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MEZZANE DI CALVISANO (BS): DUE ANNI DOPO QUEL TREMENDO VIRUS CHE HA STRAVOLTO IL NOSTRO VIVERE

“Dove è la zia Luciana” poche parole che ti riportano alla dura realtà. Le pronuncia il nostro figlio Isaia, disabile dalla nascita, oggi trentacinque anni. Siamo a tavola per il pranzo di Natale, quel pranzo che per tantissimi anni aveva visto una ricca tavolata di persone, che zia Luciana gestiva con un felicità indescrivibile.
Non mancavano le sue lasagne, così come i tortelli casalinghi nella sera della vigilia.
Da due anni questo buon mangiare della nostra bassa bresciana, resta un ricordo.
Lei, che non ha mai dimenticato le origini venete, ci ha lasciato nel marzo del 2020, pochi giorni dopo che ci aveva salutato, assalita dal covid-19. Il tremendo virus nel giro di una settimana l’ha portava via, così come dolorosamente e tremendamente avveniva un mese dopo per il marito zio Luigi. Natale, così come la Santa Pasqua e nel compleanno di Nonno Giulio, anch’esso andato oltre nel dicembre 2018, erano i giorni più attesi e felicemente vissuti negli ultimi 40 anni. Tutto è iniziato, meglio è finito con il Natale del 2019, quando attorno alla tavolata zio Luigi prendeva il posto di capotavola, fino all’anno prima occupato da Nonno Giulio. Un bel giorno, in attesa del nuovo anno, con il desiderio di viverlo nel modo migliore.

Zia Luciana

Invece il 2020 non era l’anno che pensavamo, nonostante i 29 giorni di febbraio e quel 13 di casa loro. A fine gennaio le prime avvisaglie che arrivavano dal resto del mondo. Uno strano virus si diffondeva nella Cina, paese lontano per la nostra mente, ma troppo vicino e convivente con noi. Zia Luciana, da qualche mese era in cura per un tumore, che ormai era debellato. La sua vigoria era rimasta la solita. Lieta, sorridente, facile al chiacchierare con gli altri.
Di aspetto giovanile, una bellezza invidiabile la sua, nemmeno una ruga, nonostante i 69 anni. Comunque vestita, il corpo poneva in risalto la sua eleganza e femminilità, una bella donna non solo nel corpo, ma anche nell’anima.
Lei sapeva stupirsi anche delle piccole cose, pur vivendo la nostra semplice normalità.
Stupirsi delle cose è aprirsi agli altri, non vi era persona della nostra piccola realtà che non la stimasse, conoscendone la sua gioviale simpatia. Aveva lavorato da giovane prima di sposarsi, poi sarà la regina della casa. Un titolo nobiliare solo a parole, perché in pratica è solo un servizio, d’amore il suo, per la famiglia, oltre ai suoceri, vennero due figli oggi quarantenni sposati. Il crudele destino, interrompe la sua gioia dell’essere nonna per più anni di Mascia, Luca, e del non conosciuto Fabrizio. Non mancò il suo apporto nel volontariato nel Gruppo Missionario, nella pulizia dell’ambulatorio, la sua torta nelle feste all’Oratorio o Parrocchiali.


Era sabato 21 marzo, quando a piedi Lei ed il suo amato Luigi, hanno percorso gli scalini dall’abitazione, attraversando il giardino già fiorito che lei curava, per salire sull’ambulanza.
Alcuni dei vicini erano sulle loro porte a guardarli, nessuno pensava che fossero i loro ultimi passi insieme, dopo 47 anni di matrimonio. L’ambulanza se ne va a sirene spente, sirene ch’erano il batticuore di Luciana, ogni volta che le sentiva, rare volte in passato, ma troppo di sovente nei primi giorni del marzo 2020.
Ricoverati all’Ospedale di Montichiari, non torneranno più a casa. Lei morirà sette giorni dopo, mentre Luigi 73 anni, trasferito al Civile di Brescia in terapia intensiva, dopo quindici giorni di intenso calvario, sembra riprendersi, dopo 40 giorni il suo cuore forte si è fermato.
Un calvario il loro ed il nostro. Ogni mattina, ma anche di notte, sembrava di essere al fronte, come ci raccontava con dovizia Nonno Giulio. Ogni telefonata, una al giorno, sembrava una frecciata al nostro cuore. Poche parole dalle infermiere e dottori, troppo poco per noi, forse troppe per il personale alle prese con tanti malati nelle stesse tragiche condizioni.

