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GELATERIA O LATTERIA?

Dopo aver guidato autovetture alquanto datate come la Fiat 126 Personal 4 di mio padre e successivamente la A 111 stupenda berlina, donatami da mio zio (ma poveretta, ormai in fin di vita), nel 1989, otto anni dopo aver conseguito la patente, arriva finalmente la mia prima personale auto nuova: Ford Fiesta 50, una 1100 di cilindrata a benzina, una macchina dalla maneggevolezza straordinaria, solo due punti da criticare: il primo è che i ribaltabili dei sedili anteriori si azionavano girando una rotella, ora che si andava giù completamente faceva in tempo a passarti la voglia (non sto a spiegare di quale voglia parlo), secondo punto: schiacciando il pulsantino interno della portiera potevi chiuderla senza usare la chiave, questo optional apparentemente utile, poteva risultare un boomerang perchè se le chiavi le dimenticavi inserite nel cruscotto, rimanevi chiuso fuori. Naturalmente ad uno poco distratto e la mente lucida come la mia, vuoi che non sia mai capitato?

Una calda domenica pomeriggio passo a prendere la morosa di quel tempo con la mia Fiesta color avorio e concordiamo di andare ad Ostiano dove c’era (e c’è ancora) un bel chiosco – bar gelateria ombreggiato da giganteschi alberi (quelli li hanno segati però e sostituti da novelli che stanno crescendo bene), parcheggio non molto distante dal chiosco, schiaccio il pulsantino della portiera e chiudo, ma distrattamente dimentico le chiavi nel cruscotto; le mie prime parole sono state: “porcocane, mi fai sempre parlare e così siamo rimasti chiusi fuori” – si perché noi uomini siamo dei maestri a scaricare la colpa sulle donne – “sei sempre il solito stronzo” – questa è stata la risposta della mia amica. Guardo nel portamonete e vedo la presenza di un gettone telefonico, resta solo da trovare una cabina (nel 1989 non erano ancora in uso i cellulari), sapevo dov’era situata una perchè Ostiano lo conosco molto bene, sono stato un assiduo frequentatore delle sue discoteche (purtroppo ora chiuse).

Siamo quasi arrivati al piccolo parchetto tondeggiante ornato da una bella siepe ed in semicerchio un’aiuola di colorati fiori, la cabina in centro sembrava essere abbracciata dall’ornamento floreale; percorro il piccolo sentiero di sassolini, unica via per arrivare al telefono, a cinque metri da quella specie di camerino vetrato, ci sono due panchine poste in parte alla stradina una di fronte all’altra occupate da quattro anziani (due per parte), passo loro davanti e apro le mezze porte a molla della cabina telefonica, avendo solo un gettone, ripasso mentalmente ciò che devo dire a mia mamma per non perdere tempo ed a voce sostenuta (la mia cara genitrice non ha mai avuto un buon udito), quando dall’altra parte sento pronto, parto piuttosto veloce: “mamma, ascoltami bene, ho chiuso l’auto con dentro le chiavi, prendi quelle di scorta nel cassetto del mio comodino, portale a Gianbattista e digli di consegnarmele alla gelateria di Ostiano, quella sotto le piante, hai capito tutto ?” – “Certo, dico a tuo fratello di portarti le chiavi alla latteria di Ostiano !” – “Nooo, ho detto gelateria non latteria” – “e io che ho detto, latteria !”- “Noooo, porco Giuda, gelateria non latteria, hai presente quelli che si leccano ??” – “Giordano, ma tu bevi il latte con la lingua, come i cani, ma è così che ti ho insegnato?” – “Vaccabestia, deente matt, ho detto gelateriaaaaaaaaaa !!!!!” – “Non essere maleducato con me, prima di tutto non urlare, in secondo luogo l’ho capito ancora da prima che deve venire alla latteria !” – Nooooooooo, porcocane, mammaaa, ma fa un tagliando ogni tanto, come faccio a spiegarti che è GELATERIAA !!”

