri. Non è forse bello, meraviglioso tutto questo”?

Io non capivo, eppure la mia mente registrò le sue parole, forse intuendone l’importanza e il trasporto commosso con cui furono pronunciate. Entrarono nel mio cuore e non vi uscirono più.
Enrico Savoldi

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