In quella solitudine, lontano dai propri cari, nessuna mano da stringere, in un ambiente che appariva un campo di guerra, non è stato facile, anzi non li avrà aiutati a vivere.
Se ne sono andati, chiusi in un sacco, nudi come erano nati. Luciana teneva tanto ai suoi vestiti, ad indossare la collana e gli anelli unitamente al vestito di festa. Aveva fatto in tempo prima di partire, a preoccuparsi, amareggiata e addolorata per quelle morti solitarie, senza saluto familiare, un silenzio assordante, interrotto dal suono delle ambulanze, con funerali nascosti e frettolosi, senza parole cristiane in Chiesa. Ignara che pochi giorni dopo si è trovata in quella grande tragedia, e che in pochi giorni ne è uscita senza vita. A dispetto della dolorosa situazione, il bel tempo di quei giorni, una temperatura mite, segnava una primavera avanzata, un invito alla vita che sboccia nel verde dei prati, con fiori e le prime foglie dei gelsi. Il cielo è stellato come non mai in quelle sere, la luna quasi piena risplende nella notte, poco lontano una tenue luce di lampada illumina l’entrata del nostro camposanto, che sarà la nuova casa di Luciana e di altri mezzanesi, alcuni da poco, altri che ne raccontano gli ultimi cento anni di storia della nostra Mezzane.


Un mese dopo stessa sorte per il marito Luigi. Insieme erano approdati con l’ambulanza all’Ospedale di Montichiari quel 21 marzo. Un paio di giorni prima, essendosi abbassata la febbre, era passato a dare un’occhiata al cavallo tenuto ai Tesoli. Una piccola proprietà, una abitazione rurale degli anni trenta, con una piccola stalla e qualche piò di terra. Era servita a Papà/Nonno Giulio a crescere la famiglia, con una saggezza contadina invidiabile, scuola di parsimonia, espressione professionale-artistica del tutto fare nel costruire suppellettili agricoli e casalinghi. Luigi dopo 37 anni di lavoro, professionalmente espresso come esperto tornitore nella stessa Ditta, come hobby da pensionato ha svolto il contadino. Arrangiandosi in tutto. Ponendo in atto quanto acquisito con il tempo, come meccanico nel sistemare gli attrezzi agricoli, compreso il trattore, ogni qualvolta vi erano dei guasti.
Ci riparava i piccoli interventi in casa e nel giardino, la porta del garage, sua e nostra era opera sua. Qualche giorno prima gli avevamo detto che la nostra porta del garage, necessitava della sua assistenza, così come il termosifone del bagno… sono ancora in sospeso.
Non ha mancato di impegnarsi nel volontariato, come barista all’Oratorio, nella Festa dello stesso, nella raccolta annuale del ferro, nella festa ecologica promossa dal Comitato di Partecipazione ed altre presenze.
I Tesoli, da vari anni nei pomeriggi estivi ed invernali, era diventato ritrovo di alcuni amici pensionati mezzanesi.
Come nelle vecchie botteghe del nostri fabbri o meccanici, era luogo di chiacchiere, si parlava di tutto, affari, donne, di amori e pettegolezzi, delle stagioni della vita e di chi non c’era più. Da quel marzo non più.


Così come è rimasta chiusa la porta accanto alla nostra, che ogni giorno ci permetteva di condividere la giornata, passare momenti di serenità insieme. La loro vita si mescolava con la nostra. Come dire e far capire a Isaia, che la sua richiesta d’ogni giorno “andiamo dalla zia” non potrà più essere esaudita.
Così come avveniva quasi tutte le sere, condividendo il divano con zia Luciana.
Certo per noi credenti sono andati in cielo… ma la fede, pur forte traballa.


E’ normale farsi tante domande, e ti chiedi dove eri Signore? La preghiera di Papa Paolo VI° pronunciata ai funerali dell’On. Aldo Moro, assassinato dalle Brigare Rosse nel maggio del 1978, ti risuona:

“E chi può ascoltare il nostro lamento,
se non ancora tu,
o Dio della vita e della morte?
Tu non hai esaudito la nostra supplica
per l’incolumità….”

dei nostri cari Luciana e Luigi, persone buone, laboriose e miti, pronte a preoccuparsi per gli altri. Come continuare senza diminuire la nostra fede. Nel frattempo, da due anni, come prima, con Isaia ogni sera preghiamo:

“Grazie Gesù di questa bella giornata…”

Occorre fidarci delle scelte di Dio, anche se le sue vie, non sono le nostre. Grazie per averceli donati.
Marino Marini

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