– Dopo tanti ma tanti tentativi mia madre se ne usciva sempre con latteria, purtroppo la calma non è uno dei miei pregi e sentendomi urlare come un indemoniato ad un certo punto mi ha detto: “Giordano, aspetta un’attimo, esco a cercare Irene” – ma dove va che ho messo solo un gettone, tra un po’ cade la linea (fortunatamente la domenica ed i giorni festivi gli scatti erano molto lenti), finalmente arriva mia sorella e le ripeto la prima frase che avevo detto a mia madre, dopodiché: tuuuuu, fine conversazione, il gettone è stato inghiottito; il mio forte dubbio era: avrà capito? Spero di sì, Irene non ha mai avuto problemi di udito. Riaggancio la cornetta, sono stremato, rovente in faccia e col mal di gola, osservo i fiori davanti a me, attraverso i vetri della cabina, sembrava mi fissassero come a dire: quello lì l’è matt matent ! Mi giro, esco e passo in mezzo ai quattro anziani seduti in panchina che ghignavano senza ritegno, uno di loro ha alzato la mano chiedendomi: “scusa una domanda, ma è gelateria o latteria?”

E giù a ridere da scompisciarsi, avreste dovuto vedere, non un minimo di umana comprensione per la mia disavventura, e quando ho guardato la mia ragazza cercando in lei sostegno morale, si è coperta il viso con la borsetta e con l’altra mano si teneva la pancia, non riusciva nemmeno a parlare, finché dopo un po’: “Giordano, non avertene a male, le tue urla si sentivano perfino stando qua dietro le panchine, è stata una cosa talmente ironica e surreale, ma come si fare a stare seri ? Dai, andiamo a sederci sotto gli alberi della gelateria, ci prendiamo qualcosa intanto che aspettiamo portino le chiavi, così ti calmi” – mi abbracciò, già quello servì molto a riportarmi di buon umore… Mentre ci stavamo allontanando, dalla panchina degli anziani si è sentito forte e chiaro: “beata gioventù !”. Dopo un’ora e mezza che stavamo aspettando seduti sotto le piante della gelateria, non si era ancora visto nessuno dei miei familiari, avevo già mangiato 3 coppe gelato, non volevo esagerare anche perché il chiosco non ha il bagno, cominciavo fortemente a dubitare che mia sorella avesse compreso quanto detto, ci siamo alzati e dopo aver pagato il conto ho detto alla mia morosa che forse era il caso di andare in un bar per ritelefonare a casa.

Mi terrorizzava l’idea che rispondesse ancora mia mamma; mimavo la scena alla mia ragazza: “pronto chi parla ?” – “sono Giordano !” – “Quale ano ?” – Il culo di tua sorella, mamma !” Ma proprio mentre la mia morosa mi stava dicendo che non aveva mai conosciuto un deficiente come me, sullo sfondo della strada vidi arrivare l’auto di mio fratello; ho tirato un respirone di sollievo, s’era attardato perché prima di partire doveva terminare la mungitura, nel darmi le chiavi di scorta della Fiesta non dimenticò di farmi la ramanzina: “non usare mai più il pulsante della portiera per chiudere la macchina !!”. Infatti, quella fu l’ultima volta che la chiusi senza chiave, bisogna dire però che grazie al mio errore, una domenica qualsiasi si era trasformata in una giornata indimenticabile, inoltre, ripensando a mente serena a quei quattro anziani che si sbellicavano dalle risate, in fin dei conti, mi ha fatto pure piacere d’aver contribuito al loro buon umore.

Quando sono arrivato a casa e ho parlato con mia mamma, finalmente chiarendo il malinteso e spiegando la differenza tra gelateria e latteria, gli promisi che una domenica l’avrei portata al chiosco di Ostiano, sotto gli alberi a godersi oltre che l’ombra anche un’ottimo gelato (mia mamma adora i dolci); a vederla adesso ultranovantenne costretta sempre a letto, mi pento (non poco) di non aver mantenuto la promessa fatta, avremmo passato un po’ di tempo assieme, per lei un momento di svago importantissimo, al di fuori dai pressanti impegni familiari. I nostri genitori dedicano l’intera vita al nostro bene, quando possiamo cerchiamo in qualche modo a contraccambiare, però, pensiamoci in tempo.

Giordano

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