Elisa Gelosi, la ricerca come forma d’arte

Per Elisa Gelosi il teatro non è semplicemente un mestiere. È un luogo di ricerca, uno spazio dove parola, corpo ed emozioni si fondono per dare vita a storie capaci di instaurare un dialogo autentico con il pubblico. Attrice, performer, autrice, modella e fotomodella, negli anni ha costruito un percorso artistico fondato sulla curiosità, sulla sperimentazione e sul desiderio di non smettere mai di imparare. Dalla formazione teatrale alle produzioni cinematografiche indipendenti, dalla scrittura alla fotografia, ogni esperienza è diventata un tassello di una crescita continua, alimentata dalla convinzione che l’arte debba raccontare la complessità dell’essere umano e lasciare un segno nello spettatore. Un cammino fatto di studio, contaminazione tra linguaggi diversi e continua voglia di mettersi in discussione, che oggi la vede impegnata tra teatro, audiovisivo e nuovi progetti creativi.

Chi è Elisa Gelosi?

Mi definisco una semplice attrice e, allo stesso tempo, un’ottima cavia da esperimento. Mi piace mettermi continuamente alla prova, sperimentare, cambiare prospettiva e uscire dalla mia zona di comfort. È proprio questa continua ricerca che alimenta il mio lavoro e mi permette di crescere ogni giorno.

Quando nasce il tuo amore per l’arte?

In realtà è sempre stato presente. Sono cresciuta circondata dalla cultura musicale e artistica, frequentando amici musicisti che mi hanno trasmesso tantissimo. A 14 anni ho iniziato a studiare canto leggero e classico, ma la vera svolta è arrivata nel 2009 con l’incontro con Gaia Dellisanti. È stata una grande artista e soprattutto una grande donna. Mi ha insegnato la dizione, la fonetica, la recitazione, l’insegnamento della dizione e anche tante lezioni di vita che porto ancora con me.

Quanto conta la formazione nel tuo percorso?

È fondamentale. Credo che il mestiere dell’attore richieda uno studio continuo. Ho dedicato anni alla recitazione, alla dizione e allo studio del personaggio, partecipando anche a laboratori specialistici e percorsi internazionali dedicati al teatro contemporaneo, alla scrittura performativa e alla pedagogia teatrale. Non penso esista un momento in cui si possa dire di aver imparato tutto: ogni esperienza aggiunge qualcosa.

C’è qualcosa che ha contribuito alla tua crescita anche al di fuori del mondo artistico?

Assolutamente sì. Devo ringraziare anche tutte le esperienze lavorative come commerciale. Possono sembrare mondi lontani, ma mi hanno insegnato il rapporto con le persone, l’ascolto e la capacità di comprendere chi ho davanti. Sono competenze che porto ogni giorno anche sul palco e davanti alla macchina da presa. Per questo credo che, fin da piccoli, sia importante avvicinarsi a qualsiasi forma d’arte: aiuta a crescere come persone ancora prima che come artisti.

Come si è sviluppata la tua carriera tra teatro e cinema?

Il teatro è arrivato prima ed è qualcosa di magico. Non parlo soltanto dello spettacolo, ma di tutto quello che c’è intorno: le prove, le serate trascorse dietro le quinte, il confronto con gli altri artisti. È un’atmosfera difficile da spiegare. Successivamente è arrivato il cinema, che mi ha conquistata con un linguaggio completamente diverso ma altrettanto affascinante. Nel corso degli anni ho preso parte a spettacoli teatrali, cortometraggi, produzioni cinematografiche indipendenti, reading, eventi culturali e progetti audiovisivi, ricoprendo non solo il ruolo di attrice, ma anche quello di autrice, narratrice e collaboratrice nella costruzione scenica.

Che tipo di artista senti di essere oggi?

Una persona che ama sperimentare. Mi affascina attraversare linguaggi differenti, contaminare il teatro con il cinema, la scrittura con la performance. Ogni esperienza ha contribuito a costruire una visione artistica in cui metto sempre al centro il racconto, l’ascolto dell’altro e la verità dell’interpretazione. Mi interessa raccontare l’essere umano nelle sue fragilità e nelle sue contraddizioni.

Ci sono artisti o autori che hanno influenzato il tuo modo di interpretare?

Sicuramente sì. Lo studio di autori come Luigi Pirandello, William Shakespeare, Alessandro Baricco, Woody Allen e Franca Valeri ha rappresentato una tappa importante del mio percorso. Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa di diverso, permettendomi di esplorare registri espressivi che vanno dal dramma alla commedia senza perdere autenticità.

Nel 2022 hai creato Officina Show. Che esperienza è stata?

È nato dal desiderio di superare i confini tra teatro e cinema. Volevo costruire uno spazio indipendente dove spettacoli, monologhi, produzioni video e percorsi creativi potessero convivere, contaminandosi a vicenda. È stato un progetto durato purtroppo soltanto due anni, ma rappresentava perfettamente il mio modo di intendere l’arte e la narrazione. Mi sono promessa che, prima o poi, tornerò a dare vita a qualcosa di simile.

