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ERRORE TRISTE, SUPERFICIALE E IMPERDONABILE

Errore fatale di un tizio che viveva con la compagna, seppure una compagna di turno, vista la propria propensione per le donne, per lui non c’era altro e la sua convinzione era che un uomo non dovesse stare con una sola donna, perché non esisteva , secondo lui, una donna tanto bella o meritevole da farlo rinunciare a tutte le altre.

Teoria al quanto discutibile oltretutto, ma così la pensava lui. Ora però si trovava bene con la sua donna attuale e per la prima volta cominciava a pensare a una sorta di innamoramento, sarebbe stato un evento tale da mettere in dubbio le sue precedenti convinzioni.

E che male c’era, mi chiedevo… ma lui mi racconta di aver commesso un errore e la certezza di aver perso il nuovo amore, nuovo perché prima di lei non si era mai sentito realmente innamorato. Ma che errore hai commesso? – chiedo… E qui bisogna capire che, per quanto coinvolto, le sue modalità non potevano cambiare di colpo nemmeno con lei, non subito quantomeno… e in lui rimanevano ancora atteggiamenti e disattenzioni del passato e così gli chiesi: “ma cosa hai mai combinato per farla fuggire irrimediabilmente? – “Beh, vedi, un mese fa, il giorno che se n’è andata è accaduto che dopo aver bevuto il caffè alla mattina insieme, esserci baciati e abbracciati, girando per il tinello ho trovato sopra un armadio un paio di mutandine blu, gliele ho porte e le ho chiesto: “Queste sono tue?” – No mi risponde, quelle appartengono a una cagna!!!

Lei ha sbattuto la porta e se ne è andata. Io so anche dove abita ma non mi apre, vado il giorno dopo, le lascio dei fiori ma niente. La chiamo ma è come se fosse scomparsa. La cerco di giorno, di notte ma nulla da fare… L’ho persa, l’ho persa e piangendo mi chide: ma è stato un errore tanto imperdonabile?

Dimmi, è stato tanto imperdonabile??? Ed io sommessamente e a malincuore gli rispondo: “Lo è stato amico mio. Allora non c’è più speranza… mi dice e io aggiungo, no, non c’è più speranza, nemmeno se la seguissi in ginocchio.
Enrico Savoldi

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