Dalla passione per i minerali alla grande fiera di Brescia: il viaggio di Mario Ramus

Ci sono passioni che nascono quasi per caso e altre che, con il tempo, finiscono per diventare una parte importante della propria vita. Quella di Mario Ramus appartiene sicuramente alla seconda categoria. Da oltre venticinque anni la mineralogia è ricerca, curiosità, viaggi, incontri e soprattutto la voglia di capire cosa si nasconde dentro e sotto la superficie della Terra. Un percorso iniziato tra le montagne della Valle Camonica e arrivato molto lontano, dall’Australia al Nepal, seguendo la traccia di minerali, cristalli e storie da scoprire.

Ramus è oggi presidente del Gruppo Mineralogico Camuno, realtà nata da un piccolo gruppo di appassionati e cresciuta negli anni attraverso attività di ricerca, divulgazione e collaborazione scientifica. Ma la passione per i minerali ha preso nel tempo una strada ancora più ambiziosa: quella dell’organizzazione di grandi appuntamenti capaci di mettere insieme collezionisti, ricercatori, espositori, artigiani e semplici curiosi. È così che nasce e cresce il Brescia Mineral Show, arrivato alla sua terza edizione e pronto a tornare il 19 e 20 settembre al Brixia Forum.

Una manifestazione che in pochi anni ha assunto dimensioni importanti, trasformando la passione per la mineralogia in un appuntamento capace di richiamare espositori e appassionati anche da molto lontano. Ma dietro una fiera ci sono soprattutto le persone. E, nel caso di Ramus, c’è una storia che parte molto prima dei grandi padiglioni.

Mario, quando è iniziata la tua passione per la mineralogia?

È una passione che porto avanti da oltre venticinque anni. Sono un collezionista e un ricercatore e nel tempo ho avuto la possibilità di fare esperienze molto diverse, sia in Italia sia all’estero. Ho visitato Paesi come Inghilterra, Madagascar, Nepal, Sri Lanka e Australia, sempre con la curiosità di conoscere nuovi territori e soprattutto di capire dove e come si formano i minerali.

Cosa significa per te andare alla ricerca di un minerale?

Non significa semplicemente trovare una pietra. Dietro ogni campione c’è un territorio, una storia geologica e spesso anche una storia umana. La ricerca ti porta a studiare, a confrontarti con altre persone e ad adattarti a situazioni che non sono sempre semplici. È questo, probabilmente, uno degli aspetti che mi ha appassionato di più.

Qual è stata l’esperienza che ricordi con maggiore emozione?

Sicuramente l’Australia, dove sono andato alla ricerca di opali. Ho visitato Coober Pedy, una città costruita in gran parte sottoterra, e poi mi sono spinto nell’outback, a più di mille chilometri dal centro abitato più vicino. È stata un’esperienza particolare, anche per il contatto con le persone del posto. E poi c’è il Nepal. Siamo arrivati nella valle del Ganesh Himal, a oltre 5.500 metri, alla ricerca di quarzi. È stata una vera spedizione: nove giorni di cammino, un campo base da organizzare e una squadra composta anche da dodici sherpa, una guida e un cuoco. Sono esperienze che rimangono dentro perché non riguardano soltanto il minerale che stai cercando.

Quindi la mineralogia è anche una questione di incontri?

Assolutamente. Quando vai in un Paese straniero devi avere rispetto per la popolazione che ti accoglie, per le sue abitudini e per il territorio. Devi creare un rapporto di fiducia. La ricerca sul campo richiede anche capacità di adattamento: non sempre hai a disposizione ciò a cui sei abituato e devi imparare a gestire diversamente le necessità quotidiane.

E una volta trovato un minerale, cosa succede?

Molti campioni vengono analizzati. Se emerge qualcosa di particolarmente interessante, può diventare oggetto di studio e pubblicazione e successivamente entrare in una collezione. Personalmente ho raccolto più di 3.000 esemplari e possiedo anche una biblioteca molto importante dedicata alla mineralogia. Ma il valore di un campione non è soltanto estetico: può contenere informazioni importanti sul territorio nel quale è stato trovato.

A un certo punto dalla ricerca sei passato anche all’organizzazione di eventi. Com’è successo?

È stato un passaggio abbastanza naturale. Con il Gruppo Mineralogico Camuno abbiamo sempre cercato di diffondere la conoscenza della mineralogia. Il gruppo è nato con sei o sette fondatori e oggi conta una trentina di membri. Abbiamo lavorato anche sul territorio, collaborando con il Parco dell’Adamello e contribuendo a studi e pubblicazioni sui minerali della Valle Camonica. Da diversi anni organizziamo anche il Mineral Show di Edolo, che ci ha permesso di conoscere sempre meglio il mondo degli espositori e dei collezionisti. Da lì è maturata l’idea di provare a fare qualcosa di più grande.

