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Delle rose e delle spine

I fiori erano tra i primi creati al terzo giorno della creazione: belli, graziosi, profumati, raffinati. Ogni fiore scelse il posto in cui crescere, qualcuno preferì soleggiati prati, qualcun altro si rifugiò nella foresta, il terzo salì sui ripidi fianchi della montagna. A qualcuno piacque il caldo sole, all’altro la freschezza dell’ombra e c’è stato chi ha messo radici nella sabbia del deserto. Ogni fiore scelse qualcosa per sè: colore, forma, fragranza. Più attenzione e amore riceve la rosa, proclamata regina dei fiori.
Ciò aumentò la sua autostima, non permise a nessuno di avvicinarla ed immagino che tutti dovettero glorificarla e venerarla. Dio decise di darle una lezione per farla tornare sulla retta via. Concesse al crudele drago con stivali di ferro di entrare nel giardino. Strisciando come nuvola nera il terribile mostro si diresse verso la rosa, la calpestò con il suo stivale pesante.
Il fiore meraviglioso aveva abbassato la testa, i suoi petali si erano sparsi per terra e provava un dolore forte, lacerante. Aveva capito allora che la bellezza non bastava, che l’orgoglio era dannoso e completamente inutile, che ci voleva prudenza e ben altro in caso di necessità. Erano rimaste a disposizione soltanto le spine. Un po’ mal volentieri la rosa acconsentì che le fossero donate e da allora tutte le rose ebbero spine.
L’orgoglio offusca il cervello, ci impedisce di vedere con chiarezza e imparzialità.
La prudenza non ci imbruttisce, al contrario, ci aiuta a sopravvivere.

Darina Naumova

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