La fibrillazione striale (FA) è l’aritmia cardiaca più comune e rappresenta un’importante causa di mortalità, se non viene ben curata.
Colpisce milioni di persone nel mondo con una prevalenza in aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e dei fattori di rischio come ipertensione arteriosa, diabete mellito, obesità, malattie cardiovascolari, respiratorie e tiroidee. E’ più comune negli anziani e negli uomini; con una prevalenza complessiva dell’1-2%, dopo i 65 anni colpisce circa il 5% della popolazione mentre dopo 85 anni oltre il 15%.
In condizioni normali il ritmo cardiaco viene scandito da un gruppo di cellule situate nell’atrio destro (nodo seno-atriale) che generano un impulso elettrico ad intervalli regolari e che, trasmesso al muscolo cardiaco, ne genera la contrazione.
La frequenza cardiaca che deriva è di 60-80 battiti al minuto ed aumenta fisiologicamente con lo sforzo mentre si riduce durante il sonno.
In presenza di fibrillazione atriale il nodo seno-atriale viene sopraffatto da alcuni foci di cellule che si sostituisce al metronomo del cuore, generando contrazioni ad intervalli irregolari spesso ad elevata frequenza, talora anche particolarmente lente.
Questi impulsi caotici riducono la performance del cuore, causando alcuni tra i sintomi tipici come palpitazioni, debolezza, vertigini o svenimenti e difficoltà respiratoria.
Ad intimorire è soprattutto la formazione di trombi nel cuore stesso (coaguli di sangue) che possono migrare alle arterie del cervello causando ictus.

Per tale motivo, di fronte a sintomi sospetti, è utile eseguire una visita cardiologica con elettrocardiogramma ed un ECG-Holter 24 ore. In caso si confermi tale aritmia, va impostata un’adeguata terapia che prevede protocolli diversi in base al tempo trascorso dall’insorgenza. In ogni caso deve essere introdotto un farmaco anticoagulante che, “sciogliendo” il sangue, evita la formazione di trombi e quindi di ictus.
Se poi l’aritmia è regredita spontaneamente bisognerà identificare il farmaco migliore per lo specifico paziente, atto a prevenire le recidive.
Infine, se la fibrillazione atriale persiste ma è insorta non oltre le 48 ore, è possibile ripristinare un normale ritmo mediante un procedimento noto come “cardioversione” che consiste nel somministrare un farmaco specifico o nel “dare una piccola” scossa al paziente (sedato) che risincronizza l’attività elettrica del cuore.
In alcuni casi di recidive è possibile eseguire un piccolo intervento al cuore, tramite cateteri, atto a “bruciare” le cellule cardiache responsabili dell’aritmia.
Successivamente sarà comunque imprescindibile adottare uno stile di vita sano, con attività fisica regolare, evitando abuso di alcool e caffeina.
La fibrillazione atriale è una condizione seria che può essere adeguatamente trattata grazie a farmaci e procedure efficaci.
La diagnosi precoce mediate opportuni esami è la chiave del successo terapeutico.
Assicurativi che il vostro cuore abbia il ritmo giusto: vi aspettiamo ai Poliambulatori San Flaviano.
A cura di
Dott. Andrea Rizzi

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