Parallelamente lavori anche come modella e fotomodella. Che ruolo ha avuto la fotografia nella tua crescita?

In realtà non mi considero una modella, ma un’attrice che utilizza anche la fotografia e il video come strumenti di sperimentazione. Mi piace partecipare a progetti particolari, che abbiano anche un valore culturale. La fotografia, per me, è una recita muta: una forma di libertà. Mi ha dato tantissimo e non mi ha mai tolto nulla. Mi ha insegnato ad ascoltare il linguaggio del corpo e dell’immagine, competenze che poi ritrovo anche davanti alla macchina da presa. Continuo a buttarmi perché credo che non si debba mai smettere di provarci.

Anche la scrittura occupa uno spazio importante nella tua vita.

Sì, è parte integrante del mio percorso artistico. Scrivo monologhi, testi teatrali e poesie perché credo profondamente nel valore della parola. Nel 2014 alcune mie poesie sono state selezionate per la pubblicazione nella collana Riflessi della casa editrice “Poeti e Poesia”: è stato un riconoscimento importante, che ha rafforzato ancora di più il mio desiderio di raccontare attraverso la scrittura.

Hai mai avuto paura di metterti in gioco?

No. Tutta la mia vita è stata un continuo mettermi alla prova. Ho imparato qualcosa da ogni esperienza, anche da quelle meno positive. Sono molto autocritica e quando riguardo un mio lavoro trovo sempre qualcosa che avrei potuto fare meglio. Mi accompagna spesso una frase di Galileo Galilei: “Il sapere è infinito”. Credo che descriva perfettamente il mio modo di vivere questo mestiere. Non esistono esperienze più importanti di altre: ognuna mi ha lasciato qualcosa.

Che rapporto hai con i social network?

Io e le messaggerie siamo praticamente due mondi opposti, ma penso che i social, se utilizzati con intelligenza, siano strumenti straordinari. Possono creare contatti e opportunità che a volte nemmeno immagini. Attraverso i miei canali vorrei trasmettere un’immagine autentica, non stereotipata, leggermente dissonante rispetto agli standard. Mi piace che le persone conoscano prima Elisa come persona e poi come artista. Oggi tutto tende a essere confezionato nello stesso modo, mentre io credo che dovremmo essere meravigliosamente particolari.

Una tua frase racchiude bene questo pensiero…

Sì, è una frase che sento profondamente mia: “Cambiare personaggio quando, dove e come lo si voglia e, ogni volta, al tempo stesso essere e rimanere sempre me stessa mi affascina tantissimo.” Credo descriva perfettamente ciò che provo ogni volta che interpreto un nuovo ruolo.

Come guardi al mondo dello spettacolo?

Non mi piace giudicare nulla e nessuno. È un ambiente meravigliosamente particolare, a tratti complesso, ma forse è proprio questa complessità a renderlo così affascinante. Ogni persona ha qualcosa da insegnare e io continuo a imparare da tutti.

E nella vita di tutti i giorni chi è Elisa?

Credo che, in fondo, siamo tutti un po’ esibizionisti. Però a me piace anche stare dietro le quinte, nell’ultima fila, perché penso che ognuno meriti il proprio momento di gloria. Mi piace vestire elegante quando la situazione lo richiede, ma anche casual e comoda. E ogni tanto adoro semplicemente ascoltare il silenzio.

Nel 2025 è arrivato anche un nuovo progetto cinematografico.

Sì, ho girato un cortometraggio con una produzione indipendente della Lombardia dal quale è nato La Fantasma dell’Opera, una storia molto particolare, costruita su più livelli emotivi e interpretativi. È un progetto che rappresenta bene la mia voglia di continuare a sperimentare.

Che cosa ti auguri per il futuro?

Ci sono alcuni progetti in cantiere, ma preferisco non anticipare nulla. Tra dieci anni vorrei semplicemente continuare a vedermi felice e realizzata. Tra i progetti in costruzione che ancora non svelo, voglio ringraziare Chiara Scoccia, che è collega e grande amica, ed è la persona che mi è stata di supporto per ogni mia idea e che è sempre stata al mio fianco anche quando i progetti potevano sembrare un po’…. Folli! La reputo una persona unica e di grande valore, e si merita questo mio attestato pubblico di stima. Lei è una designer di moda, una bravissima costumista e accessoristica marchigiana con sede a Sant’Elpidio a Mare. E sono certa che insieme continueremo a fare grandi cose. D’altronde, io voglio proseguire il mio percorso tra teatro e audiovisivo, raccontando personaggi complessi e storie capaci di lasciare una traccia. Perché credo che il compito dell’arte non sia soltanto rappresentare la realtà, ma offrire nuovi strumenti per guardarla.

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