E oggi quel progetto è diventato il Brescia Mineral Show. Cosa significa organizzare una manifestazione di queste dimensioni?

Significa innanzitutto avere una grande responsabilità. Quando passi da una mostra più piccola a una manifestazione ospitata in un grande spazio fieristico cambiano completamente le esigenze. Devi occuparti degli espositori, della logistica, degli spazi, del pubblico, della comunicazione e contemporaneamente mantenere quella qualità che gli appassionati si aspettano. Il Brescia Mineral Show è cresciuto rapidamente e oggi i numeri raccontano bene la dimensione raggiunta: 6.000 metri quadrati di esposizione, quasi 600 tavoli espositivi e circa 200 espositori provenienti da tutto il mondo. Sono numeri importanti, che naturalmente danno ancora più valenza alla manifestazione e testimoniano il lavoro che c’è dietro. Ma al di là dei numeri, quello che mi interessa è aver costruito uno spazio nel quale il mondo della mineralogia possa incontrarsi. Il Mineral Show non deve essere soltanto una grande esposizione: deve essere un’occasione per conoscere, confrontarsi, scoprire nuovi campioni e avvicinare anche chi non ha mai avuto modo di entrare in contatto con questo mondo.

Che pubblico vorresti vedere arrivare al Mineral Show?

Non soltanto gli specialisti. Quelli naturalmente sono fondamentali, ma mi piace l’idea che possa venire anche chi non conosce questo mondo. Un minerale può attirare una persona semplicemente per la sua bellezza e poi far nascere una curiosità. Da lì può iniziare un percorso. E credo che proprio la dimensione raggiunta dalla manifestazione possa aiutare in questo senso: con così tanti espositori e una presenza internazionale così ampia, anche chi arriva semplicemente per curiosità può trovare qualcosa che lo sorprenda. Per l’appassionato, invece, è un’opportunità per confrontarsi con una proposta molto ampia e con persone che condividono la stessa passione.

Dalla Valle Camonica al Brixia Forum: è anche una piccola storia di territorio?

Sì, e per me questo è un aspetto importante. Tutto è partito dalla passione e dalla voglia di conoscere meglio quello che abbiamo vicino a casa. Poi, con il tempo, sono arrivate le esperienze all’estero, le collaborazioni, gli incontri e le opportunità. Arrivare a organizzare una manifestazione di questo livello a Brescia significa dimostrare che anche partendo da una realtà territoriale si può costruire qualcosa capace di confrontarsi con un pubblico molto più ampio.

Cosa troveranno i visitatori il 19 e 20 settembre?

Troveranno una manifestazione che continua a crescere, con una presenza internazionale importante e una proposta molto ampia. Il Brixia Forum permette di avere spazi importanti e di costruire una vera esperienza intorno al mondo minerale. Ci saranno espositori, collezionisti e operatori specializzati, ma anche la possibilità di vedere da vicino pezzi particolari, conoscerne le storie e, per chi lo desidera, acquistare un campione da portare a casa. Ma il pubblico potrà trovare anche gemme e gioielli perché sono i minerali più belli che grazie all’arte di un tagliatore possono trasformarsi in qualcosa di magico. Per questo ci saranno incastonatori, mastri orafi e artigiani che con le loro idee riescono a creare un gioiello alla portata di tutti. L’idea è quella di creare un ambiente nel quale possano convivere competenza e curiosità, ricerca e passione. Perché la mineralogia può essere vissuta in tanti modi diversi: c’è chi studia i minerali, chi li raccoglie, chi li cerca sul campo e chi semplicemente rimane affascinato davanti a un cristallo.

Cosa ti aspetti da questa nuova edizione?

Mi aspetto soprattutto che il pubblico possa uscire dal Mineral Show con qualcosa in più rispetto a quando è entrato. Magari un minerale acquistato, una nuova conoscenza, una curiosità oppure semplicemente la meraviglia davanti a qualcosa che non aveva mai visto prima. Perché alla fine è questo che continua a muovere anche me dopo tanti anni: la curiosità. Ogni volta che pensi di aver visto tutto, arriva un nuovo campione, un nuovo territorio o una nuova storia a ricordarti che sotto i nostri piedi c’è ancora tantissimo da scoprire.

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